Sisma Amatrice, "Italia senza borghi Appennino non è più la stessa"

Sisma Amatrice, 'Italia senza borghi Appennino non è più la stessa'
di Askanews

Roma, 24 ago. (askanews) - Ad Amatrice, il Comune del Reatino colpito dal sisma del 24 agosto 2016, nel Palazzetto dello Sport, messa in ricordo delle 239 vittime del sisma."L'Italia senza borghi dell'Appennino non è più la stessa", è partito da questa consapevolezza il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, nella sua omelia durante la messa di suffragio, poi è andato oltre, verso il futuro, e ha lanciato un appello di speranza per superare il dolore e "ritrovare una visione", "l'unica strada per sottrarsi alla paralisi di un'analisi senza speranza" e per "costruire un mondo nuovo"."A tre anni dal terremoto siamo comprensibilmente centrati sui ritardi della ricostruzione, sullo spopolamento, su una burocrazia che non conosce deroga, sul disamore che si intravvede rispetto a questa bellissima terra. Questo è il mondo vecchio. Non basta però quest'analisi indiscutibile. Occorre un'altra cosa: ci vuole una 'visione'. Questo è il mondo nuovo", ha sottolineato il vescovo di Rieti nell'omelia. "A dire il vero - ha aggiunto - più che una visione in questi tre anni sono prevalsi 'punti di vista' diversi, anche a motivo dell'alternarsi di governi, di responsabilità personali, di varia umanità. E la tendenza ogni volta è stata quella di ricominciare daccapo, nel modo esattamente contrario a chi è venuto prima. L'effetto inevitabilmente non poteva essere che lo stallo". "Senza un progetto, cioè senza un respiro lungo non si va da nessuna parte", ha avvertito monsignor Pompili, aggiungendo: "E come si vede, proprio in questi giorni, l'Italia stessa boccheggia".Invece "più che una visione in questi tre anni si è fatta strada una certa confusione. Se manca uno sguardo condiviso si spegne anche l'entusiasmo, passata l'adrenalina dell'emergenza", ha detto il vescovo di Rieti nella sua omelia, aggiungendo: "Sapere, ad esempio, cosa fare delle cosiddette 'Aree interne' del Paese è un modo concreto per fare chiarezza rispetto ad un contesto che va rigenerato non per ostinazione, ma per necessità". "Perché l'Italia senza i borghi dell'Appennino non è più la stessa", ha avvertito il vescovo, sottolineando: "Occorre però che su questa priorità si converga quando si decide di infrastrutture, servizi sociali, opportunità culturali".Così "ritrovare una 'visione', è l'unica strada per sottrarsi alla paralisi di un'analisi senza speranza. Lo dobbiamo non solo ai nostri figli, ma anche a quelli che non sono più tra noi". Perché - ha concluso il vescovo di Rieti - "la domanda vera, infatti, non è 'Da dove vieni?' quanto 'Dove vai?'".