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Mose, la mezza vittoria dell'ex sindaco Pd ed il lato oscuro del sistema Nord-Est

Assoluzione/prescrizione per l'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, i cui legali dicono di voler valutare la percorribilità di un ricorso. Quattro le condanne eccellenti: l'impianto del processo era solido e ha scoperchiato una mangiatoia milionaria

Paola Pintusdi Paola Pintus   
Mose, la mezza vittoria dell'ex sindaco Pd ed il lato oscuro del sistema Nord-Est

"Siamo soddisfatti a metà, nel senso che noi riteniamo che Orsoni non abbia ricevuto quei denari in contanti per la sua campagna elettorale: mi riferisco all'imputazione che è stata dichiarata prescritta. Ora valuteremo il da farsi". A parlare è l'avvocato difensore Carlo Tremolada, subito dopo la sentenza agrodolce che ha in parte assolto, in parte estinto per decorrenza dei termini i presunti episodi di finanziamento illecito a carico dell'ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, travolto tre anni fa dall'inchiesta sul Mose, il faraonico progetto idraulico concepito per proteggere la città lagunare dall'innalzamento delle acque. Inchiesta che, sotto la guida dei magistrati Stefano Ancillotto, Stefano Bonini e Paola Tonini  il 4 giugno 2014 portò all'arresto di 35 persone con oltre 100 notifiche di indagine. Orsoni venne tratto ai domiciliari con l'accusa di aver percepito 110 mila euro di finanziamenti illeciti utilizzati per la sua campagna elettorale, più successivi 450 mila,  tra maggio 2010 e aprile 2011 ed in gran parte in nero, nell'ambito di un giro di malaffare e di tangenti orchestrato da Giovanni Mazzacurati, a lungo presidente del Consorzio Venezia Nuova e deus ex machina degli appalti del Mose. Fu un terremoto: inizialmente il sindaco, uno stimato avvocato prestato alla politica sotto le insegne del Pd, tentò di resistere, poi su esplicita richiesta del partito si dimise, aprendo la strada al trionfo del centrodestra. 

Ieri, dopo otto ore di camera di consiglio il collegio del tribunale lagunare presieduto da Stefano Manduzio ha messo la parola fine al calvario giudiziario dell'ex sindaco di Venezia. Ma rimane l'ombra di quella assoluzione a metà, che riguarda solo la parte irrisoria dei fondi percepiti "in bianco" -circa 70 mila euro- sul totale che vale 7 volte tanto e per il quale è intervenuta la prescrizione. "Leggeremo le motivazioni per trarre le conseguenze e decidere se impugnare o meno", spiega Tremolada. "Il nostro codice infatti dice che quando matura una causa estintiva il merito può essere dichiarato solo quando è evidente dagli atti. Può essere che qui ci fosse anche solo l'incertezza, anche solo il dubbio. Cioè maturando la causa estintiva per prescrizione ad esempio non hanno potuto proscioglierci con la formula dubitativa, perchè le prove non erano sufficienti. E' da vedere a cosa preluda questa prescrizione. Per il resto", prosegue il difensore "non ho nulla da rimproverare ai giudici del dibattimento che hanno condotto benissimo il processo: qualcosa da rimproverare alla procura sui metodi usati ma la sentenza va comunque rispettata". In alcune dichiarazioni a caldo (a Repubblica, in particolare), Orsoni si era sfogato contro il "sistema" della politica e contro il PD in particolare, dicendo che bisognerebbe dare un calcio politico a chi in quel frangente decise di darlo a lui. Dice anche che dava fastidio, perchè da sindaco stava iniziando a mettere in crisi un sistema rodato. "Non commento sue dichiarazioni, dovete immedesimarvi nello stato d'animo di Orsoni che era sindaco di una delle più belle città del mondo, era uno stimato professionista e da questa vicenda è uscito sconvolto. Una vicenda che ha buttato per aria la sua vita".

L'esito dell'inchiesta e il lato oscuro del sistema Nord-Est. 

Oltre 30 udienze in tre anni, un centinaio di teste sentiti in aula, 30 patteggiamenti eccellenti, fra cui quello dell'ex presidente della Regione Veneto ed ex luogotenente berlusconiano Giancarlo Galan (due anni e 10 mesi per corruzione). E per la parte dell'inchiesta giunta in aula, alla fine, sono arrivate delle condanne importanti, fra cui quella dell'ex ministro Altero Matteoli a 4 anni di reclusione e oltre 9,5mln di euro di multa per corruzione. Fra gli altri, l'unica assolta con formula piena e' stata l'ex presidente del Consiglio regionale veneto Amalia Sartori (imputata per finanziamento illecito dei partiti), mentre con la formula dell'assoluzione/prescrizione sono usciti dall'aula Maria Giovanna Piva, gia' presidente del Magistrato alle acque, e l'architetto Daniele Turato. Condannato alla stessa pena di Matteoli (4 anni e nove milioni di multa) l'imprenditore romano Erasmo Cinque, con l'accusa di corruzione. Condannato anche Nicola Falconi a due anni e 78mila euro di multa per corruzione e finanziamento illecito.

Insomma, l'impianto dell'inchiesta sullo scandalo del Mose resta pienamente valido, nonostante l'assoluzione-prescrizione di Orsoni, perchè ha scoperchiato e stroncato il sistema trasversale e consolidato di corruttele, frodi fiscali e fondi neri che ruotava attorno alla una delle più grandi opere pubbliche mai commissionate in Italia, del costo di 5,5 miliardi di euro ed interamente sostenuto dallo Stato. Ne è convinto Carlo Mion, giornalista della Nuova Venezia: "Attenzione a non far passare l'idea che  tutto sia stato una montatura giudiziaria e mediatica. Vero è al contrario che una mole enorme di materiali non sono entrati all'esame del processo perchè già in prescrizione: è il caso dei contenuti delle agende di Mazzacurati, (ex presidente CVN n.d.r.) zeppe di date, nomi ed appuntamenti, che avrebbero potuto offrire spunti per l'apertura di molti altri filoni di inchiesta, che però davanti all'imbuto della prescrizione hanno probabilmente determinato una scelta di priorità da parte degi inquirenti. Quest'inchiesta- conclude-ha avuto il merito di svelare il lato più oscuro del virtuoso sistema nord-est, dove non si è lesinato di rubare soldi pubblici a Roma tanto quanto in altre realtà".

 

 

 

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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