Le sedute brevissime del Senato e della Camera: se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere

Ma quella di oggi a Palazzo Madama supera ogni record storico di durata e di inutilità. Ecco cosa è successo

Il Parlamento
Il Parlamento

Di sedute brevi o francamente inutili, in Parlamento ne abbiamo viste moltissime. Ma quella di oggi a Palazzo Madama supera ogni record storico di durata e di inutilità. Funziona così: oggi era prevista la 276esima seduta pubblica della diciottesima legislatura del Senato della Repubblica, convocata alla 16,30 con un ordine del giorno scarno e semplicissimo: “Comunicazioni del presidente”. E, puntualmente, alle 16,30, il vicepresidente di turno, il leghista Roberto Calderoli, ha dichiarato aperta la seduta.

Giusto il tempo per il segretario d’aula, il sudtirolese Luis Durnwalder, di leggere il verbale della seduta precedente e alle 16,32 è toccato di nuovo a Calderoli e alle “Comunicazioni del presidente” di cui all’ordine del giorno.

Il problema è che tutto questo è durato solo pochissimi secondi, giusto il tempo di dire che la seduta del Senato convocata per le Comunicazioni del presidente serviva esclusivamente ad annunciare che ci sarà una nuova seduta convocata per le Comunicazioni del presidente, fra una settimana esatta.

Giuro che non è uno scherzo, che è tutto assolutamente vero.

Tanto che Calderoli, che è un maestro nel condurre l’aula, ha scandito nel suo accento bergamasco: “L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente». Colleghi, comunico che il Senato tornerà a riunirsi mercoledì 25 novembre, alle ore 9,30, con all'ordine del giorno le comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori”. 

A questo punto, dopo trenta secondi, poteva tutto finire lì

E a dare un minimo di senso alla seduta di hanno pensato gli interventi “su argomenti non iscritti all’ordine del giorno”, quella specie di Zibaldone di fine seduta in cui qualunque parlamentare può parlare di ciò che vuole: mancate risposte a interrogazioni, crisi aziendali, commemorazioni, varie ed eventuali.

E così, a prolungare di un quarto d’ora una seduta che dal punto di vista tecnico era già conclusa ci hanno pensato il pentastellato Alberto Airola, che ha polemizzato contro il veto alle interrogazioni sulle Autorità indipendenti, trovando la sponda di Calderoli che ha assicurato che ne parlerà alla presidente Casellati; il piddino Luigi Zanda che ha fatto un discorso alto e nobile sull’onore restituito all’ex sindaco di Napoli, governatore campano e ministro Antonio Bassolino dopo l’ennesima assoluzione, e la leghista sarda Michelina Lunesu che ha difeso il suo governatore Christian Solinas sull’apertura delle discoteche dell’isola a Ferragosto. 

Fino alla chiusura, stavolta definitiva,   con all’ordine del giorno: “Comunicazioni del presidente sul calendario dei lavori”, che si è arricchito di un complemento di argomento rispetto a quello odierno. E scusate se è poco.

Il punto è che, dall’inizio di novembre fino a quella data, le sedute di Palazzo Madama sono state solo sei: il 2, il 3, il 10, l’11 e il 12, più quella odierna, sempre che vogliamo contare i trenta secondi di oggi come una seduta “vera” all’interno di una settimana dedicata esclusivamente ai lavori delle commissioni.

Peraltro, non è che anche alcune delle altre giornate siano state massacranti: se è vero che la seduta del 2 novembre, un lunedì, inizialmente non era prevista e che è stata aggiunta per “Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla situazione epidemiologica e sulle eventuali ulteriori misure per fronteggiare l'emergenza da Covid-19 e conseguente discussione” quella di giovedì scorso, il 12, è stata dedicata esclusivamente al question time, le interrogazioni a risposta immediata – a cui generalmente partecipano solo i presentatori delle stesse e i ministri che devono rispondere, oltre a qualche stoico senatore interessato - aperta alle 9,30 e con lo “sciogliete le righe” alle 10,47, un’ora e 17 minuti comprensivi degli interventi di fine seduta.

Ma se Palazzo Madama piange, Montecitorio non ride.

Dopo il voto sulle comunicazioni di Conte, sempre lunedì 2, come al Senato, si è votato sulla legge Zan contro l’omofobia e su alcune altre leggi il 3, il 4 e il 5 novembre, con giornate parlamentari intensissime e anche il 6 è arrivata l’informativa sulla divisione dell’Italia in zone da parte del ministro della Salute Roberto Speranza a “rincicciare” l’ordine che del giorno del venerdì che prevedeva originariamente solo interpellanze e interrogazioni.

Poi, però, dal 10 novembre in poi l’aula di Montecitorio si è riunita solo per le risposte alle interrogazioni e alle interpellanze, anche in questo caso frequentate solo da presentatori e da ministri, viceministri e sottosegretari che rispondono e dai membri dell’ufficio di presidenza – vicepresidenti di turno e segretari - che devono esserci per forza.

Martedì 10 la seduta è durata dalle 11,05 alle 12,40.

Mercoledì 11, quando erano previste le interrogazioni a risposta immediata, il question time, la seduta è durata ben due ore, dalle 15 alle 17. Il punto è che di queste due ore, un’ora intera, dalle 15,55 alle 16,55 la seduta è stata sospesa per la riunione della conferenza dei presidenti dei gruppi.

Giovedì 12, pausa per riposarsi.

Venerdì 13, ancora interpellanze, dalle 9,30 alle 12,30.

Sabato 14, domenica 15, lunedì 16 nuova pausa dopo questa seduta fiume.

Martedì 17 seduta durata dalle 11 alle 11,30, ma con cinque minuti di sospensione dalle 11,15 alle 11,20 perché il sottosegretario all’Università Peppe De Cristofaro di Leu era rimasto bloccato nel traffico, peraltro “graziato” dal vicepresidente di turno, il renziano Ettore Rosato, che non l’ha sgridato per il ritardo, a differenza di quanto era successo dieci giorni fa al senatore pentastellato Stanislao Di Piazza, sottosegretario al Lavoro, duramente redarguito dall’altro vicepresidente di turno, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia che ha sospeso la seduta per un quarto d’ora con tanto di “cazziatone” al reprobo: “Avrebbe dovuto rispondere il sottosegretario Stanislao Di Piazza, che in questo momento però non è presente, mi dispiace. Credo che, se siamo proprio fortunati o fortunatissimi, mentre io spendo queste due parole, il sottosegretario Di Piazza potrebbe entrare in Aula e quindi tutto si comporterebbe secondo il suo ordine naturale; ma comunque ciò non può accadere e quindi stigmatizzo il comportamento del Governo: il Parlamento italiano è una cosa seria, il Governo, quando ci sono le interpellanze, si deve far trovare pronto, non è un circolo bocciofilo questo. Il Governo non può obbligarci a sospendere la seduta a causa dell'assenza di chi dovrebbe comunque rispondere alle interrogazioni e alle interpellanze, in presenza di parlamentari che sono venuti qui appositamente per avere le risposte da parte del Governo. Il sottosegretario Di Piazza, nel frattempo, non ci ha raggiunti e quindi sospendo la seduta per cinque minuti”. In realtà, poi la sospensione è durata un quarto d’ora. E Rampelli ha raddoppiato la dose, come i prof del “Collegio” con gli indisciplinati Bettin e Crivellini: “La seduta è ripresa. Il Governo è tornato in Aula. Raccomando il Governo, non ovviamente per una questione di cortesia, ma di rispetto per il Parlamento, a farsi trovare pronto per lo svolgimento delle interpellanze, perché non è tollerabile che il Governo non sia presente in Aula quando deve compiere il suo dovere e rispondere alle interpellanze dei deputati”. Tanto che al malcapitato Di Piazza non è rimasto altro che cospargersi il capo di cenere: “Chiedo scusa, ma ci sono stati tutta una serie di intoppi dovuti anche allo sciopero dei taxi”. 

Oggi, nuovo question time dalle 15 alle 16, un’ora netta e anche lorda, con gli interventi di fine seduta.

Domani, niente seduta.

E’ giusto riposare un po’.