In Veneto e Friuli le scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio. Ecco le date nelle altre Regioni

Il governatore Zaia firma l’ordinanza: "Non prudente riaprire per il bene della comunità". Anche le Marche verso la chiusura

In Veneto e Friuli le scuole superiori chiuse fino al 31 gennaio. Ecco le date nelle altre Regioni
TiscaliNews

In Veneto le chiusura delle scuole superiori si protrarrà fino al 31 gennaio. Lo ha annunciato ai giornalisti il presidente regionale Luca Zaia, che ha firmato un'ordinanza in questo senso. "Non ci sembra prudente - ha aggiunto il governatore- in una situazione epidemiologica in Italia riaprire le scuole. Questo è ciò che dobbiamo fare per il bene della comunità oggi. Ringrazio - ha proseguito Zaia - la direttrice scolastica regionale Palumbo, ho parlato con gli assessori, ho avvisato il Prefetto di Venezia Zappalorto. Credo che molti colleghi faranno un provvedimento simile. Non abbiamo problemi nei trasporti, lo voglio chiarire".

Zaia: "Non è decisione politica"

La chiusura delle scuole superiori fino al 31 gennaio in Veneto "non è un problema politico, perché le ordinanze sono sul profilo sanitario", ha precisato il presidente del Veneto. "La Regione - ha proseguito Zaia - può intervenire con ordinanze sul rischio sanitario, non è in contraddizione con le norme nazionali. Non mi sorprende che la ministra Azzolina si batta per la riapertura, perché è il ministro dell'Istruzione, ma in questo momento non è prudente. Quando abbiamo portato l'accordo delle Regioni sui protocolli per la riapertura non eravamo arrivati a questa situazione. La situazione sta degenerando - ha concluso - e bisogna rispondere con misure ad hoc".

Friuli, Dad fino al 31 gennaio

Anche il Friuli Venezia Giulia segue la strada del Veneto. "La didattica a distanza al 100% per le Scuole superiori viene prorogata al 31 gennaio. E' una scelta di responsabilità che supera il consenso di chi voleva un rientro veloce e ampio a scuola, e mira a tutelare la salute dei ragazzi e di tutto il personale della scuola", spiega l'assessore regionale all'istruzione Alessia Rosolen, annunciando la nuova ordinanza del presidente Massimiliano Fedriga. "Vogliamo una scuola aperta ma che garantisca una condizione di salute", aggiunge, evidenziando che le condizioni dell'epidemia ancora non garantiscono tali condizioni. E conclude: "quando un sistema apre, deve avere garanzie che rimanga aperto".

Le altre Regioni

Anche nel Lazio si prende in considerazione l'ipotesi di spostare la data di apertura delle scuole superiori all'11 o al 18 gennaio, ma le decisioni definitive devono ancora essere prese. Così pure nelle Marche, dove l'orientamento è riaprire il 1 febbraio. Anche in Puglia non è escluso un rinvio delle lezioni in presenza. La Lombardia si dice pronta alla riapertura delle scuole però, spiegano dalla Regione, il buon senso impone di capire cosa succederà nei prossimi giorni. Chi sicuramente partirà il 7 gennaio è la Toscana. Anche in Sicilia la scuola si prepara per la riapertura il 7 o l'8 gennaio, con le superiori eventualmente al 50% fino al 18 gennaio. In Campania le scuole riapriranno lunedì 11 gennaio, ma torneranno in classe solo gli alunni della scuola dell'infanzia e delle prime due classi della scuola primaria. In Sardegna è stata messa a punto una nuova mappa per il ritorno a scuola il 15 gennaio: orari flessibili, più mezzi di trasporto e più controlli, anche con l'aiuto dei volontari, per evitare ressa davanti ai cancelli. A partire dal 18 gennaio sarà valutata dal punto di vista epidemiologico la possibilità del ritorno in presenza per l'intera scuola elementare e dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado.

 

Cts, il problema non è riaprire

La questione non è riaprire le scuole ma verificare se ci sono le condizioni per poi mantenere questa decisione. Lo ha detto il segretario del Comitato tecnico scientifico, Fabio Ciciliano, in un'intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. "La cosa più importante - ha sottolineato Ciciliano - non è tanto riaprire le scuole ma cercare di tenerle aperte. Rischiare di riaprire le scuole e doverle poi richiudere tra una decina di giorni o tra due settimane. È una cosa che il Paese non si può permettere perché sarebbe la testimonianza provata del fatto che i numeri stanno riaumentando". Intanto il Tar chiede al governo una "relazione" per chiarire le evidenze scientifiche che hanno spinto a imporre l'uso della mascherina in orario scolastico per bimbi fra i 6 e gli 11 anni.