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Giulia Cecchettin, chiusa l'inchiesta su Turetta: contestate premeditazione, crudeltà e stalking. Rischia l'ergastolo

La pianificazione, quindi la premeditazione, è evidenziata, secondo Cherchi, dagli acquisti, documentati, fatti dal giovane prima dell'atto criminoso, comprese le mappe stradali,

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Giulia Cecchettin, chiusa l'inchiesta su Turetta: contestate premeditazione, crudeltà e stalking. Rischia l'ergastolo
Filippo Turetta

Filippo Turetta ha ucciso Giulia Cecchettin "con premeditazione, ferocia e crudeltà", e ora rischia l'ergastolo. È la sintesi dell'avviso di conclusione indagini comunicato dai pm ai difensori di Filippo Turetta, ex fidanzato e reo confesso dell'omicidio della ragazza, e alle parti offese. Un quadro che spalanca la prospettiva del processo in Assise per il 22enne padovano, in carcere a Verona dal 25 novembre scorso. Dopo mesi di informazioni con il contagocce, il procuratore di Venezia Bruno Cherchi ha chiamato i giornalisti per fare il punto sul procedimento penale a carico del giovane. La svolta è arrivata: la contestazione dell'aggravante della premeditazione, sulla base di "dati oggettivi" ha detto il magistrato. Una imputazione che toglie dal campo per l'indagato la possibilità di accedere al rito abbreviato e al patteggiamento.

Il processo è dietro l'angolo, eppure, formalmente, non è ancora una richiesta di rinvio a giudizio; perché se la difesa di Turretta lo vorrà, si potrà arrivare ad un passaggio dal Gup per le contro deduzioni, e un eventuale interrogatorio dell'indagato. Il tutto entro 20 giorni da oggi, ovvero dalla chiusura indagini. La strada, tuttavia, appare tracciata: il processo in Assise si terrà probabilmente dopo l'estate, in tempi brevi, come previsto per gli indagati in stato di detenzione. "Ci prepariamo al processo, dove saremo parte civile, perchè Giulia abbia finalmente giustizia" è stata la reazione dell'avvocato Stefano Tigani, difensore di Gino Cecchettin, il papà di Giulia.

Intanto si apprendono nuovi particolari sulla dinamica della morte della studentessa di Vigonovo. Giulia fu accoltellata anche all'interno dell'auto da Filippo Turetta, nei sedili posteriori, quando già si stava dissanguando, dopo che l'ex l'aveva già colpita con un fendente letale, mentre lei stava tentando di fuggire, nella zona industriale di Fossò. Le immagini della telecamera di sorveglianza posta nei pressi non mostrano il coltello; tuttavia quel colpo da dietro sarebbe stato il fendente mortale. Poi le altre, inferte nell'auto. Da qui la contestazione da parte dei pm dell'aggravante della crudeltà: Turetta, oltre a quella alla base del collo, avrebbe sferrato altre coltellate, mentre la ragazza stava morendo. I fendenti sarebbero in totale più di una ventina.

Il nuovo capo d'imputazione per Turetta si fa così più pesante: omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, crudeltà, efferatezza, sequestro di persona, porto d'armi continuato, occultamento di cadavere e stalking. Lo spazio per andare dal Gup, per i legali di Turetta, è quello "degli atti a difesa che non riguardano la procura - ha spiegato Cherchi - che ha agito per la formulazione dei capi d'accusa su dati oggettivi". I 20 giorni di tempo potrebbero essere ampliati, su richiesta dei difensori, vista la mole e complessità degli atti e delle perizie, già note comunque a Turetta, in quanto svolte con consulenza di parte.

Le contestazioni della Procura, frutto delle indagini dei Carabinieri, dell'autopsia, e dalla perizia dei Ris, cozzano con la linea di difesa tenuta da Filippo nell'interrogatorio con il pm Andrea Petroni: "ho perso la testa, mi è scattato qualcosa..." aveva detto.

Tutt'altro racconto quello fatto dal Procuratore Cherchi: Turetta "aveva pianificato nel dettaglio l'omicidio di Giulia Cecchettin, compreso l'occultamento del cadavere, e la sua fuga". "Giulia - ha ricordato il magistrato - è stata legata mani e piedi e sulla bocca, le è stato messo dello scotch". La pianificazione del femminicidio, per il capo dell'ufficio giudiziario di Venezia, è evidenziata dagli acquisti (documentati) fatti dal giovane prima del crimine, incluse le mappe stradali per la fuga fino in Germania, i percorsi trovati in internet, compreso il luogo dell'abbandono del corpo di Giulia, nei pressi del lago di Barcis, in Friuli. Per la fuga, poi, Turetta avrebbe acquistato materiale per la propria sopravvivenza. In serata ha parlato anche Gino Cecchettin, il papà di Giulia: "vorrei restarne fuori il più possibile, tenermi un po' a distanza - ha detto - Indipendentemente da come evolverà il processo, che a me non darà particolari preoccupazioni, nulla mi potrà ridare mia figlia". "Per me - ha concluso - è giunto il momento di creare valore e andare avanti su altre cose. Ricordare Giulia è il mio solo e unico obiettivo, mantenere vivo il suo ricordo. La parte di processo mi interessa poco".

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