La scia dei soldi della Lega, blitz dei magistrati in Lussemburgo. E Parnasi fa il nome di Centemero

I pm di Genova verificano il transito di fondi in paradisi fiscali. Il costruttore spiega ai magistrati romani le erogazioni alla Onlus "PiùVoci" legata a Centemero

Nel combo Salvini e Parnasi
TiscaliNews

La procura di Roma ha trasmesso ai colleghi genovesi gli atti relativi all'inchiesta su Luca Parnasi, l'imprenditore arrestato lo scorso 13 giugno, ora ai domiciliari, nell'ambito dell'indagine sulla costruzione dello stadio della capitale. Dalle indagini era emerso che Parnasi aveva finanziato l'associazione Più Voci, riconducibile al Carroccio. Il Fatto quotidiano pubblica degli stralci delle parole del costruttore nel corso degli interrogatori da parte dei Pm di Roma, che danno indicazioni più precisi sui legami tra la Lega e l'imprenditore, specializzato nel finanziare partiti dai quali poi ottenere porte aperte per la costruzione di strutture pubbliche. Almeno così ipotizzano gli inquirenti.

In particolare Parnasi era legato a Giulio Centemero, tesoriere della Lega salviniana e anche presidente della PiùVoci, la onlus che nel 2015 riceve 250 mila euro da società riconducibili al "palazzinaro" romano. Il contenuto degli interrogatori, scrive Il Fatto quotidiano, è rimasto segreto perché destinato a un altro filone d'indagine sempre contro Parnasi, "accusato in questo caso di associazione a delinquere finalizzata anche alla corruzione". Quello che i pm cercano di capire è se Parnasi finanziasse semplicemente una onlus o questo fosse un modo traverso per nascondere un finanziamento alla Lega.

Il giornale diretto da Travaglio cita in particolare un'intercettazione risalente ai giorni precedenti le elezioni di marzo, durante la quale Parnasi parlando con il suo commercialista Gianluca Talone dice che "per la Lega erano 100 e 100", spiegando che era possibile utilizzare due società, "ne facciamo 100 su Pentapigna e 100 qua". Quello di cui parlano i due, è l'idea dei carabinieri che intercettano, è che Parnasi volesse erogare 200 mila euro prima delle elezioni del 2018 ai media leghisti,"proprio come avvenuto con i 250 mila euro elargiti nel 2015 alla PiùVoci", scrive Il Fatto. Finanziamenti che si desumono da un riferimento di Parnasi "a una giustificazione contabile retrodatata per sostenere che l'erogazione era a favore di Radio Padania", scrivono i carabinieri. 

Blitz in Lussemburgo sulle tracce dei fondi leghisti

Intanto continua senza sosta la ricerca da parte dei magistrati delle tracce dei fondi pubblici usati da Bossi e Belsito per fini personali, diversi dall'attività politica. L'ultimo atto è un blitz in Lussemburgo, svolto dagli inquirenti della procura di Genova nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio di una parte dei 49 milioni di euro incassati dalla Lega e frutto della maxi truffa ai danni dello Stato. 

Il blitz è arrivato all'indomani dell'arrivo del via libera alla rogatoria internazionale con cui i magistrati italiani chiedevano di acquisire documenti e interrogare un supertestimone. L'indagine era partita dall'esposto di uno dei revisori contabili, secondo cui una parte di quei 49 mln di euro (circa 10) era finita in un paradiso fiscale all'estero. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la Sparkasse aveva trasferito in un fondo fiduciario del Lussemburgo 10 mln di euro.

Subito dopo le elezioni del 4 marzo, l'autorità lussemburghese aveva bloccato per dieci giorni il trasferimento di tre milioni di euro dal Granducato all'Italia e contestualmente informato i colleghi italiani sul sospetto che l'operazione avrebbe potuto essere ricondotta ai conti della Lega. Della movimentazione è stata anche informata la magistratura genovese che già a gennaio aveva aperto un'inchiesta per riciclaggio dopo l'esposto dell'ex revisore contabile Stefano Aldovisi. La Sparkasse ha sempre sostenuto che quei 10 mln fossero dell'istituto bancario e che il trasferimento fosse legato a ordinarie operazioni di investimento. Il sospetto della Gdf è che invece quei soldi possano essere della Lega.