Allerta per le terapie intensive: dalla Lombardia alla Sardegna ecco le 10 regioni ad alto rischio

I dati del ministero della Salute e Iss: i reparti vicini al superamento della soglia limite del 30% di posti per i malati Covid. Arcuri: "Le regioni non hanno attivato 1.600 posti". I medici invocano un "autolockdown"

Allerta per le terapie intensive: dalla Lombardia alla Sardegna ecco le 10 regioni ad alto rischio
TiscaliNews

Sono dieci le Regioni con un rischio definito "alto" per la tenuta delle terapie intensive: si tratta dell'Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Valle d'Aosta. Secondo il Monitoraggio del ministero della Salute e Iss hanno una probabilità di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese, da alta a massima. Le regioni segnalate con il livello piu' alto di rischio per questo parametro sono la Lombardia, la Liguria.

Arcuri: "Le regioni non hanno attivato 1.600 posti"

Le Regioni finiscono nel mirino del commissario per l'Emergenza, Domenico Arcuri. "In questi mesi alle Regioni abbiamo inviato 3.059 ventilatori polmonari per le terapie intensive, 1.429 per le subintensive - ha detto Arcuri -. Prima del Covid-19 le terapie intensive erano 5.179 e ora ne risultano attive 6.628 ma, in base ai dispositivi forniti, dovevamo averne altre 1.600 che sono già nelle disponibilità delle singole regioni ma non sono ancora attive. Chiederei alle regioni di attivarle". "Abbiamo altri 1.500 ventilatori disponibili, ma prima di distribuirli vorremmo vedere attivati i 1.600 posti letto di terapia intensiva per cui abbiamo già inviato i ventilatori", ha aggiunto il commissario per l'Emergenza.

Gli anestesisti: "Terapie intensive a rischio in tutte le regioni"

E' ancora più grave però il quadro delineato dal presidente nazionale dell' Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani-emergenza area critica), Alessandro Vergallo. Ad oggi "in dieci Regioni la tenuta delle terapie intensive è particolarmente a rischio, poichè ci si sta avvicinando alla soglia massima fissata dal ministero della Salute del 30% di posti dedicati a malati Covid occupati; tuttavia, ci troviamo in una situazione di allerta in tutte le Regioni perchè si rischia, nel breve termine, una saturazione dei posti Covid se il trend dei contagi non si modificherà". Nelle Terapie intensive, avverte, "la pressione sta crescendo e iniziamo a vivere la paura che si possa tornare alla situazione drammatica della prima fase epidemica".

I medici di base ai cittadini: "Serve un autolockdown"

"E' giunto il momento che i cittadini considerino la necessità di un autolockdown per limitare al massimo il rischio di contagio a fronte dei numeri in preoccupante crescita". E' l'appello lanciato alla popolazione da Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg). Ovviamente, chiarisce all'ANSA, "vanno preservate le attività lavorative ma tutto il resto, ciò che non è cioè necessario, in questo momento deve essere sacrificato in nome della salute pubblica".