[Il documento] La scuola dei ricchi che rifiuta i disabili. Ecco il regolamento della vergogna

"Essendo la Scuola Svizzera impegnativa e multilingue - si legge nel regolamento - non è ottimale per studenti affetti da disturbi dell'apprendimento, quali: dislessia, Sindrome di Asperger, autismo e disturbi comportamentali"

La precisazione sul documento
La precisazione sul documento

Venghino signori. In questa bellissima scuola svizzera di Milano che ostenta il suo regolamento come un araldo, un genio assoluto come Albert Einstein non sarebbe stato accettato. Steve Jobs sarebbe apparso come un ragazzo contorto e problematico (in parte lo era, tuttavia aveva luce e carisma come pochi), magari bullizzato, e l'esplosivo e pirotecnico Richard Benson, l'inventore di Ryan Air sarebbe stato rispedito a casa con una diagnosi da sociopatico. Cosa unisce i tre talenti che ho citato e la scuola che oggi li metterebbe al bando? Nella loro carriera scolastica sono stati tutti e tre dislessici e discalculici conclamati. Sembra incredibile, da parte di chi si dovrebbe occupare di formazione, e da chi chiede addirittura una onerosa retta ai suoi studenti per farlo, ma c'è una scuola nella capitale del Nord, in pieno centro, in cui gli "studenti affetti da disturbi dell'apprendimento" e "i disabili" non sono benvenuti.

Il regolamento della Scuola Svizzera

Per carità, tutto è messo nero su bianco con una lingua apparentemente tecnica e algida come un ghiacciolo, con una prosa da amministratori di condominio alle prese con la suddivisione dei costi idrici. Ma non è la prima volta nella storia che le nefandezze arrivano incartate in bella copia. Stiamo parlando della Scuola Svizzera di via Appiani, a due passi da Porta Nuova: una delle 18 scuole elvetiche che hanno una sede all'estero e il privilegio di un marchio di qualità. Si tratta addirittura di un istituto che ha una tradizione importante (alle spalle). Una scuola aperta un secolo fa: nella primavera scorsa, tuttavia, la scuola svizzera meneghina ha pensato bene di approvare un nuovo regolamento nel quale, per la prima volta, il Consiglio direttivo introduce una norma su cui non possono esserci equivoci: "Essendo la Scuola Svizzera impegnativa e multilingue - si legge nel regolamento - non è ottimale per studenti affetti da disturbi dell'apprendimento, quali: dislessia, discalculia, Adhs, Sindrome di Asperger, autismo e disturbi comportamentali".

La Scuola Svizzera di Milano

Il primo orrore è evidentemente frutto dell'evidente ignoranza della materia da parte di chi ha scritto questo regolamento. La scuola "impegnativa" non sa che tutti questi casi citati hanno storie e forme di manifestazione o intensità totalmente diverse: spesso i ragazzi che rivelano uno o più di uno di questi disturbi dell'apprendimento ricordati hanno anche enormi talenti compensativi, doti straordinarie, memoria fotografica sorprendente. Ma perché curarsene dopotutto? La scuola elvetica meneghina ha le idee così chiare sul piano della diversità che alla riga successiva sistema anche i disabili: "Essendo l'edificio su più livelli, privo di ascensore - si legge nel regolamento - non è altresì una scuola adatta a studenti con gravi handicap motori". Evvai. Così anche gli handicappati sono stati sistemati. Evidentemente i dirigenti della scuola ignorano che in tutte le altre scuole italiane esiste l'obbligo di mettersi a norma per facilitare l'accesso a chiunque abbia gravi impedimenti, che è l'esatto contrario di discriminare i più deboli, con la constatazione apparentemente asettica che poveretti sono loro a non farcela.

Il bello è che questo concetto è esattamente quello che prova a ribattere l'avvocato Luca Corabi De Marchi, presidente della Scuola Svizzera, nella sua maldestra autodifesa: "Non volevamo essere discriminatori, né escludere nessuno. Volevamo semplicemente avvertire i genitori interessati che il percorso scolastico non è semplice, perché basato sull'insegnamento in più lingue". Avendo una certa esperienza con bambini dislessici e discalculici - sono il 3% del paese, due milioni di anime - potrei spiegare all'avvocato che i loro deficit cognitivi spesso regrediscono con molta più velocità di quella con cui si manifestano, che talvolta scompaiono del tutto, che l'unico luogo in cui questo miracolo diventa possibile è la scuola, che gli unici in grado di dargli la sicurezza sono i loro professori. Poi mi sono riletto quello che ha detto l'avvocato Corabi De Marchi (io diffido sempre di chi ha più cognomi che idee) e mi sono reso conto che la sua ansia di crescere studenti "normodotati" gli inibisce qualsiasi capacità di aprirsi a questo universo.

Il regolamento era la barriera architettonica con cui proteggere la sua scuola, non l'ostacolo di qualche gradino in una bellissima palazzina d'epoca. Poco male: basterà tenersi lontani da questa scuola. Diceva Oscar Wilde che "Visto da vicino nessuno è normale". Ma questa diversità è pur sempre una ricchezza, rispetto a chi si rivela platealmente mediocre. Anche - come in questo caso - visto da lontano.