Sgarbi contro i presidi: "Bisogna licenziare chi fa togliere i crocifissi dalle scuole"

Il critico d’arte: “Se fossi ministro dei Beni culturali, li manderei tutti a casa. Negano la nostra cultura”

Sgarbi contro i presidi: 'Bisogna licenziare chi fa togliere i crocifissi dalle scuole'

Il tema della lectio magistralis è di quelli che non ti aspetti immediatamente da Vittorio Sgarbi: l'iconografia mariana. Lui, stesso, ad un certo punto, di fronte alla platea gremita del Teatro Sociale di Camogli, confessa candidamente: "Sinceramente, ero convinto di essere qui stasera per parlare dei miei ultimi libri pubblicati per La Nave di Teseo: "Novecento" parte prima e seconda".

Ma gli splendidi echi padani e, almeno onomasticamente, di Bernardo Bertolucci, di Olmo e Alfredo, sono sostituiti nella narrazione di Vittorio Sgarbi da ciò che c'è scritto nelle locandine della serata: "Poi ho aperto bene la mia agenda e mi sono accorto che questa sera dobbiamo parlare dell'immagine della Vergine nell'arte". 

Serata emozionante senza “capre”

Ne esce una serata trascinante ed emozionante, con un racconto che va da Cimabue e dal suo oro sul fondo fino alle splendide Marie di Caravaggio e di Munch, le due più inquiete, inquietanti e peccaminose e per questo più belle - passando per la Madonna "antipatica" (Sgarbi, in realtà, usa un'altra parola) e quella con l'"Angelo stalker" di Lorenzo Lotto racconta splendidamente da Vittorio. Insomma, siamo di fronte allo Sgarbi migliore, quello che racconta l'arte come nessun altro in Italia. Quello che lascia il pubblico a bocca aperta. Quello che, per una volta, lascia le "capre" nel recinto dialettico. 

Licenzierei i presidi che vietano i crocifissi

E l'unica concessione da "deputato del gruppo misto eletto nella circoscrizione Emilia-Romagna nella lista Forza Italia e oggi non iscritto a nessuna componente politica" è un riferimento ai presidi che vietano crocifissi "che sono fortunati perché non sono ministro dei Beni Culturali, altrimenti li licenzierei immediatamente tutti". Al momento, non è ancora depositata nessuna apposita proposta di legge sgarbiana, ma Vittorio è uno dei deputati più attivi, uno di quelli che interviene più di tutti in aula, e non è escluso che prima o poi trasformi il suo discorso in attività normativa.

Spiega Sgarbi: "Li licenzierei subito e senza alcun dubbio non per motivi religiosi o di dottrina. Negare il presepe o il crocefisso in aula è negare la nostra cultura, la nostra identità e le nostre tradizioni". 

Nulla di integralista

In una serata ricchissima di religione e di religiosità, nel discorso sgarbiano non c'è nulla di integralista o oscurantista. Vittorio ha dimostrato - ad esempio con la difesa con la testa e con il cuore di Mimmo Lucano di non essere schiavo degli schieramenti politici, ma solo della propria testa - di essere un libero pensatore, un Pasolini 4.0.

E la sua difesa del crocefisso e del presepe va esattamente in questa direzione: "A differenza ad esempio dell'Islam che non permette la rappresentazione della divinità ed arriva all'iconoclastia che abbiamo visto da parte dell'Isis, la rappresentazione del Divino fa parte della nostra cultura. E quindi negare la Croce o la Natività è contrastare le nostre stesse radici e la nostra storia".

Su, su fino all'immagine con cui Sgarbi spiega la necessità di licenziare immediatamente tutti i presidi iconoclasti: "Ignorano persino che quando dicono l'ora - sono le diciotto e trentacinque - in quel momento stesso dicono che misurano il tempo dopo Cristo. E, insieme a loro, tutto il mondo, cristiani e no".

Non c'è reintegro permesso contro il calendario di Vittorio.