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[L'intervista] Vittorio Sgarbi contro corrente: “A Notre-Dame bruciata solo la parte recente. Non è certo un’apocalisse”

Per il noto critico d’arte il monumento “era stato già devastato durante la Rivoluzione francese”. La struttura è rimasta e si può ricostruire tutto. Era molto più grave il crollo della chiesa di Assisi con gli affreschi di Giotto”

Ignazio Dessìdi Ignazio Dessì   
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L’incendio della cattedrale di Notre-Dame ha scosso tutto il mondo, suscitando grande impressione e tristezza. Impossibile non lasciarsi coinvolgere da un senso di sgomento per la sorte toccata a uno dei monumenti più visitati e conosciuti d’Europa, uno dei simboli della cultura d’Occidente. C'è tuttavia chi, pur essendo profondamente toccato dalla vicenda che vede protagonista questa perla preziosa, non è disposto a parlare di dramma epocale. Per un esperto della materia come Vittorio Sgarbi, infatti, si tratta di un incidente, come altri capitati al patrimonio artistico universale, a cui si può porre rimedio. Vanno inoltre sottolineati alcuni aspetti che ne ridimensionano la gravità: molte opere sono state salvate e quanto perso era già stato ricostruito a metà ottocento. Abbiamo chiesto un veloce commento telefonico al vulcanico critico d'arte, scrittore, politico e noto volto televisivo.

Professor Sgarbi, cosa significa per il mondo, in particolare per quello Occidentale, l’incendio di uno dei monumenti più conosciuti? C’è chi parla di vero e proprio dramma per l’umanità.

“Dentro la retorica generale della sensibilità occidentale contro il mondo del terrorismo è certamente una buona occasione per riprodurre il pathos creato dalle due torri gemelle di New Yok. Con la differenza che qui non c’è un morto, non c’è un attentatore e c’è un edificio che si può ricostruire. Del resto era stato già devastato durante la Rivoluzione francese e opere d’arte significative sono sopravvissute, allora e oggi, perché sono nella facciata principale con le due torri, i 2 campanili, che è rimasta in piedi. Si è bruciata in sostanza la parte ricostruita nel secondo ottocento, compresa quella guglia simbolica, il cui crollo può aver emotivamente disturbato e turbato, che però era stata rimessa in piedi più o meno ai tempi della Tour Eiffel, dunque una cosa recente e perfettamente ricostruibile".

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi (Ansa)

In definitiva è questo che conta?

"Noi abbiamo l’esperienza dei terremoti come quello del Friuli, a seguito del quale sono state ricostruite per esempio le due chiese di Gemona e Venzone. Abbiamo quella del crollo nella chiesa di San Francesco d’Assisi, molto più importante per gli affreschi giotteschi. E abbiamo visto la ricostruzione del Duomo di Noto. Dunque è presumibile che nell’arco di dieci anni Notre-Dame venga ricostruita. Per altro va detto che oggi la ricostruzione costa meno del restauro. E’ una ricostruzione che dovrà intervenire sul piano strutturale e sarà ovviamente un rifacimento in stile, che non corrisponde all'originale gotico, ma neanche la ricostruzione fatta nel secondo ottocento era autentica”.

Dunque la parte che ha avuto più danni, quella andata persa, è la parte più recente della cattedrale?

“Si, la parte più recente. E c’era un intervento in corso per un problema della guglia intorno a cui era stata montata quell’impalcatura grottesca da cui è partito l’incendio. Quindi è un incidente di lavoro basato non sulla vecchiaia dell’edificio, sulla sua fragilità, ma proprio sulla struttura di  impalcature di restauro sulle quali un probabile cortocircuito ha evidentemente fatto scattare l’incendio. Una specie di ironia del destino. In ogni caso quando io ho sentito la notizia, mi aspettavo da subito che la struttura fosse salva. E la struttura è salva. Una cosa che ho fatto notare per tutta la sera di ieri sulle televisioni. Poi, certo,  ci sono i soliti disperati che usano per l’occasione tutta la retorica del mondo: una data che rimarrà nei secoli, e così via. Ma non c’è un morto, c’è una ricostruzione da fare, come si è fatto in tanti altri luoghi. Verrà fatta a maggior ragione per Notre Dame, ma su una base che è già una ricostruzione”.

L'incendio di Notre-Dame (Ansa)

Ci sono opere d’arte che sono andate perdute nell’incendio?

“Presumo di sì, nel senso che all’interno, oltre al tesoro che pare sia salvo, c’era un organo sicuramente importante, c’erano certamente degli arredi relativamente antichi, ma soprattutto c’era un dipinto bolognese di un grande maestro che è Guido Reni.  Quel dipinto da una chiesa di Bologna era stato portato in Francia da Napoleone ed era finito a Notre-Dame. Io dubito, purtroppo, che possano averlo salvato, anche se può darsi ci siano riusciti prima che l’incendio divampasse ovunque. Questo significherebbe davvero la perdita di un'opera d’arte autentica. La più grave. Il resto sono in gran parte sculture e arredi liturgici legati alle ricostruzioni dopo la Rivoluzione francese e quindi tra ottocento e novecento. Sono delle vetrate del 1962 ed altre vetrate del 1937. Cose cioè certamente interessanti ma non artisticamente imperdibili. Se si fosse incendiato  un edificio nella sua integrità, di arredi e dipinti, potremmo lamentare una perdita. Invece si è incendiato un edificio devastato durante la Rivoluzione francese e che era stato largamente ricostruito in stile. Prendiamo atto di questo e vediamo cosa fare. Si è ricostruita la cattedrale di Noto e pensiamo che, dopo Noto, si possa ricostruire anche Notre-Dame”.

Vittorio Sgarbi

Cosa può insegnare questo incendio ai Paesi che hanno la fortuna di avere monumenti e opere d’arte di questo tipo?

“Gli incidenti possono capitare ovunque. Si può incendiare una chiesa o un teatro. Hanno preso fuoco, o forse sono stati incendiati, la Fenice di Venezia e il Petruzzelli di Bari. A volte ci sono anche cause dolose, è chiaro. Però tu oggi vai a Venezia e la Fenice c’è, vai a Bari e il Petruzzelli c’è. Per cui l’incendio è una parte della storia, ovviamente non auspicabile ma non impossibile, per un monumento. Dopo di che si ricostruisce. In questo caso poi la cosa più bizzarra – lo ripeto – è che l’incendio proviene non da una situazione di abbandono ma proprio dalla cura, da un restauro, che quelle impalcature dovevano consentire. Quando ho visto che il fuoco era lì l’ho capito.  L’ho detto subito, per primo, al Tg1, che essendo lì l’origine dell’incendio, poteva solo trattarsi di un cortocircuito negli impianti elettrici in quella struttura di tubi Innocenti  montata per restaurare la guglia. La guglia è crollata e la rifaranno identica. Crollò anche il Torrino di Foligno. Crollano spesso cose che poi vengono ricostruite. Uno deve dispiacersene ma non fare tutto un enorme lamento come se fosse l’apocalisse".

C'è anche chi ha pensato subito a un attentato del terrorismo islamico.

"Che ci possano essere anche certi (terroristi) musulmani contenti è una cosa, ma non vuol  dire che loro c’entrino. Alcuni possono essere contenti perché Notre-Dame, un simbolo dell’Occidente, brucia, ma non possono dire siamo stati noi a farlo bruciare. Non siamo certo di fronte a un attentato come quello delle Due torri americane. Quindi in questo caso non possiamo avere una reazione come se fossimo davanti a una minaccia contro la civiltà, qui non c’è alcuna minaccia”.

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