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La Sciarelli indagata si difende: "Vi rivelo io il contenuto dei miei messaggini con Woodcock"

"Io non sapevo niente delle indagini Consip. Henry mi aveva detto di avere la febbre, non sapevo nemmeno che fosse a Roma. Secondo me Lillo ha telefonato a noi e poi ha contattato la vera fonte"

Ignazio Dessìdi I. D.   
Federica Sciarelli
Federica Sciarelli

Cosa si sono detti al telefono la conduttrice di Chi l’ha visto Federica Sciarelli e il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo? A leggere La Verità, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, non hanno parlato di alcun segreto inconfessabile sull’inchiesta Consip cui lavorava il pm Henry John Woodcock, compagno della presentatrice.

La telefonata

La giornalista si trova attualmente sotto la lente dei media per quel fatto e non riesce a darsi pace. L’amico di lunga data Marco Lillo con quella telefonata “fumosa” con cui chiedeva dove si trovasse Woodcock gli ha creato un bel grattacapo. “Quel giorno Lillo ha telefonato a me e io ho telefonato ad Henry”. Il risultato di questo è stato che “hanno indagato me ed Henry “, sospira la Sciarelli che aggiunge: “Secondo me lui (Lillo) ha telefonato a noi e poi ha contattato la vera fonte”.

Marco Lillo, giornalista del Fatto Quotidiano

Inevitabile che i giornalisti Giacomo Amadori e Fabio Amendolara chiedano alla conduttrice  chi sia “la gola profonda del Fatto”. “Mi dicono che tutti sanno chi è stato – risponde la Sciarelli – che è stato un carabiniere”. Questo però Lillo non lo può rivelare. Ed allora l’osservazione dell’interessata diventa colorita: “Ho capito, ma quello a noi ci ha messo nella m…a”.

Quella tentazione di "prenderlo per il collo"

Una situazione davvero singolare, se è vero che Lillo ha un rapporto confidenziale e, come osserva la stessa Sciarelli sul giornale, “è sempre carino e c’ha dell’affetto per me”. Ma – a suo avviso – “non si rende conto di cosa stia succedendo. Spero non l’abbia fatto di proposito. Nei giorni scorsi ho avuto la tentazione di andare a prenderlo per il collo”.

Quel 21 dicembre

Poi ricostruisce l’accaduto di quel 21 dicembre. “La mattina Henry mi dice che c’ha la febbre”. Mentre lei sta pensando alla puntata di Chi l’ha visto, arriva la chiamata di Lillo che vuol sapere se Woodcock è a Roma dove “le indagini su Consip sono a un punto di svolta”. Lillo chiede se sta nella Capitale. Sciarelli risponde che pensa di no. “Mi ha detto che c’ha la febbre”. E lui: “Fammelo sapere”.

Il magistrato Henry John Woodcock

Quando sente Woodcock la giornalista – stando a quanto racconta a La Verità - lo rimprovera: “Ma sei stronzo? Stai a Roma e non me lo dici? Henry a quel punto tossisce. Guarda che ho la febbre – dice – e poi attacca il telefono”.

"Mi dite cosa sta succedendo?"

Uno scambio di vedute tra fidanzati insomma. Da cui verrebbe fuori – sempre a leggere quanto dichiarato sul quotidiano - che di Consip la Sciarelli non sa nulla. Del resto “quando Henry fa le inchieste casco sempre dal pero”. Per questo la conduttrice tv dice di aver chiesto al procuratore di leggere tutti i messaggi. “In uno scrivo a Lillo: Ma tu guarda quel cazzaro, pur di non farmi sapere che combina nelle sue inchieste, mi dice che sta a Napoli e invece sta a Roma”. E ancora: “Mi dite che sta succedendo?”.

In realtà Woodcock sarebbe davvero stato a Roma quel 21, come risulterebbe dall'utilizzo nella Città eterna del suo bancomat. Ma né la Sciarelli, né Lillo, pare lo sapessero. E questo sarebbe prova della cautela con cui il magistrato si sarebbe mosso quel mercoledì, fa notare il giornale di Belpietro.

Dal visagista

La Sciarelli avrebbe per altro raccontato a delle persone di fiducia - racconta La Verità - che la “telefonata di Lillo è arrivata intorno alle 18 del 21 dicembre. Io alle 17,30 mi sposto dal montaggio e vado dal visagista”. Un momento in cui l'interessata dice di poter telefonare, ma in mezzo a tanta gente. Un luogo dove può entrare chiunque, “da Vespa alla Bruzzone che fanno Porta a Porta, La vita in diretta”, fa notare. Tutto il contrario insomma di un posto dove fare “attività di spionaggio”. Poi quando si sposta dal parrucchiere” è ancora peggio”, con quel "phon acceso".

"Non vedo l'ora che i magistrati leggano i miei sms"

Quanto ai messaggini e alle chat la Sciarelli sembra poco preoccupata. “Ai magistrati romani ho spiegato tutto e non vedo l’ora che leggano i miei sms e i miei Whatsapp”, afferma. Si tratterebbe infatti di comunicazioni abbastanza banali. “Come stanno Tatone e Tatozza che so’ i due cani. Oppure Ma mo’ fa freddo”, spiega. E aggiunge: “Pensa, Henry, un magistrato, è indagato per cose del genere. Non vedo proprio l’ora che escano i nostri messaggi e non escludo che possa renderli pubblici io”. In quei messaggi insomma si parlerebbe solo di cose personali tra i due. Le difficoltà di vedersi spesso, di farsi “i regali di Natale”. “Schegge di vita racchiuse nel suo telefonino. Messaggi che – a sentire lei – la “procura fa fatica a decrittare. Perché “non riescono ad aprire il mio Blackberry che è più complicato rispetto all’Iphone”, dice. Intanto, essendo rimasta senza cellulare, i familiari delle persone scomparse ora “mi telefonano giorno e notte a casa”. 

Ignazio Dessìdi I. D.   
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