Se il terremoto di Amatrice fosse avvenuto in Giappone, che differenza. Basta scuse
Tegole cadute, frammenti, bottiglie sparse sul pavimento ma niente vittime. Eppure certi sistemi antisismici li abbiamo sviluppati in Italia prima dei giapponesi
Stamattina, già prima delle 8:00, molti telegiornali nazionali hanno annunciato, fra le prime notizie (e sottotitolato), che «un violento terremoto, superficiale (con ipocentro a circa ad una decina di chilometri di profondità) si era verificato a Tottori, una Prefettura sul Mar del Giappone a circa 430 miglia ad ovest di Tokyo (a 8 km a sudest di Kurayoshi)». Sentendo ciò, ho pensato subito ad un sisma di magnitudo (M) pari ad almeno 7,5-8,0, cioè a quegli eventi tellurici che, in paesi come il Giappone, sono appunto considerati “violenti”. Invece, i suddetti telegiornali, quando hanno poi ripreso le notizie di apertura, hanno specificato che si sarebbe trattato di un terremoto di magnitudo 6,6 (si ricordi che la scala Richter, che misura la magnitudo, è logaritmica, il che significa che 1 grado in più comporta un valore di accelerazione orizzontale del sottosuolo rigido 10 volte maggiore ed un’energia sviluppata dal sisma 32 volte maggiore): devo confessare, che conoscendo assai bene il Giappone e ben sapendo come, in tale Paese, si costruisca usualmente in modo adeguato, questa specificazione sulla magnitudo attribuita al terremoto (peraltro fornita, stamattina presto, senza dettagli riguardanti gli effetti dell’evento) mi ha fatto “sorridere” (o, meglio, inveire sul pressapochismo delle informazioni divulgate da molti dei nostri media).
Anche mentre scrivo questo articolo, nel pomeriggio, la notizia che si sarebbe trattato di un terremoto “violento” permane in Internet (sebbene sia chiarito che il valore della sua magnitudo è stato “declassato” da M=6,6 a M=6,2 dall’United States Geological Survey – USGS). Ad esempio, centrometeoitaliano.it titola «Giappone, violenta scossa di terremoto sulla prefettura di Tottori: magnitudo 6.2, nessun rischio tsunami». A proposito di questa notizia, è anzitutto da notare (giusto per sottolineare il pressapochismo con il quale sono divulgate certe notizie) che l’assenza di rischio tsunami (ovverossia maremoto) è cosa abbastanza ovvia, in quanto un maremoto consistente è usualmente innescato direttamente da movimenti del terreno solo in caso terremoti di magnitudo molto più violenta (cioè generalmente superiori a M=8,0) che si verifichino nell’oceano a profondità consistenti od in vicinanza delle coste, ovvero, per terremoti di magnitudo inferiore, da notevoli frane sottomarine (come accade in Italia, con tutta probabilità, nel 1908, in occasione del terremoto di Messina e Reggio Calabria, e, ancor prima, nel 1693, durante quello della Val Di Noto, ambedue di magnitudo superiore a 7,0) o da crolli in mare di grandi porzioni di isole (si ricordi, nel 2002, il temuto crollo di una porzione consistente dell’isola di Stromboli, dopo quello dell'edificio vulcanico della Sciara del Fuoco, che aveva creato un'onda anomala, con interessamento di tutto l'arcipelago delle Isole Eolie).
Soprattutto, però, è da notare che sia il sito Internet suddetto che altri media sottolineano come, a seguito del terremoto in Giappone di oggi, non si abbia «nessuna notizia di vittime o danni». Nel sito centrometeoitaliano.it, infatti, leggo: «Dalle prime notizie frammentarie che arrivano dall’Asia al momento non ci sono vittime, ma solo qualche danno alle strutture. Alcune immagini televisive hanno mostrato i danni sparsi: tegole cadute, frammenti di parete di una fabbrica di birra, bottiglie di vino e prodotti alimentari sparsi su un pavimento di negozio. L’emittente pubblica giapponese NHK ha riferito, inoltre, che una donna è stata portata in ospedale mentre cucinava in un ristorante per le bruciature da olio bollente. Il terremoto ha causato blackout temporanei a circa 32.000 case».
Che differenza rispetto a quanto accadde nell’area di Amatrice la notte del 24 agosto! E dire che l’evento di Amatrice fu di magnitudo inferiore (M=6,0), almeno secondo i dati ufficiali italiani (ma, comunque, non superiore), ed altrettanto superficiale: può darsi che i terreni su cui sorgono gli edifici giapponesi siano migliori di quelli italiani (e quindi amplifichino meno il movimento del sottosuolo rigido), ma ciò che è, certamente, e di molto, migliore è la qualità delle costruzioni (che in Giappone sono assai meno vulnerabili delle nostre, pur prescindendo da quelle nostre monumentali, che, però, spesso, non sono più vulnerabili delle altre tantissime, nostre, che sono invece semplicemente vecchie ed insicure).
Concludo notando che, al termine del suo scritto, centrometeoitaliano.it, inserisce un video che mostra «gli attimi esatti della scossa all’interno di un appartamento», notando che si tratterebbe di «una vera e propria lezione di ingegneria antisismica che permette ai palazzi di oscillare durante questi forti terremoti, come fossero di gomma ….». Basta scuse, per favore! I sistemi antisismici mostrati nel video li abbiamo sviluppati (ed anche applicati), in Italia, già prima dei giapponesi (anche se poi siamo rimasti alquanto indietro nella loro utilizzazione): anche noi sappiamo proteggerci adeguatamente, anche con questi sistemi, basta che vogliamo farlo (spendendo magari un po’ per la nostra sicurezza)! Se non lo facciamo, neppure dopo i terremoti dell’Abruzzo del 2009, dell’Emilia del 2012 e del Centro Italia dello scorso 24 agosto, siamo onesti e smettiamo di compatirci.



















