[L’analisi] Il delfino della destra italiana meridionale finisce il carcere e Dell’Utri non esce. Le scalate tra politica, mafie e potere

Il giovane collaboratore del Cavaliere, il fondatore dell’impero di Publitalia, il senatore della Repubblica era colluso con Cosa Nostra. E in questi anni il detenuto Dell’Utri ha cercato in tutti i modi di evitare il carcere. Con Scopelliti invece la magistratura ha processato e condannato un sistema di potere che ha fatto affari con la Ndrangheta

Marcello Dell'Utri e Giuseppe Scopelliti
Marcello Dell'Utri e Giuseppe Scopelliti

Il grande buco nero  del passato torna prepotentemente attuale trasformandosi in un vortice che trascina nell’abisso del carcere anche l’ex “enfant prodige” della destra meridionale, Giuseppe Scopelliti.  

Era una promessa negli anni Ottanta, gli anni del dopo Moti di Reggio Calabria. E aveva scalato i gradini del potere in giovanissima età. Non aveva ancora trent’anni ed era già presidente del Consiglio Regionale, poi per due legislature è stato il sindaco più amato d’Italia, di Reggio Calabria. E poi governatore della Calabria. Finisce in carcere per abuso e falso, come se fosse stato beccato mentre truccava le carte di un tavolo di poker.

In realtà la magistratura ha processato e condannato un sistema di potere che ha fatto affari con la ndrangheta, in parte si è radicato nella Milano che fu da bere.  E dunque è come se scontasse non solo la pena per quel buco nero del bilancio comunale che ebbe conseguenze tragiche con il suicidio della dirigente comunale Orsola Fallara. Come non ricordare che il governo ha sciolto per infiltrazioni mafiose il consiglio comunale di Reggio Calabria per episodi e presenze indecenti quando sindaco era proprio Scopelliti.Mentre Scopelliti si consegna nel carcere di Reggio Calabria, nelle stesse ore arriva da Bruxelles la conferma che la cella dove sta scontando una pena a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, per Marcello Dell’Utri rimarrà sbarrata.

Il giovane collaboratore del Cavaliere Silvio Berlusconi, il fondatore dell’impero di Publitalia, il senatore della Repubblica era colluso con Cosa Nostra. E in questi anni il detenuto Dell’Utri ha cercato in tutti i modi di evitare il carcere.  Prima tentando di espatriare in Libano poi giocandosi la carta della revisione del processo e infine il ricorso alla Corte Europea per i diritti umani, che gli ha negato la sospensione della esecuzione della pena.

Si è dichiarato gravemente malato, ma questo per i giudici non ha comportato la sua scarcerazione per motivi medici. Dell’Utri è riuscito a mobilitare ex colleghi di partito e una opinione pubblica allergica alla politica che viene processata. Ma tutto ciò non si è tradotto in un risultato positivo per l’ex manager Publitalia. Giuseppe Scopelliti e Marcello Dell’Utri, due storie diverse. Ma in fin dei conti anche simili. Perché raccontano al paese che la giustizia va difesa e tutelata. Che non esistono cittadini di serie a e di serie b. Che alla fine lo Stato di diritto vince sulla violenza, sulla corruzione, sulla mafia e sulla impunità.