[L'inchiesta] Il tribunale della Quarta mafia ha ordinato la strage. Ed ha un esercito di mille soldati

Due comuni infiltrati, 17 morti ammazzati, droga, estorsione, rapine ai portavalori. Una provincia messa a ferro e a fuoco: Cerignola, San Severo, il Gargano, Foggia. Secondo un rapporto dell’Arma dei carabinieri, sarebbero sotto i mille gli affiliati a questa mafia foggiana

[L'inchiesta] Il tribunale della Quarta mafia ha ordinato la strage. Ed ha un esercito di mille soldati

E' guerra di mafia sul Gargano, nella Capitanata, in provincia di Foggia. Guerra vera, crudele e sanguinaria, che non risparmia vittime innocenti. L’ultimo boss del clan Romito, Mario Luciano, è stato fatto fuori in un agguato in pieno giorno. Un clan potente, che per diventare vincente aveva venduto ai carabinieri il clan alleato, quello dei Libercolis, che ha reagito dando vita a una faida. È presto per individuare con certezza mandanti, movente e quindi killer dell’agguato di stamani. Gli investigatori sono orientati a inquadrare la strage nel contesto di una guerra di mafia per il controllo dell’intera provincia di Foggia. Sono le dieci di questa mattina, o poco più. La macchina si accosta. Dal finestrino spunta un fucile da caccia, e poi un kalashnikov. Il Maggiolone è fermo. Le raffiche di mitra e fucile non lasciano scampo ai due bersagli, Mario Luciano Romito, 50 anni, di Manfredonia, il vero obiettivo dell’agguato, e a suo cognato, Matteo De Palma, che gli faceva da autista.

Contadini uccisi perché testimoni dell'agguato

L’auto si trovava sulla provinciale, all’altezza della stazione di San Marco in Lamis, sul Gargano. Maledetta coincidenza. In quel momento si trovava a pochi metri dalla scena della sparatoria, un Fiorìno con a bordo due fratelli, contadini entrambi, Luigi e Aurelio Luciano. Testimoni di un terribile agguato di mafia, i due fratelli erano diventati subito due condannati a morte. Il tribunale della mafia è implacabile, non ammette deroghe per i testimoni. I due fratelli tentano la fuga a piedi. Pochi metri soltanto, e poi anche loro fulminati dai mitra e fucili da caccia del gruppo di sicari.

Otto omicidi in appena 2 mesi

E siamo a otto omicidi negli ultimi due mesi, a 17 dal primo gennaio scorso nella sola provincia di Foggia. I primi flash di agenzie di stampa, le prime notizie che cominciano a circolare nella tarda mattinata parlano della faida che vede contrapposti i Romito ai Libercolis. Gli inquirenti e gli investigatori sono incerti sulla pista da seguire. Probabilmente, il duplice omicidio diventato una strage rientra in una logica provinciale più che legata alla faida del Gargano. E ricorda, ai vecchi cronisti di giudiziaria, la strage al Circolo Bacardi, nel lontano 1986 a Foggia, quando quattro malavitosi del clan vincente in città furono massacrati da una pioggia di proiettili. Quella strage segnò l’avvento del boss Giosuè Rizzi.

Problema è sempre stato sottovalutato

Su Foggia e sulla Puglia, con la storia della “Quarta mafia”, e dunque della presenza di una mafia minore, dopo Cosa nostra, la Ndrangheta e la camorra, i riflettori sono sempre stati spenti. Se ne lamenta anche il deputato Pd Michele Bordo, che rileva una certa sottovalutazione anche da parte dello Stato («Perché sono stati cambiati contemporaneamente prefetto e questore?»). E denuncia, per esempio, che la piaga delle estorsioni è diffusa e commercianti e imprenditori sono poco reattivi. Non denuncia o e non si organizzano in Comitati Antiracket («Ne esiste solo uno a Vieste», dice).

Riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza

Domani pomeriggio il ministro dell’Interno, Marco Minniti, terrà a Foggia una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza per fare il punto della situazione, per valutare gli impegni da prendere, le risorse da investire, i rinforzi da mandare. Foggia, in realtà, è sotto osservazione speciale. Un comune sciolto per mafia, Monte Sant’Angelo (elezioni svolte recentemente e già sono riemersi i sospetti di intrecci criminali tra comune e mafia). Un altro, Mattinata, che ha visto insediarsi il 24 maggio scorso la commissione d’accesso nominata dal Prefetto, per valutare gli elamenti per sciogliere il comune per infiltrazioni mafiose. Secondo quanto trapela ufficiosamente, proprio funzionari e dirigenti del comune sarebbero imparentati con il clan Romito, che gestirebbero indirettamente anche gli impianti sportivi e avrebbero manipolato lo stesso bando di aggiudicazione delle mense scolastiche.

Una provincia messa a ferro e a fuoco

Due comuni infiltrati, 17 morti ammazzati, droga, estorsione, rapine ai portavalori. Una provincia messa a ferro e a fuoco: Cerignola, San Severo, il Gargano, Foggia. Secondo un rapporto dell’Arma dei carabinieri, sarebbero sotto i mille gli affiliati a questa mafia foggiana. Un tempo,”il professore”, Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova camorra Organizzata, sognava di colonizzare la mafia foggiana. Aveva scelto anche il nome, «La società». Sua sorella, Rosetta Cutolo, era al soggiorno obbligato a San Severo e in un albergo del Paese, Raffaele acutolo in quegli anni Settanta tenne una riunione con i malavitosi locali. Poi non se ne fece niente. Ma quella mafia foggiana continuò a crescere e a svilupparsi.

Ora possibili nuovi equilibri criminali

Un tempo, Libercolis e Romito erano alleati. Poi accadde che il clan Libercolis fu decimato dagli arresti e si scoprì - siamo alla fine del 2000 - che i Romito erano diventati i confidenti dei carabinieri. E la pax si trasformò in guerra. La guerra durò poco, i Libercolis erano in carcere e i Romito spadroneggiavano. mario, la vittima designata di stamani, non aveva avuto neppure una condanna per mafia. Era uscito dal carcere a fine luglio dopo aver scontato una lunga pena per delle rapine. Il suo clan trafficava in droga, faceva estorsioni e assalti ai portavalori. Adesso toccherà aspettare per capire se dalla strage di stamani nasceranno nuovi equilibri criminali.