[Il commento] Puoi dire "scendi il cane" e "siedi il bambino", manca solo "escile": la Crusca corre ai ripari

I lettori chiedono al massimo organo regolatore della lingua italiana. E arriva un verdetto a sorpresa. Poi precisato in corsa. Finché dura

Uso di 'uscire' con complemento oggetto, altro problema. A destra, un antico dizionario della Crusca
Uso di "uscire" con complemento oggetto, altro problema. A destra, un antico dizionario della Crusca
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

In una scena del libro Cuore, il bambino insegna al padre contadino a memorizzare e scrivere le coniugazioni dei verbi, e quello, sotto sforzo, azzarda un "coloro fussero". E il figlio: "Furono, papà, furono!". Ha un sapore così, di italia popolare, sgrammaticata, simpatica e un po' affaticata, la spiegazione data dall'Accademia della Crusca ai numerosi lettori che chiedevano (vedi qui in dettaglio) se sia ormai accettabile e scrivere il verbo sedere con l’oggetto diretto di persona: siedi il bambinosiedilo lì. Siamo a un passo dal permesso di scrivere (anche a scuola) "scendi il cane" senza che nessun prof ti bacchetti a suon di segnali in penna rossa sul foglio e conseguente votaccioA sorpresa, la Crusca, massimo organo regolatore degli usi scritti e parlati dell'italiano, stabilisce che:"È lecita allora la costruzione transitiva di sedere? Si può rispondere di sì, ormai è stata accolta nell’uso, anche se non ha paralleli in costrutti consolidati con l’oggetto interno come li hanno salire o scendere (le scale, un pendio). Non vedo il motivo per proibirla e neppure, a dire il vero, per sconsigliarla. Ma certo è problematico definirla transitiva perché la prova di volgere il verbo al passivo (accertata invece ormai per salire, specie nel linguaggio alpinistico col valore di scalare: la cima è stata salita da…) non sembra per ora reggere". Quindi un "si può fare" anche se restano dei punti critici. Ma il Web non guarda a queste sottigliezze, e la notizia arriva pure sui giornali.

Viva le sgrammaticature popolari: anzi, no

Di fronte alle reazioni inorridite di chi vuole salvaguardare il bello scrivere e pensare, in un mondo di social e chat invasi da "nn hai capito", "qual'è" e "ke kosaaaaa?", di avanguardie terrapiattiste e di antivaccinisti secondo cui ogni iniezione su bimbi e adulti è parte di un gigantesco esperimento di schiavitù, e di fronte ai trionfalismi che diventavano "virali" (non nel senso dei vaccini) di chi festeggiava le forme dialettali accolte nell'italiano dai massimi guardiani della lingua, la stessa Accademia ci ha tenuto a chiarire che siedi il con complemento oggetto si può dire, ma non scrivere. Il presidente della Crusca, Claudio Marazzini, ha immediatamente spiegato il senso del via libera dato dal collega Colletti: "Ha guardato con simpatia a una spinta innovativa che trasferisce un modo di dire popolare, accettandola nell’eccezione della quotidianità e delle situazioni familiari. Naturalmente se viene trasportato nella grammatica della scuola nascono dei problemi perché l’insegnante sarà comunque chiamato a correggere quelle forme nell’italiano scritto e formale". 

La regola dice che non si può scrivere

In sintesi: il grammatico deve mantenere salde le regole della lingua, a maggior ragione di quella scritta. L'uso ammesso nel parlato non si può trasferire nello scritto, lingua formale. Peccato: gli estimatori di Emily Ratajkowski e delle tante sue emule che si fotografano i seni sui social (o non li fotografano abbastanza) erano già pronti a chiedere lo sdoganamento definitivo del poco elegante tormentone escile. Ma la Crusca non ci sta e fa giustamente barriera. Come continua a farla sull'uso dei congiuntivi (in via di sparizione nel parlato) e come lo fa contro gli "inglesismi" gratuiti, almeno finché l'uso comune di "cliccare" e "chattare" impone la loro introduzione nel vocabolario della lingua italiana. Barriera fragile, quindi.