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La lettera-testamento dell'ingegnere sui veleni che inquinano la Basilicata: "Eni sapeva"

Si tinge di nero la vicenda degli sversamenti di greggio all'interno del Centro Oli di Viggiano, in Basilicata. I pm di Potenza acquisiscono nel fascicolo d'inchiesta il manoscritto di Gianluca Griffa, ex responsabile degli impianti morto nel 2013 in circostanze misteriose. Parla il cronista de La Nuova del Sud che ha visto il documento integrale

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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Nero come il colore del greggio fuoriuscito a lungo dai serbatoi del Cova, il Centro oli dell'Eni di Viggiano, in provincia di Potenza. Nero, come i contorni misteriosi del suicidio di Gianluca Griffa, l'ingegnere trentottenne ex responsabile dello stabilimento lucano, scomparso e poi ritrovato impiccato nell’estate del 2013 nei boschi vicino alla sua casa di Montà d’Alba, in provincia di Cuneo. Una vicenda quasi dimenticata e riportata alla luce nei giorni scorsi dai due quotidiani La Nuova del Sud e Quotidiano del Sud, dopo che la Procura di Potenza ha deciso di acquisire agli atti dell'inchiesta sui "veleni" del Cova la lunga lettera-testamento in cui Griffa denunciava la presunta inerzia dell'azienda rispetto ad alcune criticità gestionali da lui stesso segnalate. Abbiamo rintracciato telefonicamente Fabrizio di Vito, giornalista de La Nuova, che per primo ha riacceso i riflettori sul caso pubblicando sulla sua testata alcune anticipazioni. Gli chiediamo anzitutto se la Procura conosceva già il contenuto di questa lettera. "In realtà ne è venuta a conoscenza solo pochi mesi fa, in quanto Griffa avrebbe dovuto essere sentito nell’ambito di un indagine epidemiologica disposta  dai magistrati proprio per valutare le conseguenze delle attività del Centro Oli sulla salute dei lavoratori. Solo quando si sono accorti che Griffa in realtà era morto sono venuti a galla i particolari della vicenda ed è stata decisa l’acquisizione della lettera"

Ma andiamo per ordine. prima di morire, l'ingegnere piemontese aveva scritto una lunga lettera- "quasi una perizia tecnica, piena di dettagli", spiega Di Vito- indirizzata ai Carabinieri di Viggiano e agli ispettori del Mise, in cui denunciava che le prime fuoriuscite di greggio dal Centro Oli sarebbero avvenute sin dal 2012, ma "per ordini superiori"  sarebbero state "nascoste", al fine di non fermare la produzione. Un particolare scottante, perchè dimostrerebbe che l'Eni era a conoscenza, già cinque anni fa, dei problemi di tenuta dei serbatoi venuti alla luce solo a gennaio di quest'anno, quando un affioramento casuale nelle vasche del depuratore del Consorzio industriale ha portato alla scoperta di almeno 400 tonnellate di greggio colate nel terreno tra l’impianto e la falda acquifera sottostante. A maggio poi Eni aveva quantificato ufficialmente le perdite, a fronte della chiusura precauzionale dello stabilimento e dell'annunciato piano di ispezioni da parte del dicastero dell'Ambiente insieme all'Arpa Basilicata. I responsabili dello stabilimento, però, come già riportato nel corso della vicenda da Tiscali News, avevano circoscritto le perdite al periodo che va da agosto a novembre 2016.

La lettera di Griffa, spiega il cronista de La Nuova del Sud, apre ora nuovi inquietanti scenari. Nel manoscritto sarebbero stati elencati tutti i problemi di sicurezza del Centro Oli, riguardanti sia la tenuta dei serbatoi che le "perdite di processo" nel in una delle due linee di trattamento del gas. Griffa avrebbe anche descritto il clima di conflittualità venutosi a creare coi suoi superiori in seguito alle sue segnalazioni, fino alla rimozione dall'incarico e alla convocazione nel quartier generale di Milano, il 22 luglio 2013. Quattro giorni dopo, Griffa faceva perdere le sue tracce, per poi essere ritrovato impiccato nei pressi della sua abitazione nel cuneese.

Un clima di tensione crescente, fino alla sospensione dall'incarico

Come detto, il memoriale di Griffa è stato acquisito nei giorni scorsi dai pm della Procura di Potenza che lo ha integrato nel fascicolo dell’inchiesta, tuttora aperta, sulle attività di Eni in Val d’Agri. Nella lettera, Griffa motiverebbe il suo gesto estremo come conseguente ai "vari tentativi falliti di far convergere l’azienda a più miti consigli" sulla gestione dell’impianto di Viggiano, che secondo l' ex responsabile avrebbe dovuto avviare con urgenza una serie di verifiche sulla sicurezza riducendo, se non fermando del tutto, le varie linee di produzione. Griffa aveva notato livelli eccessivi di corrosione dei serbatoi, ma anche la dispersione di sostanze pericolose utilizzate in una delle due linee di trattamento del gas estratto assieme al greggio, che sarebbero tornate in circolo senza possibilità di eliminarle e smaltirle regolarmente. Quest'ultimo elemento troverebbe riscontro nella presenza di sostanze non conformi tra i reflui inviati in parte al pozzo Costa Molina 2, nel comune di Montemurro, da cui è partita l'inchiesta dei pm di Potenza su un presunto traffico illecito di rifiuti tra altri dirigenti della compagnia e i responsabili degli impianti di smaltimento. Più di recente, segnalano i media locali, lo stesso problema ha portato alla sospensione, da parte della Regione, dell’autorizzazione alla reiniezione, in attesa di chiarimenti da parte della società.

Griffa viveva ormai nel timore che "nel caso fosse emesso il problema all'esterno", sarebbe stato considerato l'unico responsabile. In pratica, il capro espiatorio della situazione. In un passaggio della lettera, ricostruisce i dettagli di un primo incontro avvenuto in Val d’Agri a febbraio del 2013, alla presenza dei dirigenti locali della compagnia e di altri inviati dalla sede centrale, in cui il suo tentativo di "portare allo scoperto" le  criticità sarebbe stato fermato senza complimenti. In quell'occasione, anzi, gli sarebbe stato fatto intendere che la priorità era semmai aumentare la produzione, non certo rallentarla, con l'idea che "una volta entrata in funzione la seconda linea di trattamento del gas i problemi si sarebbero risolti da soli". Per nulla convinto da quella riunione, Griffa racconta di essere riuscito ad imporre, "in due o tre occasioni" la riduzione della portata dell’impianto all’insaputa dei suoi capi. Salvo poi scoprire, a suo dire, che appena girava le spalle venivano ripristinate le vecchie impostazioni. Griffa, in un clima di tensione ormai aperta con l'azienda, si sente dire che le sue preoccupazioni mettevano solo "ansia nel sistema". Da quel momento in poi vengono prese nei suoi confronti misure sempre più pesanti: dalle ferie forzate alla rimozione dell'incarico, fino ad una non meglio precisata "missione all'estero" e all'annunciata convocazione finale nella sede Eni di Milano, quel fatidico 22 luglio. Il racconto di Griffa si interrompe prima di quell'incontro, che il giovane ingegnere considerava comunque un'occasione per ribadire le sue perplessità sulla situazione di Viggiano. Da quel momento in poi, il buio. Dal quartier generale del Cane a sei zampe, trapela "sorpresa" per una vicenda umanamente delicata ma che a livello "operativo" era stata, a dire dell'azienda, già ampiamente chiarita nel 2013, nell'immediatezza dei fatti. “In realtà non è proprio così", spiega Di Vito, "perché tutti i problemi di cui parla Griffa nel 2013 sono venuti poi a galla 2 anni dopo con l’inchiesta della Procura sul presunto traffico illecito di rifiuti che ha portato a processo sia Eni che i responsabili del Cova di Viggiano per vicende che sono iniziate subito dopo la rimozione di Griffa. C’è poi il filone sugli sversamenti, ancora in corso: anche lì i racconti di Griffa troverebbero riscontro con la realtà”.

La denuncia di Griffa si ferma alla data del 22 luglio quando annuncia la sua convocazione a Milano. Poi non si sa più nulla. “Si, nella lettera  annuncia ma non dà conto di questo incontro", prosegue Di Vito.  "Quattro giorni dopo, l'ingegnere scompare. E’ il 26 luglio 2013. Verrà poi ritrovata la sua macchina alle pendici di una zona boschiva. Qui c’è un particolare inquietante: la scena del ritrovamento è stata alterata, perché durante il secondo giorno di ricerche, in un punto diverso rispetto a quello dove è poi avvenuto il ritrovamento, i carabinieri trovano una corda appesa ad un albero ed un borsello contenente il cellulare e le sigarette del giovane ingegnere. Gli stessi carabinieri affermano con certezza che erano già passati in quel punto nelle ore precedenti, non nontando niente di strano”.

La richiesta dei Cinquestelle: "Ora una commissione d'inchiesta sul Cova"

"Un suicidio strano molto strano, di quelli che subito fanno pensare ad uno dei tanti misteri di questa nostra Italia", attacca il consigliere regionale del M5S, Gianni Leggieri, che ora chiede si faccia luce su una "vicenda drammatica e sconcertante", in un quadro "che getta ombre sempre più lunghe sulla gestione politico-amministrativa della vicenda petrolio nella nostra Regione e soprattutto desta non pochi legittimi sospetti sull’operato di questi anni di Eni". Leggieri chiede, insieme all'intervento della magistratura, anche l'apertura di una commissione speciale d'inchiesta  che con l’ausilio di esperti indaghi a 360 gradi sulle vicende del Cova e in generale sulla storia degli ultimi 20 anni di estrazioni petrolifere nella nostra Regione".

La replica di Eni

"In questi giorni si torna su una vicenda drammatica, riguardante un giovane collega Eni che nel 2013 si tolse la vita. Un episodio molto triste - prima di tutto per i familiari e poi per la nostra azienda - che oggi viene messo in relazione con gli interventi di manutenzione del Centro Olio di Viggiano. Eni ribadisce quanto già dichiarato in merito alla questione dei serbatoi: nel Centro Olio sono sempre stati effettuati i necessari controlli e le verifiche ispettive già prima del 2012. Tutti gli interventi, non solo quelli sui serbatoi, sono stati gestiti sulla base delle evidenze tecniche e operative emerse nel corso degli anni. La documentazione degli interventi è stata da tempo presentata a tutti gli organi interessati, con i quali Eni collabora come sempre in maniera piena. Eni ha sempre condotto le proprie attività alla luce del sole, operando con totale trasparenza, e condividendo tutte le informazioni sulle attività, regolarmente autorizzate, in Val d’Agri".

Paola Pintusdi Paola Pintus   

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