La richiesta dell’albergo il giorno prima: “Pulite la strada”. E la beffa dei 5 spazzaneve fermi in garage

La mattina precedente al dramma, la direzione dell’albergo aveva chiesto al comune di Farindola e alla provincia di Pescara di liberare l’unica via d’accesso alla struttura invasa dalla neve. Mentre gli spazzaneve della vicinissima provincia di Chieti sono rimasti al palo perché nessuno sa guidarli

La richiesta dell’albergo il giorno prima: “Pulite la strada”. E la beffa dei 5 spazzaneve fermi in garage

Il danno mortale e la beffa. Uno spazzaneve poteva salvare i dispersi dell’hotel Rigopiano: il direttore dell’albergo aveva chiesto di pulire le strade già dal giorno prima della sciagura, ma si era sentito rispondere dal comune di Farindola e dalla provincia di Pescara che c’erano altre priorità.  E la beffa è che nel frattempo cinque spazzaneve della provincia di Chieti erano fermi nei garage perché nessuno sapeva guidarli. Il tutto in una emergenza più che prevedibile visto che da giorni c’era persino un’allerta sulle valanghe. Ma andiamo con ordine.

L’inutile attesa di uno spazzaneve

Sono le 15:00 del 18 gennaio, gli ospiti dell'hotel non vedono l’ora di andare via, hanno pagato il conto, le valigie sono al loro fianco, i bambini giocano. Gli adulti sono preoccupati, la tormenta che da qualche giorno si sta abbattendo sulle montagne abruzzesi non molla la presa. Tutti attendono un mezzo che spazzi via la neve. Lo attendono da martedì 17 gennaio, da quando la direzione dell’hotel aveva chiesto al comune di Farindola e alla provincia di Pescara l’intervento di uno dei loro spazzaneve per far tornare a valle i clienti. L’arrivo del mezzo viene però spostato alle 19:00, complice una bufera il corso. Alle 17:00 il dramma: da un costone si stacca una slavina che abbatte gli alberi del bosco e demolisce il resort.

Parte la richiesta di soccorso

La situazione meteo non ha agevolato i soccorsi, tuttavia qualcosa in più si sarebbe potuto fare, se almeno uno dei 5 spazzaneve della vicinissima provincia di Chieti si fosse mosso dal garage. Secondo il sito ZonaLocale, le macchine dell’ex ente locale non sono potute intervenire perché non c’è nessuno fra i dipendenti in grado di guidarle. Una brutta storia, una storia che andrebbe approfondita, perché legata alla abolizione delle province, senza però che lo Stato e le Regioni si siano mai preoccupate a ridistribuire le competenze. Si polemizza sui soccorsi, ma dalle indagini, affidate ai carabinieri forestali, che in queste ore stanno acquisendo documenti e testimonianze, è emerso un verbale di allerta valanghe emesso giorni fa dal Meteomont, cioè il servizio nazionale prevenzione neve e valanghe, che indicava livello 4, il massimo è 5, di pericolo nella zona del Gran Sasso.

La magistratura sta indagando

Sarà ora la magistratura di Pescara valutare se il rischio emesso è stato rispettato o valutato, se c'erano le condizioni per far emettere dalla Regione Abruzzo, fino agli enti locali, le ordinanze di evacuazione nelle zone a rischio. La Procura sarà dunque chiamata a valutare se ci sono stati ritardi o negligenze o colpe che potrebbero avere un nesso con la morte degli ospiti del resort. Se ci dovessero essere state morti per assideramento, la magistratura dovrà stabilire se i ritardi nei soccorsi potevano essere o meno evitati; se era stato richiesto lo sgombero della strada da parte dei proprietari della struttura, e da qui se la tragedia è da imputare al mancato arrivo o ritardo degli spazzaneve. E qui si innesca un’altra brutta storia, la procura di Pescara sta dando la caccia a chi, all’interno della Prefettura di Pescara, ha dato poco peso al drammatico grido d’allarme lanciato da Quintino Marcella, l’uomo che dopo aver ricevuto la richiesta di aiuto del suo dipendente Giampiero Parete, il superstite di 38 anni ospite con la moglie Adriana e ai due figli dell’hotel Rigopiano, ha dato l’allarme.

La richiesta di soccorsi

Marcella ripercorre poi le fasi che hanno portato ad attivare la macchina dei soccorsi. "Ho chiamato la Polizia che mi ha passato una coordinatrice della Prefettura la quale mi ha detto 'abbiamo parlato due ore fa col direttore dell'albergo e lì non c'è nulla'. Io ho insistito affinché mandassero i soccorsi, ma mi è stato detto che non era successo nulla. Ho provato a chiamare anche gli altri e forse questo ha ostacolato i soccorsi. Ho chiamato tutti, 113, 112, 118, 117, 115, oltre a messaggi ad amici e in paese. A Giampiero dicevo che stavamo arrivando, non pensavo ci fossero tutte queste difficoltà". Alle 23:00 l’ultimo contatto “Aiuto, aiuto stiamo morendo dal freddo”.