[Il ritratto] Da "riccetto" tutto dialogo e affidabilità a ministro imbarazzante: Toninelli al bivio

Era il volto gentile, pragmatico e tutto educazione degli ex grillini. In poche settimane, l'esponente del M5S si è messo in un vicolo cieco. E rischia di finire sotto "tutoraggio"

Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli (M5S), fissa il plastico del Ponte Morandi in studio da Bruno Vespa
Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli (M5S), fissa il plastico del Ponte Morandi in studio da Bruno Vespa
di Cristiano Sanna   -   Facebook: @Crikkosan   Twitter: @Crikkosan

Più uno strilla contro di te più vuole qualcosa che vuoi tu. L'adagio è perfido, ma spesso pertinente alla realtà. E così quello che doveva essere il fronte di guerra in cui i grillini dovevano eccellere, spiazzare ed essere dirompenti, si sta rivelando la spiaggia della Normandia su cui fanti e generali a Cinque Stelle vengono impallinati uno dopo l'altro. Il fronte è quello della comunicazione. Il MoVimento che non è più movimento ma partito a tutti gli effetti, quello passato dal vietato andare in tv ai selfie tra le macerie del ponte Morandi nella suddetta tv, dal rigore dello streaming online al rapporto ambiguo con il piccolo schermo e i cronisti, ha il suo primo capro espiatorio: il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Voci bene informate dicono che gli sarà affidato un social media manager per capire meglio cosa scrivere e che foto postare sulle sue pagine Instagram, Facebook e affini. Nel mentre è in atto una vera metamorfosi: l'ex carabiniere ed ex assicuratore "riccetto", tutto dialogo e affidabilità, si è trasformato nel giro di un paio di mesi in ministro imbarazzante per il governo.

"Cinque anni, poi me ne torno in famiglia"

Lo aveva detto, Danilo Toninelli, mentre da esperto di riforme del M5S a capogruppo in Senato, quindi ministro e sempre all'ombra del capo politico Di Maio scalava il cursus honorum della sua esposizione politica. Si dava i cinque anni del suo mandato per fare quanto doveva e poteva, per poi tornarsene agli affari privati e alla famiglia. Ma il gradino finora più alto del suo percorso è scivolosissimo, e quel ponte che crolla a Ferragosto, trasformando in un lutto nazionale il periodo emblema della spensieratezza spiaggiarola italiana, lo ha messo sotto una pressione che gli cava dalla bocca (e dal computer, quando scrive sui social) frasi che sembrano messe assieme apposta per scatenare l'opposizione e i detrattori a tutto campo. E quindi il ministro Toninelli, super esposto in un MoVimento che si fa vedere in tv, rilascia interviste, proclama la morte di certa stampa nemica (leggi il gruppo Gedi: La Stampa, Repubblica, L'Espresso) e però non vede l'ora di fare dichiarazioni proprio a quei cronisti di cui Grillo diceva senza vergognarsene "vi mangerei solo per vomitarvi", sì, quel Toninelli comincia a inciampare e non si ferma più.

Selfie con la tragedia in mano e decreti scritti "col cuore"

Dal crollo del Ponte Morandi, lo scivolio di Danilo Toninelli somiglia a quello di chi proprio non sa stare in piedi sul campo da calcetto saponato. Nell'ordine, ormai noto: selfie con Vespa a Porta a Porta, a tutto sorriso e tenendo in mano il plastico del troncone del ponte sul Polcevera che ha ucciso nel suo crollo 43 persone e fatto centinaia di sfollati. Cinque giorni dopo ecco il selfie in famiglia, con la gente disperata, senza casa, arrabbiata che a Genova guarda quel che resta del Morandi pendergli minaccioso sopra l'abitazione. Poi le frasi sull'idea del nuovo ponte che ha il ministro, un luogo "di incontro in cui le persone si ritrovano, possono vivere, giocare, mangiare". Parchi sul ponte? Cinema? Scivoli? Ai più basterebbe che quell'orrore omicida di cemento e ferro venisse fatto sparire, e ricostruito in modo funzionale: cioè farci passare sopra auto e tir, e in modo che chi vive poco sotto non abbia gli incubi. Quindi lo sbotto, alla presenza della commissaria Ue, Violeta Bulc, contro chi critica il decreto per il futuro del Ponte Morandi: perché quel decreto "è scritto col cuore" e dunque nessuno può permettersi di obiettare. Colpo di grazia, il discorsetto sul "dossier Brennero", il valico descritto come già esistente e funzionante. Quello che "merci e imprenditori utilizzano con trasporto su gomma". Ma che non esiste, semplicemente perché è ancora in costruzione. A forza di gaffe e ingenuità, "il riccetto" è diventato "il caso Toninelli". E dire che, alla vigilia dell'impegno come ministro era stimato dal Colle, in ottimi rapporti con Giorgetti, numero due della Lega e unico uomo capace di influenzare in modo determinante la ragionevolezza di Salvini, e perfino indicato come possibile futuro presidente del Senato. 

Toninelli, Vespa e il selfie con plastico. A destra, soccorsi al lavoro tra macerie e morti sotto il crollo del Morandi