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In Italia 11 stupri al giorno, più di un milione di donne colpite: nel 2017 denunciati 1534 italiani e 904 stranieri

Secondo i dati di Istat e Viminale il problema è serio e potrebbe risultare più grave tenendo conto del sommerso: molti casi infatti non vengono denunciati, soprattutto quelli che avvengono in famiglia o ai danni di donne straniere

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
Stupro, un reato odioso
Stupro, un reato odioso

Lo stupro è un reato odioso, su questo c’è poco da dire, e in Italia sembra avere una rilevanza preoccupante, basterebbe pensare solo alla cronaca degli ultimi mesi. Va chiarito inoltre che il fenomeno ha probabilmente dimensioni più ampie di quelle emerse in superficie. L’Istat ha infatti evidenziato una cosa allarmante: solo il 7 per cento degli stupri viene denunciato, gran parte di essi viene taciuto. Molte vittime hanno paura e in molti casi il fatto si verifica in famiglia. Molte violenze avvengono per opera del partner o comunque di una persona conosciuta e questo è fenomeno che resta in gran parte sommerso – spiega su Repubblica il sociologo Marzio Barbagli – Ancora meno si sa degli stupri di immigrati a danno di donne loro connazionali”.

Ma anche stando all’ufficialità dei dati c’è da preoccuparsi. Parliamo di circa 11 stupri al giorno, come mette in risalto il quotidiano romano, più di 4mila ogni anno, di oltre un milione di donne destinate a portarsi dietro per sempre le ferite (non necessariamente fisiche) di qualche violenza.

I dati

Basta considerare i dati forniti dal Viminale per rendersene conto. Si apprende per esempio che nel primo semestre del 2017 nel nostro Paese sono avvenute 2.333 violenze carnali, a fronte delle 2.345 dello stesso periodo 2016, un calo inconsistente. Le persone arrestate o semplicemente denunciate nei primi sette mesi di quest’anno sarebbero state 2.438. Tra questi 1.534 italiani e 904 stranieri. Un dato che molti media hanno messo in rilievo quasi a significare che, in definitiva, i nostri connazionali sono peggio degli altri.

Qualche settimana fa, Demoskopica, ha diffuso un dossier incentrato sui dati del periodo 2010-2014 da cui emerge come il “39 per cento delle violenze sessuali sia stato compiuto da stranieri e il 61 per cento da italiani”. Stando a questo studio la poco encomiabile classifica stilata in base alle denunce presentate vedrebbe in testa i nostri connazionali, seguiti nell'ordine da romeni, albanesi e marocchini”.

L'incidenza percentuale degli stranieri

C’è tuttavia una cosa importante da considerare: l’incidenza percentuale dei dati. Ovvero i 1.534 casi di “italiani” denunciati andrebbero rapportati al numero di cittadini presenti sul territorio (60 milioni circa gli italiani). Considerato che secondo le ultime stime gli stranieri presenti in Italia sono 5 milioni (residenti) più un altro milione di irregolari, la percentuale di essi che ha subito denunce risulta ben superiore a quella degli italiani. E questo è  un dato che - obiettivamente - deve far riflettere se si vuol trovare una reale soluzione al problema.

Anche se la presidente del Telefono Rosa, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, sottolinea sul Corriere della Sera come “più che fare una differenza di cittadinanza, dobbiamo preoccuparci, visto che sta passando un messaggio tremendo di impunità. Gli stupri in Italia sono all’ordine del giorno”. E coinvolgono donne italiane e straniere, in quasi tutte le regioni italiane, con in testa la Lombardia e il Lazio.

Il quadro comunque lo si guardi è allarmante.

L’Istat nel suo ultimo rapporto denuncia che in Italia gli abusi di carattere sessuale sono un numero impressionante. Il 21 per cento delle donne (4,5 milioni) sarebbe stata costretta a compiere atti sessuali e 1 milione e mezzo avrebbe subito una violenza di qualche tipo. Sarebbero cioè 653mila le donne vittime di stupro, e 746mila quelle che hanno subito un tentativo.

Violenze in famiglia

Ma i dati dell’istituto di statistica parlano anche di abusi nell’ambito familiare. Il 37,6% tra mogli o compagne avrebbe riportato ferite o lesioni, il 21,8% soffrirebbe di dolori ricorrenti. Allucinante quanto si scopre guardando alle motivazioni delle reazioni dei partner. Doloroso constatare che nel 7,5% dei casi la violenza scatta dopo la scoperta di una gravidanza non gradita.

La vessazione psicologica

La violenza inoltre non sempre o necessariamente è di carattere fisico, la vessazione psicologica riguarderebbe ben 4 donne su 10. Una realtà che secondo gli esperti sfocia spesso in gravi “forme di svalorizzazione, limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico”. La prevaricazione non fisica, “l’abuso verbale” come gli psicologi la definiscono, riguarderebbe – stando ai dati del ministero dell’Interno - il 40,4 per cento dell'universo femminile, e molte donne mostrerebbero gravi danni al corretto sviluppo della personalità.

Reati in calo, stupri stabili

Per quanto riguarda i delitti in generale i dati del Viminale parlano di un calo, con una diminuzione percentuale del 12 per cento. I reati denunciati risultavano 1.463.156 da gennaio a luglio del 2016, mentre nello stesso periodo del 2017 sarebbero stati ("solo") 1.286.862. Gli omicidi, in particolare, avrebbero subito un calo dell’15,1 per cento e le rapine dell’11,3 per cento. I furti sarebbero passati da 783.692 a 702.989 (-10,3 per cento).

Gli stupri invece sarebbero sempre lì, fermi nella loro posizione e poco conta che l’Istat ne evidenzi una riduzione dello 0,5 per cento. Il problema esiste. Insomma siamo di fronte a un reato che preoccupa e impone probabilmente interventi più efficaci sia in termini legislativi che giudiziari e culturali. Che chiama in causa il ruolo della scuola, dei mezzi di informazione e di tutti coloro che hanno a che fare con l'educazione degli italiani, degli immigrati e soprattutto dei giovani. Non per nulla chi si macchia di questo delitto è spesso un minorenne. “Nel 2015 – evidenzia Fiorenza Sarzanini sul Corriere - il ministero della Giustizia aveva in carico 532 ragazzi condannati per stupro e 270 per stupro di gruppo”. In pratica ogni 4 casi di violenza sessuale consumata entro i confini nazionali, almeno uno coinvolge un minorenne. Ed anche questo dovrebbe far riflettere.

Ignazio Dessìdi I. Dessì   

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