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[La storia] Trasformare l'odio in amore: il gesto di Lucia, che perdona il killer ragazzino del marito. E diventa "l'angelo custode" dei suoi figli

Il cuore di Lucia, che lascia il pugno e diventa una spugna, e decide di pompare amore invece che odio, fa bene alla società, fa un regalo alla comunità, cancella un criminale e restituisce un ragazzo, offre dignità a un padre che si è fatto assassino e oggi, anche nel nome di quell'enorme sacrificio del marito, ci racconta una storia di resurrezione invece che di sangue

Antonio Mennadi Antonio Menna   
[La storia] Trasformare l'odio in amore: il gesto di Lucia, che perdona il killer ragazzino del...

Si può smettere di odiare chi ha ammazzato la persona più cara che avevi? Si può trasformare la rabbia in amore? Si può elaborare il lutto in maniera così profonda da dare una possibilità, l'ultima possibilità, la vera possibilità, a chi ha puntato la pistola e fatto fuoco uccidendo chi amavi e portando la tua esistenza in un buco nero di dolore? Si può tirare la testa fuori dall'odio e dire ti perdono? Sembra impossibile. Ma qualcuno ci riesce, e lo racconta come la vera liberazione dalla sofferenza. Come l'unica, possibile, rinascita di quell'amore soffocato in un grido. 

Il delitto 

Quel grido, Lucia lo lanciò la sera del 4 agosto del 2009. Qualcuno gli venne a dire che era successo un guaio a Gaetano Montanino, il marito. Di mestiere faceva la guardia giurata e quella sera era di turno a piazza Mercato, nel cuore del centro storico di Napoli. Qui, la guardia aveva avuto la sfortuna di incrociare una banda di giovanissimi rapinatori. Volevano prendergli la pistola. Lui si oppose e uno dei banditi aprì il fuoco. Per Gaetano non ci fu nulla da fare. Dalla casa familiare, la moglie Lucia lanciò un urlo, poi abbracciò la figlia piccola. Sarebbero rimaste sole. 

L'arresto 

Tempo qualche giorno e l'assassino fu arrestato. Era poco più di un ragazzino. Non aveva compiuto diciassette anni. E aveva, a sua volta, nonostante la giovane età, due figli di cui una appena nata. Finì in cella nel penitenziario minorile di Nisida. Pesante la condanna: 22 anni di carcere. A 25 anni, sarebbe dovuto passare a Poggioreale. Un destino segnato, anche il suo.

La carta a sorpresa

Ma qui, la storia ha voluto giocarsi una carta a sorpresa. Un giorno il direttore di Nisida contatta Lucia. Le dice che quel ragazzo, quell'assassino, era profondamente pentito, stava provando a cambiare vita e chiedeva di incontrarla per invocare il suo perdono. La donna, sulle prime, non ne volle sapere. “Solo il pensiero mi faceva stare male – racconta a Repubblica -. Non volevo avere di fronte un assassino”. Ma una mattina, alla marcia organizzata da Libera a Napoli, mentre la donna era accanto a don Ciotti, nel corteo si fa avanti una persona. E' il direttore di Nisida. Dice alla signora che anche quel ragazzo è lì, nel corteo, salirà sul palco: racconterà la sua testimonianza di pentimento, di recupero, di cambiamento di vita. E desiderava ancora incontrarla per chiederle perdono. 

La scelta

Che fare? Lucia è combattuta. Piegata in due dal dolore, alla fine dice di sì. Lo vede dietro il palco. E' un ragazzino che trema e piange. La donna si avvicina. Lui non riesce a dire nulla. La abbraccia e piange ancora disperato. Chiede perdono tra le lacrime. “Non dovevo, non lo farò mai più”, dice secondo quanto riportato da Repubblica. A quel punto, Lucia si arma di coraggio e ricambia l'abbraccio, gli accarezza la testa e si fa promettere che cambierà vita. Il ragazzo le garantisce di sì. E mantiene la promessa. 

Il cambiamento

Comincia a lavorare, pur dentro il carcere, in una cooperativa di pulizie. Fa anche il cameriere, e fa volontariato coi disabili. Sconta la pena e gira, quando i progetti interni al carcere glielo consentono, per scuole e gruppi di ragazzi a raccontare la sua storia di errori, di crimini, di riscatto. Diventa un esempio. “Mi chiamo Antonio – si presenta ogni volta – ho fatto tanti errori. Ma ho promesso a Lucia, il mio angelo custode, di uscire per sempre dal male”. Lucia, dal canto suo, ha consumato un po' alla volta la rabbia, ha elaborato il dolore, e incontra anche i figli del ragazzo. Aiuta la famiglia, segue il percorso di recupero di Antonio. Trova così anche lei una strada. 

Dal sangue, la vita 

“Amavo tantissimo mio marito – dice la donna a Repubblica, provando a spiegare il senso di questa scelta -. Ogni volta che vedo il suo assassino si riapre la ferita, provo un enorme dolore. Ma sapere che dal suo sangue sta nascendo qualcosa di buono, mi solleva. Lo considero un miracolo”. Chiamiamolo il miracolo dell'amore, o solo la capacità di trasformare un dolore in nuova vita. Il cuore di Lucia, che lascia il pugno e diventa una spugna, e decide di pompare amore invece che odio, fa bene alla società, fa un regalo alla comunità, cancella un criminale e restituisce un ragazzo, offre dignità a un padre che si è fatto assassino e oggi, anche nel nome di quell'enorme sacrificio del marito, ci racconta una storia di resurrezione invece che di sangue.

Nessuno di noi sa se, al posto di Lucia, sarebbe mai capace di tanto. A quelle domande iniziali non sappiamo rispondere. Come si fa a perdonare chi ha ucciso la persona più cara che avevi? Come si trasforma l'odio in amore? Non si sa. Ma vederlo fa bene.

Antonio Mennadi Antonio Menna   
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