“Con la nascita del Sindacato dei Militari si è finalmente realizzata la più bella pagina di democrazia”

Nei prossimi giorni il neo segretario del “Sindacato dei Militari” Luca Marco Comellini chiederà al Ministro della difesa, Elisabetta Trenta, un urgente incontro per illustrarle gli scopi e le finalità dell'organizzazione sindacale e per chiedere siano compiuti tutti gli atti che la legge pone a carico delle amministrazioni

A sinistra Marco Pannella, a destra Luca Marco Comellini
A sinistra Marco Pannella, a destra Luca Marco Comellini

“Con la nascita del Sindacato dei Militari si è finalmente realizzata la più bella pagina di democrazia compiuta della storia recente della nostra Repubblica”, ha detto a Tiscali Notizie Luca Marco Comellini, il neo segretario Generale del “Sindacato dei Militari”. Con questo atto la battaglia per le democrazia che Marco Pannella e il partito radicale hanno portato avanti per molti lustri è stata vinta. Ieri si è conclusa la fase costituente con la formale approvazione e sottoscrizione dell'atto costitutivo, dello Statuto e del simbolo. L'assemblea ha eletto all'unanimità alle cariche di Presidente e vice Presidente rispettivamente il colonnello del Ruolo d'Onore dell'Esercito, vittima del dovere, Carlo Calcagni e il maresciallo ordinario dell'Arma dei carabinieri in congedo, reduce di Nassiriya, Riccardo Saccotelli.

Logo del nuovo sindacato

Alle cariche di Segretario Generale e segretario Generale Aggiunto sono stati eletti rispettivamente il primo maresciallo in congedo dell’aereonautica militare Luca Marco Comellini e luogotenente dell'Arma dei Carabinieri in congedo, medaglia di bronzo al V.M. Grazioso Salvatore Cosentino. Sono stati eletti anche 9 Segretari Nazionali. “Finalmente – ha spiegato Comellini - anche i militari possono esercitare i diritti che la Costituzione gli riconosce da sempre a dispetto di quanti fino a poco tempo fa ancora glieli negavano e ancora oggi vorrebbero negarglieli con ingiustificabile presunzione e arroganza”. Il piglio è quello dei militari, ma prima di cominciare ad esercitare pienamente il suo mandato, Comellini sarà impegnato in alcune importanti incombenze burocratiche: “I prossimi giorni compirò tutti gli atti che la legge e l'articolo 39 della Costituzione prevedono affinché, dopo la formale comunicazione alle Pubbliche Amministrazioni interessate, la nostra organizzazione sindacale possa iniziare immediatamente a svolgere la sua funzione di rappresentanza e tutela dei diritti e degli interessi morali, economici, normativi, giuridici, professionali, previdenziali e assistenziali di tutti i militari, senza alcuna distinzione di forza armata o corpo armato, ruolo o grado gerarchico, insomma di tutti i cittadini in divisa”.

Il Presidente Carlo Calcagni

Solo una questione di giorni dunque, poi “nei prossimi giorni chiederò al Ministro della difesa, Elisabetta Trenta, un urgente incontro per illustrarle gli scopi e le finalità della nostra organizzazione sindacale e per chiedere siano compiuti tutti gli atti che la legge pone a carico delle amministrazioni”. “Se ognuno di noi facesse qualcosa per gli altri e per il bene comune, si potrebbe avere sicuramente un mondo migliore. Ma se nessuno fa nulla, non possiamo pretendere che qualcosa possa cambiare”, ha scritto sul Facebook dopo aver saputo della sua elezione presidente del sindacato (in queste ore Calcagni è a Washington con la Delegazione dei #Veterani Italiani), “sicuramente non sono uno che scende a compromessi: l'ho dimostrato con i fatti in questi 16 lunghissimi anni in cui non sono riusciti a farmi desistere, né a farmi cambiare idea, nonostante i gravissimi problemi di salute ed un sistema che ha cercato di annientarmi in tutti i modi. Sono ancora qui, in piedi e con una straordinaria forza: continuo a lottare come un leone, per me e tutti, perché io sono un soltanto un mezzo per tanti. Sono certo di avere ancora una missione da compiere. E andrò fino in fondo: senza arrendermi mai”.

Il vice Presidente Riccardo Saccotelli, reduce di Nassiriya

Il dado è dunque tratto. Comellini e i suoi compagni hanno attraversato il loro Rubicone utilizzando con molta prontezza di riflessi la finestra che lo scorso 11 aprile la Corte costituzionale ha aperto, riconoscendo il diritto ai membri delle forze armate di costituire delle organizzazioni sindacali autonome. Ha cioè dichiarato parzialmente fondata la questione di legittimità costituzionale di un articolo del Codice dell’ordinamento militare che vieta ai militari di avere al proprio interno delle associazioni a carattere sindacale. La sentenza non lasciato intatto il divieto di aderire ad altre associazioni sindacali. L’articolo 1475 comma 2 del Codice di ordinamento militare impediva ai membri delle forze armate italiane – di cui fanno parte esercito, marina militare, aeronautica militare, carabinieri e guardia di finanza – di costituire associazioni professionali a carattere sindacale o di aderire ad altre associazioni sindacali.