Tre corpi carbonizzati e l’ombra un unico assassino: le ipotesi degli investigatori sul giallo di Torvaianica

Il ritrovamento dei cadaveri bruciati di Maria Corazza e di Domenico Raco presenta molti punti in comune con la scoperta di un altro corpo di donna trovato due settimane fa a pochi chilometri di distanza

L'auto bruciata e Maria Corazza
L'auto bruciata e Maria Corazza
TiscaliNews

Rimane avvolta dal mistero la morte dell'uomo e della donna trovati completamente carbonizzati in un'auto in fiamme a Torvaianica, sul litorale sud di Roma, come pure non è stato ancora risolto il caso del cadavere bruciato di una donna scoperto il primo giugno in una discarica a pochi chilometri di distanza.

Il mistero dei tre corpi carbonizzati

Al momento delle tre vittime non si conoscono le cause della morte che nel caso di Maria Corazza e di Domenico Raco solo l’autopsia potrà rivelare. In queste polizia e carabinieri fanno dei confronti e dei parallelismi con un altro cadavere di donna bruciato trovato in via di Trigoria ai primi di giugno, distante solo una dozzina di chilometri dal luogo del macabro ritrovamento di venerdì mattina. Affiora in queste ore anche l’ipotesi di un killer comune per i tre delitti. A far pensare a questa possibilità il fatto che in entrami i ritrovamenti i corpi erano irriconoscibili e le fiamme avevano divorato tutti gli organi. I medici legali durante l'autopsia sul cadavere di Trigoria non sono nemmeno riusciti a stabilire le cause della morte. Inoltre altri elementi comuni sono: l'assenza di tracce sulla scena del crimine che possano condurre agli assassini e la mancanza di testimoni. Nessuno, in tutti e due i casi ha visto o sentito nulla. Entrambi i crimini sono stati scoperti in zone molto isolate al riparo da occhi indiscreti.

In attesa dell’autopsia

Le ombre legate al giallo del ritrovamento a Torvaianica dei due corpi carbonizzati della quarantottenne Maria Corazza e del trentanovenne Domenico Raco, forse, verranno chiarite, dopo i risultati dell'autopsia in programma al reparto di medicina legale del Policlinico di Tor Vergata. In particolare l'esame autoptico potrà stabilire se sui cadaveri ci sono segni di violenza, se siano morti nello stesso momento e se il loro decesso è avvenuto prima che l'auto andasse a fuoco.

L’alibi dell’ex compagno

Sulla vicenda indagano i carabinieri di Pomezia che per tutto il giorno hanno ascoltato, come persona informata sui fatti, il compagno della donna scomparsa, tra gli ultimi a vederla prima di perdere le sue tracce. L'uomo ha fornito una sua versione che sarebbe stata riscontrata dagli inquirenti. Venerdì mattina con la compagna hanno lasciato la figlia a scuola e poi si sono separati. “Ho incontrato tre persone” avrebbe detto l'uomo, dipendente di una ditta di vernici. Una versione confermata dalle persone indicate. Poi dopo quei primi appuntamenti di lavoro si stava dirigendo a Frosinone per un altro impegno di lavoro quando è stato informato dell'accaduto.

Le ipotesi

Molti i punti oscuri su cui sono al lavoro i carabinieri che, in attesa dell'autopsia, non escludono né la pista del duplice omicidio né quella di un omicidio-suicidio. Già la posizione dei corpi in auto è apparsa fin da subito insolita: l'uomo al posto di guida e la donna sul sedile posteriore. Tra le ipotesi che al culmine di una lite la donna possa essere stata colpita dall'uomo che ha poi dato fuoco alla macchina o, al contrario, che siano stati raggiunti da una terza persona che si è poi allontanata. L'auto era ferma in una stradina isolata, al confine tra Torvaianica e Pomezia. La zona è scarsamente popolata, c'è solo qualche abitazione e dista circa un chilometro e mezzo dalla spiaggia.

La pista mafiosa

Gli inquirenti non hanno escluso neppure la pista mafiosa. Domenico Raco dopo aver lavorato diversi anni come guardia giurata in un istituto bancario dell'Eur era diventato pasticcere per un locale di Torvaianica. Locale che sarebbe stato al centro della guerra che i clan si combattono sul litorale e che è gestito proprio da una famiglia di calabresi che - si legge nelle carte del Tribunale di Roma - “è contigua sia a soggetti appartenenti alla ndrangheta si sia a elementi di spicco della Cosa Nostra catanese”. L'apertura di quella pasticceria sarebbe stata ostacolata dalla cosca più potente della zona, quella dei Fragalà, perché faceva concorrenza ai loro locali. Forse Raco è entrato in un giro sbagliato? E Maria Corazza potrebbe davvero essersi trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato? Ipotesi al vaglio dei carabinieri che continuano a non escludere nessuna pista.