Un tesoro in gioielli e perle in un caveau della Banca d’Italia dal 46: i Savoia lo rivogliono

Gli eredi di Umberto II – scrive il Corriere della Sera – vogliono riprendersi i gioielli della Corona: 6.732 brillanti e 2 mila perle. Fissato un incontro di mediazione. Nel 2021 la richiesta di restituzione fu bocciata dai legali della Banca d’Italia

Maria Gabriella e Vittorio Emanuele di Savoia (Ansa)
Maria Gabriella e Vittorio Emanuele di Savoia (Ansa)
TiscaliNews

Il tesoro si trova in un caveau della Banca d’Italia. E' lì dal giugno 1946, da quando cioè l’Italia scelse la Repubblica e pose fine alla monarchia. Adesso però – scrive il Corriere della Sera - i Savoia vogliono riprendersi i gioielli della Corona: 6.732 brillanti e 2 mila perle, di diverse misure, montati su collier, orecchini, diademi e spille varie.

L’incontro di mediazione

Per martedì 25 gennaio pare sia fissato il primo incontro di mediazione, cui dovrebbero partecipare il legale della famiglia Savoia, Sergio Orlandi, e i rappresentanti della Banca d’Italia, della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia.

L’incontro sarebbe stato convocato dal mediatore Giovanni De Luca su istanza degli eredi Savoia, il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, eredi dell’ultimo re d’Italia, Umberto II. Qualora le parti non trovassero una soluzione – spiega il quotidiano -  i Savoia potrebbero procedere a citare lo Stato per riavere indietro i gioielli.

La precedente richiesta

Già in precedenza, nel 2021, l’avvocato Orlandi avrebbe fatto richiesta di restituzione dei preziosi ma i legali della Banca d’Italia la bocciarono.

La proprietà dei gioielli è una questione aperta. A differenza di altri beni mobili e immobili appartenuti ai Savoia, infatti, - si legge sul Corriere – i gioielli non sono mai stati confiscati come sancito dalla tredicesima disposizione finale e transitoria della Costituzione. Per cui ciò darebbe modo – secondo l’avvocato Orlandi – di poterli rivendicare.

Affidati alla Banca d'Italia

I preziosi, nei giorni successivi al referendum del 2 giugno 1946, furono affidati dal ministro della Real Casa, su incarico di Umberto II, alla Banca d’Italia. Il verbale di consegna avrebbe una formulazione vaga (“si affidano in custodia alla cassa centrale, per essere tenuti a disposizione di chi di diritto, gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette gioie di dotazione della Corona del Regno”). Il legale dei Savoia è convinto anche per questo di poter recuperare il tesoro per i suoi assistiti.

Quanto valgono?

Ma quanto valgono quei gioielli? Pare non esista una valutazione precisa, stando a quanto scrive il quotidiano di Milano: c’è chi li stimerebbe intorno ai 300 milioni di euro e chi, come Gianni Bulgari, che li visionò negli anni ’60, limita la stima a qualche milione.