[Il reportage] Lo spaccio dei libri che può salvare gli scugnizzi di Scampia dalle faide sanguinarie della camorra

Quando ti trovi con un familiare crivellato di proiettili puoi scegliere di prendere anche tu una pistola in mano oppure, come Rosario e i suoi amici, schierarsi contro quella violenza e le sue cause. Allora il dolore insopportabile diventa occasione di cambiamento

Ragazzini a Scampia
Ragazzini a Scampia

L’apertura di una libreria in un Paese dove si legge poco è sempre una notizia positiva. Ma nel caso della nuova libreria che stasera viene inaugurata a Napoli ci sono altre ragioni di soddisfazione e di riflessione. Chi la apre e come c’è riuscito, il nome dato, la storia che c’è dietro. 

Cosa sta succedendo

Intanto il “dove”: la libreria è al confine di due luoghi simbolo della metropoli partenopea, tristemente noti per i numerosiomicidi all’interno delle faide e con non poche vittime innocenti. Questi 140 metri quadrati di libri si trovano tra Scampia e Melito. Da alcuni anni sono anche simbolo di una difficile volontà di riscatto, soprattutto tra i giovani, di un complicato tentativo di riconquistare spazi e coscienze, e anche parole: non a caso la libreria si chiama “La Scugnizzeria” e, come spiega Rosario Esposito La Rossa, il principale promotore, vuole essere “una piazza di spaccio di libri”. Nell’uso di queste parole si compie uno straordinario capovolgimento semantico, un’innovazione culturale che è parte costitutiva di una strategia anticamorra: rimpossessarsi delle parole è importante quanto riconquistare il territorio.“Scugnizzi” rimanda ai “picciotti siciliani”, divenuti famosi per la partecipazione all’avventura garibaldina del 1860; nel tempo la parola è servita ad indicare il livello più basso di affiliazione alla mafia: i picciotti sono i soldati dell’esercito di Cosa nostra. Analogamente, a Napoli lo scugnizzo non è più quella figura simpatica di monello che ha ispirato registi e scrittori: già nell’ottocento il termine indicava quei ragazzi “che si avviano spensieratamente per la strada delle carceri e del domicilio coatto”. Adesso non solo ci si riappropria di un termine che, continua Rosario, “non era più  nostro”, ma gli scugnizzi sono l’obiettivo principale dell’operazione culturale, a loro ci si rivolge come clienti della libreria, come protagonisti di una possibilità di cambiamento. Poi, c’è lo “spaccio”, parola che ormai coincide con il traffico di sostanze stupefacenti; originariamente è “negozio, o anche esercizio di rivendita al dettaglio, soprattutto presso comunità”, adesso nel senso comune la parola è associata a eroina o cocaina. Scampia è per definizione la piazza della droga, adesso vuole essere la piazza dei libri. 

Ammazzato a quindici anni

Rosario Esposito La Rossa aveva appena 15 anni il 6 novembre del 2004 quando venne ucciso il cugino, Antonio Landieri di anni 25. Dietro questa libreria c’è la storia di ragazzi costretti dalla violenza di quel territorio a diventare di colpo adulti. Troppo presto. Qualunque sia la scelta che poi si fa: perché quando ti trovi con un familiare crivellato di proiettili puoi scegliere di prendere anche tu una pistola in mano oppure, come Rosario e i suoi amici, schierarsi contro quella violenza e le sue cause. Allora il dolore insopportabile diventa occasione di cambiamento. Uno pensa che mai ci possa trovare in quelle condizioni, poi la forza dei fatti di sbatte in viso, direttamente e personalmente, la camorra, e nonpuoi più sottrarti alla scelta. E questi ragazzi, diventati adulti in poche ore, adesso, da adulti hanno la testa, per farsene carico, ai ragazzi di oggi con il semplice strumento di un libro. 

L'esecuzione di Antonio, disabile 

Antonio era un ragazzo disabile, non poteva muoversi, non poteva fuggire come gli altri suoi amici davanti all’agguato dei camorristi. Venne ucciso ai “sette palazzi” durante la prima guerra di Scampia (2004-05). Nei primi tempi la maggior parte dei giornali locali accreditò l’idea che si trattasse di un regolamento di conti, che quei ragazzi fossero un gruppo di spacciatori collocati in campo nemico. Rosario assieme a un gruppo di ragazzi organizzati in un’associazione, Vo.di.Sca. (Voci di Scampia), per anni ha dovuto, nel dolore, combattere contro quella “cattiva stampa” per restituire ad Antonio l’onore che da morto gli si voleva togliere e ottenere infine il riconoscimento di vittima innocente di mafia. Per  spiegare a chi non lo ha conosciuto chi era Antonio, si vada sul web e si guardino alcune foto, due in particolare. Nella prima, Antonio appare con un girocollo bianco, di tre quarti, uno sguardo fiero, occhi penetranti: se serve un’icona della dignità, eccola! Un bellissimo ragazzo coi capelli disordinati distesi sulla fronte, una foto che parla più di tutte le parole possibili. Nell’altra foto, con una maglietta scura e, a dispetto della sua disabilità, sembra lanciarsi verso l’alto, guardare al cielo con entusiasmo e allegria, perché così sarebbe dovuta essere la sua vita, entusiasta e allegra.

Nicola che ha scelto di parlare

In questi giorni c’è stata un’altra ragione del perché si è tornati a parlare di Antonio. Lunedì 18 settembre un altro ragazzo di 21 anni viene ucciso in Via Ghisleri a Scampia. Nicola Notturno porta un cognome pesante: quello del padre e dello zio. Quest’ultimo è diventato da qualche settimana un collaboratore di giustizia e, fra i tanti omicidi, ha raccontato ai magistrati anche quello di Antonio. Fu ucciso per errore, altri dovevano morire quel giorno. “O sarracino” davanti ai giudici si è assunto la responsabilità di quel delitto e ha chiamato in causa gli altri “colleghi”. Nicola è il nipote di Gennaro Notturno e, è una delle piste investigative seguite, il delitto potrebbe essere un messaggio trasversale legato alla collaborazione con la giustizia dello zio.

Il padre camorrista in manette

Sul web si può trovare un’altra foto che aiuta a comprendere dove siamo e di cosa parliamo. E’ l’immagine di un altro Notturno, stavolta Raffaele, il padre del giovane Nicola: si trova ammanettato in mezzo a due carabinieri; la mattina era stato arrestato nella sua latitanza a poca distanza dalla sua abitazione, in quella stessa via Ghisleri dove sarà ucciso il figlio; gli inquirenti hanno parlato della disponibilità di ben dieci covi, tutti naturalmente a Scampia e di tre stanze sottratte all’anziano vicino; le cronache dell’arresto raccontano che alle 11 della mattina quando nel covo sono entrati i carabinieri era ancora in pigiama. Anche la foto di Raffaele Notturno “parla”, ma in ben altro modo: all’uscita dalla caserma per il carcere, guarda a destra, sicuramente ai familiari e agli amici, che a Napoli non mancano mai in queste occasioni, con sguardo rilassato, quasi un ghigno sorridente, alza i pollici delle mani con il segno dell’Ok, tutto a posto, sembra dire, non preoccupatevi, tutto continuerà come prima.

Ti ho ucciso il familiare? Eccoti 150 mila euro

Nella storia dei ragazzi che stasera aprono la libreria c’è un’altra ferita, un fatto raccontato dal nuovo collaboratore di giustizia, un’ignobile proposta: dopo l’errore dell’omicidio di Antonio, in una riunione, i boss di Scampia discussero di offrire come risarcimento 150 mila euro alla famiglia Landieri. Tutto si può comprare, anche il dolore e la dignità, pensano i camorristi, come se il loro sistema di valori sia condiviso da tutti gli altri, che gli altri siano come loro Rosario Esposito La Rossa è scrittore, editore e organizzatore teatrale: da stasera sarà anche un libraio. Lui, sua moglie Maddalena, gli altri ragazzi di Vo.di.Sca. giocano adesso, forse, la partita più difficile, sfidano l’utopia. La Scugnizzeria è un’attività culturale e commerciale tutta autofinanziata: hanno acquistato lo spazio vendendo libri e spettacoli teatrali; qui sarà valorizzata la piccola editoria, soprattutto meridionale; qui saranno ospitati scrittori e personalità di ogni parte d’Italia a partire, il 6 ottobre, da Mina Welby. Rosario ha idee chiare sul nuovo lavoro: “bisogna realizzare un’inversione dei flussi, dal centro alle periferie della città”.

 

Quella speranza che vale tutto

Non solo: non bisogna rinunciare a colloquiare con gli scugnizzi che stanno dall’altra parte, anche agli ex detenuti bisogna offrire una seconda chance. “Il figlio di uno degli imputati dell’omicidio aveva un anno quando Antonio fu ucciso. Non è vero che ‘tale albero, tale frutto’”. Nella libreria ci sarà anche l’”Ospedale dei libri”, un’aula per il restauro dei libri per ragazzi: “si aggiustano i libri per aggiustare le storie”, spiega Rosario. Qualcosa intanto si aggiusta da sé: da meno di un mese c’è di nuovo tra noi Antonio Landieri, è il figlio di uno dei fratelli di Antonio che così ha voluto chiamare il piccolo nato ai primi di settembre. Settembre, che mese…