Trasporti pubblici, viaggiatori stipati: perché non si usano i bus privati? Sono 180 i milioni inutilizzati

Sarebbe un modo per evitare il sovraffollamento e combattere il Covid, “ma – sostiene il Corriere - gli enti locali proteggono il monopolio sul territorio”. Così Saja, giovane e brillante imprenditore, è costretto a licenziare e a indebitarsi in banca.

Trasporti pubblici (Ansa)
Trasporti pubblici (Ansa)
TiscaliNews

Perché non si utilizzano i bus privati per dar manforte ai trasporti pubblici ed evitare il sovraffollamento? Per altro in un momento in cui le aziende di trasporto privato stanno chiudendo o lasciando i mezzi fermi a causa della situazione di crisi indotta dal Covid. Se lo chiede anche Federico Fubini, in un articolo di oggi sul Corriere della Sera, che parte dalla singolare storia di Saija.

Saija, 25 anni, è un giovane  intraprendente che ha vinto, con la sua idea di startup, un premio della Confindustria. In pratica “la sua azienda fa con i bus ciò che Uber fa con le auto”. Una bella idea e, soprattutto, funzionante. Il giovane imprenditore ha 6 dipendenti e, a marzo, per battere il Covid, lancia zeelo.co.it, ovvero bus privati con distanziamento, tracciamento, disinfezione e controllo temperatura. Ancora una volta scelta azzeccata. Amazon e altre aziende la stanno già usando.

Zero risposte dai comuni

Poi scrive ai comuni italiani offrendo lo stesso servizio, basato sul coinvolgimento di oltre 4mila bus privati. Può essere un modo efficace per ridurre l’affollamento, soprattutto in previsione della riapertura delle scuole. Tuttavia zero risposte. Nisba.

E lo stesso pare sia avvenuto, come racconta sul giornale Riccardo Verona, col Comitato bus turistici di cui fa parte. Insomma, molte aziende private si sarebbero fatte avanti trovando sbarrate le porte degli enti locali (regioni e comuni). Mentre i mezzi pubblici continuavano a viaggiare affollati oltre i limiti.

Trasporti pubblici (Ansa)

180 milioni inutilizzati

“In tal modo – fa notare il Corsera – 180 dei 300 milioni messi in campo dal governo per affittarli sono rimasti inutilizzati. E a migliaia i bus privati sono rimasti in garage mentre il personale andava in Cig”. Intanto il virus ha ripreso a dilagare.

Il rapporto ISS-INAIL

Eppure da tempo un rapporto di ISS e INAIL indicava che “emerge una criticità, soprattutto per le grandi aree metropolitane, relativa alla mobilità in certe ore”, evidenziando la necessità di “più bus all’ora di punta del mattino specie nelle aree di Roma, Milano, Torino, Venezia, Genova”.

Le regioni

Pare se ne sia discusso con le regioni (che hanno poteri diretti sul trasporto pubblico locale) ma si sarebbero dimostrate poco reattive sul fronte.

In Veneto – scrive il quotidiano - “una ordinanza del 26 giugno consente l’occupazione al 100% dei posti a sedere e in piedi in deroga all’obbligo di distanziamento”. Più o meno lo stesso atteggiamento della Liguria. Mentre la Lombardia, il 7 agosto, esprime “preoccupazione per l’obbligatorietà del distanziamento sui mezzi ”.

Metro (Ansa)

Il tutto in uno scenario ove lo Stato stanzia 300 milioni per accrescere i posti nel trasporto e solo 120 milioni vengono utilizzati.

Emilia Romagna e Lazio avrebbero aggiunto dei posti, rispettivamente per il 4,5% e il 2%. La Lombardia ne avrebbe aggiunto circa 3mila nei bus per il mezzo milione di studenti e lavoratori tornati in circolazione da settembre. Il veneto 8mila in più per 250mila viaggiatori. Roma avrebbe rafforzato solo 7 linee urbane.

Il "monopolio"

Secondo il Corriere, in definitiva, “il governo non riesce a scardinare la protezione stesa dagli enti locali sul monopolio delle società di trasporto pubbliche che essi stessi controllano”.

Così si continua a viaggiare stipati e il coronavirus trova le condizioni ideali per diffondersi. E il giovane Saij? Saij nel frattempo – fa sapere il giornale -  ha dovuto licenziare alcuni dipendenti e si è indebitato in banca.