[Il caso] Bus esplosi a Roma ma se ne parli sei fuori: sospesa l'autista-sindacalista intervistata in tv

Micaela Quintavalle era tornata sulla questioni del parco mezzi Atac vecchio e inadatta. L'azienda le ha tolto il lavoro. Nervi tesi, e debito monstre

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di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

A Roma capita che gli autobus pubblici esplodano. Che prendano fuoco in pieno centro abitato, fra strade paralizzate e autocisterna in arrivo. Ma chi denuncia l'inadeguatezza del parco mezzi Atac, e la mancanza di manutenzione, viene sospeso dal servizio. Accade a Micaela Quintavalle, autista e sindacalista, presidente di CambiaMenti M410. La colpa della Quintavalle è di aver denunciato, appunto, che a Roma capita che mezzi in servizio siano spermuti all'osso e privi degli opportuni controlli. Di averlo fatto in tv, intervistata dalle Iene. Per questo è stata "sospesa" dal lavoro "in via preventiva e a tempo indeterminato" per aver "utilizzato impropriamente la divisa e la vettura aziendale e la documentazione messa a disposizione dall'azienda per scopi non attinenti alla sua prestazione lavorativa".

Denunci i problemi dunque sei un problema

A dare la notizia della sospensione dal lavoro è stata, in un video pubblicato sui social, mentre era in lacrime, la stessa Quintavalle. Che amaramente sottolinea come quello che "il Pd non si era mai permesso" di fare è "permesso ai Cinque Stelle". L'autista-sindacalista promette di impugnare il provvedimento in un ricorso, un suo collega, Christian Rosso, anche lui sospeso dal servizio a tempo indeterminato ("pena" poi ridotta a soli 8 giorni) è intervenuto a favore della Quintavalle, taggando nel suo post su Facebook Alessandro Di Battista e Paola Taverna, del MoVimento 5 Stelle. 

Azienda contro sindacati, nuovo round

Per l'Atac la sospensione della Quintavalle è motivata dal fatto che "con i comportamenti e le dichiarazioni rilasciate violava i principi di buona fede e correttezza, diligenza e riservatezza, generando inoltre la convinzione negli ascoltatori che l'azienda faccia circolare su strada vetture che non sono idonee a garantire le basilari norme in materia di sicurezza di esercizio e sulle quali l'azienda non esegue le più basilari attività manutentive". I fatti hanno un loro peso, e chiamano un intervento deciso da parte dell'azienda trasporti capitolina. Riepiloghiamo in breve: lo scorso 8 maggio due bus esplodono nella stessa giornata, il primo in via del Tritone, il secondo in via Castel Porziano. Botto, fiamme, fumo nero, traffico paralizzato e preoccupazione, dato che non siamo a Racca o nel centro di Bagdad, ma in una media giornata romana, con la gente che va al lavoro e sbriga le sue faccende. Dell'accaduto si occupa lo stesso ministro dell'Interno, Marco Minniti, che diretto a Palazzo Chigi per il Consiglio dei Ministri, si ferma e chiede spiegazioni su cosa stia accadendo ai Vigili del Fuoco. I sindacati sottolineano (Filt Cgil, Usb) che la vetustà dei mezzi era già stata portata all'attenzione dell'Atac: "Le condizioni in cui operano i bus sono estreme, a conoscenza di tutti e più volte denunciate anche da noi. Si fa la manutenzione possibile con le risorse disponibili, il concordato preventivo però ha bloccato tutto. Questa città necessità di mezzi nuovi, perché quelli in servizio sono i più vecchi d'Europa". L'Atac risponde a stretto giro che le azioni di controllo preventive messe in campo "hanno consentito di abbattere i casi di incendio sulle vetture di circa il 25% nel primo quadrimestre 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017". Se però nel frattempo vai in tv a ricordare quanto la situazione sia critica, ecco che perdi il lavoro, salvo ricorsi o ripensamenti dell'azienda.

Il debito monstre

Ma si capisce da cosa dipenda tanto nervosismo: la storia dell'Atac è fra le più tribolate, gli anni 2010-2016 hanno visto aggravarsi una situazione già storicamente critica. Il debito ha toccato quota 1,3 miliardi di euro, fra cattive gestioni, Parentopoli, truffe dei biglietti falsi, furti di carburante dai depositi e dipendenti inferociti. La giunta Raggi ha ereditato una situazione pesantissima e prova a sanarla con una proposta di concordato preventivo. Proposta che ha lasciato perplessi i magistrati al primo esame. I più critici avanzano l'ipotesi di creare una bad company in cui confluisca il debito, e assegnare ad un'azienda nuova, ad hoc, la gestione del servizio. Il 30 maggio le parti discuteranno il concordato nell'udienza fissata dal Tribunale civile.