[Il retroscena] Aiuto, scoppia anche il centrodestra. Le dieci fratture tra Salvini e Berlusconi. E l’incubo del quarto petalo

Dalla Sicilia alla firma dal notaio, dal Ppe all’euro, dai candidati premier alla data delle elezioni, non c’è una sola cosa su cui i tre soci della destra siano d’accordo. E Matteo e Giorgia non escludono di poter fare “anche da soli”

Matteo Salvini e Silvio Berlusconi
Matteo Salvini e Silvio Berlusconi

Lo strappo più grave è avvenuto in Sicilia una settimana fa: l’invincibile armata raccontata dalla retorica del centrodestra ha già perso una divisione, importante, la Lega di Noi con Salvini. L’unico consigliere eletto è passato all’opposizione, Musumeci è passato da 36 a 35 seggi su 70 e così ha “perso” la maggioranza.  

L’ultima provocazione è di ieri: persino la dolce Giorgia fa le pernacchie ai suoi compagni di strada. Li aveva messi intorno ad un tavolo in Sicilia prima del voto e, tra un bisticcio lessicale tra arancino e arancina,  aveva strappato un patto a tre che ha portato in dono l’isola. Domenica la dolce Giorgia ha detto: “Sapete che c’è ragazzi, se mi scocciate ancora un po’ me ne vado da sola”. Tanto con il 3 per cento di sbarramento, i consensi in crescita (ormai stabili oltre il 5%), l’onda identitaria che monta, il valore aggiunto di essere l’unica donna in una sfilza di leader uomini, c’è il caso che sia “quasi meglio andare da soli e poi se ne riparla”.

Siamo talmente affascinati dalla sistematica capacità a sinistra di distruggere leader e progetti, che quasi-quasi ci perdiamo lo spettacolo in corso nell’altra metà campo, quella del centrodestra. La campagna elettorale è ufficialmente partita il 25 novembre a Milano con quella due giorni simil-Leopolda organizzata da Maria Stella Gelmini e Paolo Romani. Dei leghisti neppure l’ombra. Anche perché il giorno prima era iniziato un cannoneggiamento alzo zero che non solo è in corso ma non accenna a diminuire.

Dieci fratture  

Il giorno prima il Cavaliere si era molto arrabbiato perché il socio Salvini, forse affascinato dai contratti 5 Stelle, aveva annunciato in tv e via social, che era il caso di fissare un appuntamento dal notaio per blindare la coalizione a tre in un patto di ferro. Su un punto soprattutto: nessun inciucio post voto tra Forza Italia e il Pd di Matteo Renzi. Berlusconi ha saputo dell’originale invito mentre era qualche giorno a Merano per relax. E’ tornato subito ad Arcore e ha detto: “Questo è l’ennesimo affronto di Matteo (Salvini, ndr), l’ennesima provocazione: i patti tra gentiluomini si stringono con una stretta di mano, altro che notaio”. Era giovedì (il 23 novembre).

Arriva domenica (26) ed è subito pronto il terzo siluro: questa volta è Silvio che va in tv (ospite da Fazio) e annuncia urbi et orbi che l’ideal-tipo del candidato premier è “il generale dei carabinieri in pensione Leonardo Gallitelli, uomo sulle cui capacità nessuno può nutrire dubbi”. E’ sera e al leader della Lega gli va la cena per traverso. Chiaramente una provocazione – ma neppure tanto perchè Gallitelli è stato, come si dice in gergo, sondato -  il cui significato è: inutile che Salvini insista, non sarà mai il candidato premier. In un botta e risposta degno dei migliori duelli, il Matteo verde replica: “A Berlusconi chiedo serietà: un’alleanza c’è se c’è serietà. Non puoi candidare Marchionne, Draghi, Tafani, Montezemolo, Gallitelli, non è il fantacalcio”. Gallitelli aspetta silente nel suo ufficio Antidoping  al Coni.

Divisi anche sulla giustizia

In Sicilia Salvini e Meloni insieme hanno preso il 5,6%, tanto in assoluto, abbastanza per far scattare il quorum (5%) ed eleggere due consiglieri. Solo che uno, quello in quota Meloni, entra in giunta. Per il salviniano, nulla da fare. Esce dalla maggioranza, va all’apposizione e mette nei guai Musumeci (che resta in 35 su 70). Brutto segnale. Succederà così anche a livello nazionale? Il giorno dopo ognuno per la sua strada?

Il resto accade in settimana. Mercoledì Forza Italia vota in aula alla Camera contro la Lega su un tema caro a Salvini: cancellare sconto di pena e il rito abbreviato per i colpevoli di omicidio e stupro. Il paradosso è che il Pd vota con la Lega, Forza Italia. Salvini perde le staffe: “Come si fa a palare di ministri e sottosegretari e programma comune quando non c’è neanche il minimo accordo sul fatto che un assassino e uno stupratore non possa avere uno sconto di pena?”. Già, come si fa? “Qualcuno deve chiarirsi le idee” aggiunge Salvini che la scorsa settimana ha convocato punti stampa un giorno sì e l’altro pure per inseguire l’alleato indisciplinato. 

Il fine vita e il “quarto petalo”

Berlusconi punta su una forza di centrodestra moderata. Lui con gli eccessi di Salvini non vuole averci a che fare. Mica è facile… Su un tema delicato, personalissimo, di civiltà come quello della legge sul fine-vita Forza Italia ha giustamente lasciato libertà di coscienza. E’ mercoledì quando, convocate per l’ennesima volta le telecamere per il gioco della ripicca con Berlusconi, Salvini se ne esce con una delle frasi più infelici degli ultimi mesi: “Io mi occupo dei vivi e non dei morti”. E’ una secchiata di ghiaccio sull’alleanza perché il patto tra moderati dovrebbe prevedere che su certi temi l’agonismo politico non puo’ passare. 

Su tutto questo aleggia da un paio di settimana l’incubo del “quarto petalo”. Berlusconi ha aperto, senza nasconderlo, il cantiere per imbarcare liste satelliti di centristi (Rotondi e Fitto), ex di ritorno (Quagliariello e Augello) Scelta civica (Zanetti), liste e listarelle che se non raggiungono il 3% poco importa visto che travasano i loro 0-virgola alla casa madre, Forza Italia. “Non è serio, non possiamo fare l’arca di Noè con dentro poltronari e riciclati” è la stroncatura di Salvini che teme di dover persino sopportare il ritorno di un pezzo degli alfaniani. 

Poi c’è tutto il resto. Che è tanta roba. Ok alla flat tax, ma per Salvini deve essere al 15% e per Berlusconi non può essere sotto il 23. Per Salvini va ridiscussa la permanenza nella moneta unica e nei trattati Ue, “chiariscano gli alleati se ci vogliono come succursale della Merkel, perchè nel vaso io non ci sto”. Berlusconi dice di “averlo convinto a restare nell’euro”. Il Cavaliere ha già in mente il governo, 20 ministri di cui 12 tecnici e 8 politici. “Ma di che parla questo?” taglia corto ogni volta Salvini sempre più stizzito nel dover inseguire le uscite di un alleato fuori controllo. 

Litigano anche su candidato governatore nel Lazio, figurarsi cosa può succedere – e non solo tra alleati – quando usciranno i collegi e ci sarò da fare le liste.

 

Divisi contenti e cinici

Litigano tutti i giorni Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ma non romperanno. Il sistema elettorale spinge chi ci riesce a formare un simulacro di coalizione per moltiplicare i seggi. Forza Italia e Lega saranno però sempre in competizione perché è necessario per entrambi dimostrare di avere più voti dell’altro. Per dare le carte dopo. E perché chi prende più voti potrà esprimere il candidato premier.  Ecco perchè sarà una campagna elettorale bestiale: botte da orbi tra coalizioni. Ma anche all’interno delle stese coalizioni. Da questo punto di vista i 5 Stelle potrebbero avere un problema di meno.