Il colpo di scena dei dati sui tumori infantili nella Terra dei Fuochi è inutile. Contate i morti

Nuovi numeri positivi e nessuna emergenza secondo De Luca. Ma quanto sono affidabili? La devastazione ambientale è evidente

Il colpo di scena dei dati sui tumori infantili nella Terra dei Fuochi è inutile. Contate i morti

Dunque la Terra dei fuochi, quel terribile perimetro tra Napoli e Caserta devastato dall’inquinamento da rifiuti, sarebbe una invenzione mediatica. “Lanciamo messaggi di serenità ai cittadini e facciamo meno gossip, possiamo dire che siamo nella media nazionale e sui tassi di mortalità abbiamo dati incoraggianti”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Come a dire, state tranquilli, la situazione non è poi così drammatica. Viene tutto ingigantito.

I dati

A dare questa opportunità al governatore campano sono i dati del Registro tumori infantili, presentati in pompa magna. Cosa dicono questi numeri? Che l’incidenza oncologica infantile in Campania è in linea con quella nazionale. Bambini e adolescenti campani si ammalato tanto quanto quelli di altre regioni. Questo dimostrerebbe che non esiste una emergenza salute legata al territorio regionale.

Quello che non viene detto

Ma ci sono molti non detti, probabilmente funzionali alla propaganda. Intanto la Regione Campania è vasta mentre il perimetro del saccheggio ambientale è più ristretto. Perché la lettura dei dati sia attendibile rispetto alla correlazione salute/inquinamento si devono scorporare le notizie provenienti dai 50 comuni tra Napoli e Caserta, dove si è concentrato il saccheggio e quindi tirare le somme. 

Altre ricerche

In passato qualcuno lo ha fatto. Alcuni studi, resi noti, dall’Istituto nazionale di Sanità e dal Pausylipon, lo scorso anno, notavano una incidenza maggiore dei ricoveri dei minori provenienti da alcune zone. E altre ricerche di comitati territoriali e associazioni riportano numeri allarmanti sulla comparsa dei tumori infantili in alcune zone rispetto ad altre.

Un balletto triste

Il balletto sulle cifre e sui numeri, in verità, appare del tutto inutile. I toni trionfalistici di chi governa e quelli catastrofisti di chi è all’opposizione, con i rispettivi corredi di giornalisti embedded, serve a ben poco. Intanto perché le cifre sono tutte parziali. Una vera indagine epidemiologica sul territorio della Terra dei fuochi non è possibile. Fino a pochi anni fa non esisteva un Registro dei tumori. Fino al Duemila, erano rarissime le informazioni sanitarie digitali. Non esistono archivi completi che vadano abbastanza all’indietro nel tempo. Tutte le notizie sono recenti e parziali e ognuna di queste, organizzate secondo la propria tesi, possono portare da una parte o dalla parte opposta. 

Nessi complicati

Poi appare difficile anche dimostrare il nesso tra le patologie e le forme di inquinamento. In che modo quest’ultimo, infatti, incide sullo stato di salute? Come fa insorgere i tumori? Con l’aria, quindi con la respirazione, o con cibo/acqua, quindi con l’ingestione? E, in entrambi in casi, come si fa a perimetrare una zona? L’aria si sposta, si mescola, si confonde, salta di luogo in luogo, la respirano solo i residenti? E cibo e acqua viaggiano, arrivano ovunque: come li misuri i dati sulla base delle malattie insorte?

Il saccheggio evidente

Il punto vero, quindi, non è in questo sterile, triste, balletto tra numeri della serenità e numeri del dramma, a seconda di come conviene. Ma la realtà evidente, incontrovertibile, di un saccheggio del territorio che nessuno può negare e che ha trasformato la Campania felix in una terra devastata. 

La perduta Campania felix

Tra Napoli e Caserta, nei secoli fioriva la vita. Era la terra più fertile del mondo conosciuto. Era la dimora dei re. Qui, tra Cuma e Capua, venivano a dimorare gli imperatori. Esplodevano i frutti dell’estate. Si mangiavano pesche, albicocche, prugne come fossero medicinali salva vita. Scipione edificò una villa. Plinio si incantava di bellezza. Era il paradiso dei guerrieri, al riposo dallebattaglie. Poi è diventato inferno.

Cemento e veleni

Un saccheggio edilizio cominciato negli anni sessanta e durato almeno un ventennio, con case abusive e piani regolatori speculativi, con una popolazione che si è moltiplicata per cento, un dissesto idrogeologico da manuali di allarme, con una esplosione di quartieri senza servizi, senza fogne, che hanno scaricato nei fiumi e nei mari, di dormitori senza identità, con il saccheggio della terra fertile trasformato in guadagno facile. E poi i rifiuti: centinaia di discariche, tra legali e illegali, e decine di siti con rifiuti tossici interrati. Poi i roghi di spazzatura industriale dell’economia illegale, e perfino il deposito di rifiuti industriali stoccati dalle fabbriche del nord. 

Lacrime di coccodrillo

Una malefica commistione di affari, camorra e politica, a cui non è stato estraneo il tessuto sociale: ci hanno guadagnato le imprese, i corrotti ma anche molte persone comuni. Ognuno ha messo la sua pietra, ognuno ha costruito il suo piccolo profitto. Sulla casa, sulla palazzina, sul terreno ceduto agli speculatori. Guadagni facili senza lo sguardo sul domani. Un suicidio collettivo e territoriale, su cui molti, oggi, versano lacrime di coccodrillo. Dati o non dati, la campagna bella e ricca, mangiata dal cemento e avvelenata dai rifiuti, è una realtà che si coglie a vista, camminando. 

Era paradiso, oggi è inferno. Non c'è bisogno di contare i morti per dirlo.