[L’intervista] La strage di Genova, il contratto d’oro ai Benetton e la rabbia di Toninelli: “L’autostrada svenduta per un piatto di lenticchie”

Dialogo con il ministro alle Infrastrutture che dopo la tragedia dei 43 morti per il crollo del ponte Morandi ha avviato l’iter per la revoca della concessione autostradale al gruppo della famiglia Benetton: “E’ un contratto capestro che prevede tariffe autostradali stratosferiche, pochi investimenti e caos sui controlli per la sicurezza. I colpevoli? La convenzione unica voluta da Prodi e la privatizzazione imposta dal centrosinistra. Ma Berlusconi ha avallato tutto”

Il ministro Toninelli
Il ministro Toninelli
di Giuseppe Caporale, direttore di TiscaliNews

 

C’è un groviglio che lega la tragedia del ponte Morandi e lo scandalo del contratto d’oro per concessione autostradale affidata ai Benetton dal 1999 ad oggi. Una matassa che vale la pena ancora una volta tentare di sciogliere. E un interlocutore privilegiato in questa ricerca - e in questa inchiesta a puntate di TiscaliNews - non può che essere l’attuale ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, esponente di spicco del Movimento Cinque Stelle, che dal giorno del dramma di Genova ha annunciato l’intenzione di revocare la concessione ad “Autostrade per l’Italia”. Ora che sono passate due settimane dal disastro e che la società “Autostrade per l’Italia” ha reso noto il contratto - fino a quel momento segretato - per la gestione del 50 per cento della rete autostradale italiana tutto inizia a essere più chiaro.

Ministro, com’è nato questo ormai famoso contratto d’oro tra lo Stato e Autostrade per l’Italia? Chi possiamo considerarne il fautore?

“Siamo di fronte a un perfetto scandalo bipartisan, una vergogna consumata a mio avviso alle spalle dello Stato e dei cittadini. Mi riferisco all’atto più importante: alla “Convenzione unica” del 2007 (che ha sostituito gli accordi già in essere dal 1999 ndr) siglata dal secondo governo Prodi e blindata subito dopo normativamente da Berlusconi nel 2008. Guardi, purtroppo si tratta del solito sistema dei vecchi partiti”. 

Come TiscaliNews stiamo documentando e raccontando una serie di anomalie.  Secondo lei qual è l’aspetto più grave di questo contratto?

“Secondo me, una delle anomalie peggiori sta nel ginepraio regolatorio che genera confusione di ruoli sulle verifiche di sicurezza. Ma per fortuna il Codice della strada addebita chiaramente la responsabilità sostanziale al concessionario”.

Come avvenne questa privatizzazione?

“Beh, andatelo a chiedere ai governi di centrosinistra di fine anni Novanta. Chiedetelo ad esempio a Massimo D’Alema, secondo cui fu giusto svendere i gioielli di Stato ai soliti "prenditori" per un piatto di lenticchie”.

Perché questo accordo genera alla società Autostrade per l’Italia degli utili così alti? Dipende dal tipo di contratto o dall’effettivo valore della rete?

“Basta guardare i cosiddetti parametri K e X della convenzione, che hanno giustificato i clamorosi aumenti delle tariffe a fronte di investimenti calanti. D'altronde i privati hanno gestito un monopolio naturale senza vera concorrenza e senza rischi di impresa”. 

Che carte avete trovato dentro il ministero e in Anas che spiegano quanto avvenuto?

“Quello che posso dirle è che abbiamo finalmente fatto piena trasparenza non solo sulle convenzioni, ma anche su tutti gli allegati tecnici e sul piano finanziario che contiene le correlazioni matematiche capestro di cui le parlavo”.

Avete avuto contatti con l’amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci?

No, nessun tipo di contatto. 

Che spiegazione ha offerto “Autostrade per l’Italia” di quanto successo per il crollo del ponte Morandi?

“Sto ancora aspettando di ascoltarne una plausibile. Ricordo che nell'immediatezza del dopo crollo, per loro non c'era alcuna anomalia nella struttura del ponte. Eppure già si sapeva che eravamo di fronte ad un'ecatombe”.

A quanto ci risulta, il contratto prevede una serie di norme che pongono limiti importanti in tema di rescissione.  

“Dopo quello che è successo a Genova, i giganteschi danni morali, materiali e persino l'allarme sociale procurato, mi sembra che ci siano profili pesantissimi di inadempienza da parte del concessionario”.

A dicembre ci sarà una sentenza per la strage di un altro viadotto, un disastro avvenuto nel 2013 in Irpinia con 43 morti. Per quanto l’è dato sapere, il ministero e Anas avviarono mai istruttorie o verifiche?

“Guardi, posso solo risponderle che ci auguriamo che la sentenza sulla strage di Acqualonga arrivi presto e serva a far chiarezza non solo su quella specifica vicenda, ma anche sulle responsabilità in tema dei guardrail non a norma. E su questo fronte come governo punteremo a fare ciò che non è mai stato finora fatto: rivedere la normativa che prevede l’obbligo di sostituzione dei guardrail solo in caso di lavori importanti sull’asse stradale; aggiornare la normativa tecnica sulle barriere per innalzare gli standard di sicurezza; incentivare proprietari e concessionari a compiere una ricognizione sui guardrail con sanzioni e premialità da commisurare ai livelli di manutenzione”.