[La polemica] Lo smog uccide, l'allarme disperato di Torino: "Non aprite le finestre"

Siamo in un’emergenza ambientale che il capoluogo piemontese affronta con la stessa tecnica con cui le zone a rischio sismico prevengono i terremoti: sperare. A Torino si spera che domenica piova e che l’acqua si porti via un po’ di smog

Vigili urbani di Torino al lavoro per controllare il divieto di circolazione per combattere l'inquinamento (Ansa)
Vigili urbani di Torino al lavoro per controllare il divieto di circolazione per combattere l'inquinamento (Ansa)

No, non è “Blade Runner”. E neppure una megalopoli avvelenata della Cina, tipo Pechino o Shangai. La città che lancia ai suoi abitanti il drammatico appello "a evitare di aprire porte e finestre" si chiama Torino, dopo che la concentrazione di polveri sottili è arrivata a 114 microgrammi al metro cubo, contro un limite massimo di 50.

Siamo in un’emergenza ambientale

Per dare un’idea della portata del problema, basta aggiungere che secondo gli oncologi già la concentrazione a 50 non è affatto tranquillizzante per la nostra salute. Insomma, siamo in un’emergenza ambientale che il capoluogo piemontese affronta con la stessa tecnica con cui le zone a rischio sismico prevengono i terremoti: sperare. A Torino si spera che domenica piova e che l’acqua si porti via un po’ di smog, come nell’Italia minacciata dalle scosse si spera che, se proprio deve capitare, almeno succeda altrove.

Torino è la prima città italiana ad avere acquistato bus elettrici

Ma che cosa si potrebbe fare, in concreto, al di là dei soliti, estemporanei blocchi del traffico? Certo, le città andrebbero ridisegnate, potenziando le aree verdi e incentivando mobilità, produzioni e riscaldamenti a bassissime emimissioni, se non a emissioni zero. Proprio Torino, come racconta Vaielettrico.it, è la prima città italiana ad avere acquistato bus urbani (cinesi, guarda caso) mossi proprio da un motore elettrico. Ma è chiaro che è una goccia virtuosa in un mare avvelenato.

La prima riforma da fare è quella di noi stessi

E in fondo la prima riforma da fare è quella di noi stessi: acquistiamo enormi Suv per portare il bambino a scuola (i francesi li chiamano i Fuoriscuola…) quando basterebbe una piccola utilitaria; sprechiamo enormi quantità di energia climatizzando troppo e male case spesso decrepite; lasciamo che le merci nei centri storici siano consegnate con vecchissimi camioncini diesel che scaricano di tutto…Per tutto c’è sempre una scusa: "sul Suv mi sento più sicuro", "in casa mia faccio quel mi pare", "i corrieri devono pur lavorare" e così via.

Si ammalano in numero esponenziale i bambini

Il conto di tutto questo, però, lo pagano i tanti che si ammalano e tra questi sono in numero esponenziale i bambini, con patologie gravissime. I medici lo dicono nel chiuso dei convegni, ma forse lo dovrebbero urlare a gran voce sui media, sempre distratti da leggi elettorali e Champions League varie. Ma in fin dei conti è sempre la solita tattica: voltarsi dall’altra parte e sperare che passi. Dai che domenica piove.