Le trombe di Salvini e le campane di Francesco

L’eccellente e stimolante discorso del papa ai giornalisti della Stampa estera e la risposta ombrosa di Salvini rendono attuale la memoria Pier Capponi e Carlo VIII

Papa Francesco
Papa Francesco

Le trombe e le campane sono quelle che ci portiamo dietro dall’infanzia quando alle elementari ci parlavano di Pier Capponi che resiste al re Carlo VIII. Sembrano tornate di moda nella vigilia elettorale europea. Tornate d’attualità nel contenzioso di verità e giustizia ormai costante tra le politiche proposte da Salvini e la solidarietà con i poveri e gli immigrati invocata da papa Francesco. La diversità tra i due umanesimi è riemersa ieri nell’affollatissimo comizio di Salvini a Milano e nell’incontro del papa in Vaticano con la Stampa estera in Italia. Farsi memoria pubblica delle vittime e parlare con coraggio delle guerre dimenticate il mandato di Francesco ai giornalisti

L'egoismo che affascina

“Mi permetto una domanda – ha detto il papa - : chi parla oggi dei Rohingya? Chi parla oggi dei Yazidi? Sono dimenticati e continuano a soffrire. Ci aiutate a non dimenticare che chi è costretto – da calamità, guerre, terrorismo, fame e sete – a lasciare la propria terra non è un numero, ma un volto, una storia, un desiderio di felicità. Non bisogna dimenticare questo Mediterraneo che si sta trasformando in cimitero”. Altro totalmente l’obiettivo proposto dal leader leghista ai votanti. La celebre risposta di Pier Capponi al re che esigeva un esoso tributo dalla Repubblica fiorentina: “Voi suonerete le vostre trombe e noi soneremo le nostre campane”, per indicare la volontà di resistere alla prepotenza, si è rinverdita ieri a parti invertite: Salvini con l’orgogliosa riposta al papa sui morti nel Mediterraneo ha vestito i panni di Carlo VIII e il papa, esaltando la libertà di stampa che si onora con l’umiltà, virtù caratteristica dei giornalisti in cerca della verità, più nei panni di Pier Capponi. In un tempo in cui l’egoismo affascina larghe fasce di popolazioni più inclini alla sicurezza che alla democrazia e alla solidarietà, il papa – saldo dalla parte dei poveri - continua a mostrare la nobiltà d’animo alla Pier Capponi che non si lascia intimidire neppure da un politico che lo sfida addirittura sul terreno della coerenza religiosa.

 I morti nel Mediterraneo

“Con l’azione di Governo – ha detto Salvini in polemica aperta con il papa – ho dato risposte con i fatti non con parole. Lo dico anche a papa Francesco che oggi ha detto: “bisogna ridurre i morti nel Mediterraneo”. Il Governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo, con orgoglio e spirito cristiano”. Francesco in verità pensa al Mediterraneo più largo del mare italiano, che lambisce le antiche colonne d’Ercole da un lato e le sponde asiatiche a Oriente; il Mediterraneo che bagna isole lontane tra loro come Lampedusa e Lesbo ma entrambe terre che testimoniano la tragedia degli immigrati che non riescono ad attraccare ai porti italiani. Salvini rivendica con orgoglio l’azione del governo e lo spirito cristiano che a suo giudizio lo anima. Francesco ai giornalisti parla ampiamente dei benefici dell’umiltà per chi vuol fare un vero servizio alla verità anziché al potere di turno. Per Francesco lo spirito cristiano va misurato dalla disponibilità a servire i poveri, gli esclusi, gli emarginati, gli immigrati. Tutta roba che le opere di misericordia chiedono ai cristiani di praticare sempre.

Wojtyla e Ratzinger

Quanto poi all’Europa, più volte Francesco come i suoi predecessori Wojtyla e Ratzinger – citati da Salvini contrapposti a Francesco -  si è richiamato alle radici cristiane dell’Europa.  Un paradigma di base sul quale ogni politico cattolico dovrebbe misurare il tasso di cristianesimo del proprio programma. Le parole di Francesco alla Stampa estera rafforzano il protocollo deontologico della professione giornalistica considerata amica della gente e avvocata di coloro che non hanno voce. Succede che di tanto in tanto questi poveri cristi salgono all’onore delle cronache, ma chi si ricorda ancora di loro dopo l’emergenza?  “Ognuno di noi sa – ripete Francesco - quanto sia difficile e quanta umiltà richieda la ricerca della verità. L’umiltà del non sapere tutto prima è ciò che muove la ricerca. La presunzione di sapere già tutto è ciò che la blocca. In un tempo in cui molti diffondono fake news, l’umiltà ti impedisce di smerciare il cibo avariato della disinformazione e ti invita ad offrire il pane buono della verità”. E infine l’ultimo ritratto del giornalista alla Bergoglio: “Il giornalista umile è un giornalista libero. Libero dai condizionamenti. Libero dai pregiudizi, e per questo coraggioso. La libertà richiede coraggio! C’è un oceano sommerso di bene che merita di essere conosciuto e che dà forza alla nostra speranza."