Dal teatro alle scuole: spiegare la tragedia del Vajont per capire i disastri di oggi. La sfida di un ingegnere

Dal racconto dei fatti di 56 anni fa, una serie di incontri negli istituti superiori per ragionare sulle conseguenze del dissesto idrogeologico

di An. Loi

Erano le 22.39 del 9 ottobre del 1963. Molti dormivano o si apprestavano a farlo quando sulla valle del Piave si abbattè un'onda alta nove metri che, sovrastando la diga del Vajont, rase al suolo il paese di Longarone e le frazioni Pirago, Faè, Villanova, Rivalta. Piccoli centri, duemila vite spazzate via a pochi chilometri dalla città di Belluno: tutto precipita in un attimo. Il disastro più grave dell'ultimo secolo con chiare responsabilità umane. La diga non riuscì a contenere un'onda di 250 metri, pari a 50 milioni di metri cubi di acqua, provocata da una frana di 260 milioni di metri cubi di rocce staccatasi dal monte Toc. Un evento che l'Italia non deve dimenticare, soprattutto oggi che la storia sembra non aver insegnato nulla: il crollo del ponte Morandi a Genova o la tragedia di Rigopiano, solo per citarne alcuni fatti recenti che nella loro assurdità molto hanno colpito l'opinione pubblica. Cecità umana che si sostituisce a razionalità e responsabilità, ogni volta come se il passato non sapesse più dare insegnamenti. 

Per questo parlare del disastro del Vajont a 56 anni di distanza è quanto meno urgente. E farlo nelle scuole con i ragazzi che oggi hanno meno di 18 anni è importante. Quella di Alberto Rubinato, ingegnere civile idraulico, originario di quelle terre, in particolare di Agordo in provincia di Belluno, è una necessità interiore più che una sfida: girare le scuole della Sardegna e di altre Regioni (ma sono previsti anche incontri all'estero ndr) con un progetto dal titolo "Il racconto del Vajont - Percorsi di memoria e didattica", per capire l'attualità dei disastri idrogeologici attraverso la conoscenza della storia. 

Dal teatro alle scuole

Partendo dal celebre dramma di Marco Paolini, dal titolo Vajont, un monologo teatrale ancora vivo nella memoria di molti per la sua capacità di creare un legame emotivo forte con i fatti tragici di quel lontano 1963 - e che Rubinato definisce "un potente vaccino contro future scelte sbagliate e comportamenti scorretti" - si passa alle scuole. 

E il passo può essere breve. Il progetto di Rubinato prende in prestito il testo di Paolini e lo infarcisce non solo di immagini video dell'epoca e di nuove testimonianze, ma introduce "un dibattito partecipativo per comprendere meglio le cause di natura idrogeologica", che hanno portato alla tragedia del Vajont, e "caricare di un significato importante per una approfondita comprensione di quello che è accaduto". Ragionamenti concreti, ingegneristici, finalizzati a capire cosa si poteva e si doveva fare per evitare la catastrofe. 

Ieri come oggi. "Cosa pensare delle recenti intercettazioni telefoniche riguardanti la conoscenza di criticità importanti nel comportamento dell’ormai conosciuto Boeing 737-max? Cosa pensare dell’'ammorbidimento' di alcune verifiche tecniche sui Viadotti Italiani, avvenuti anche dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova?", sono le domande che Rubinato pone agli studenti per cercare risposte imparando dai disastri passati. Oltre il rischio dell'oblio, dunque, in cui a volte anche gli eventi importanti cadono, c'è l'assunto che "la Storia è la nostra memoria civile. Ma solo comprendendola, essa ci rende consapevoli".