Discoteche Sardegna, blitz di Polizia e Carabinieri. Solinas: "Non sapevo di parere negativo". Dalla Procura colpo di scena

L'ordinanza sarebbe arrivata dopo la mail favorevole di uno degli esperti che, però, avrebbe parlato anche a nome degli altri. Verso l'archiviazione. Il governatore: "Messa in moto la macchina del fango"

Il governatore della Sardegna Solinas (Ansa)
Il governatore della Sardegna Solinas (Ansa)
TiscaliNews

Dopo il blitz della Polizia nel palazzo della Regione Sardegna, sono stati i carabinieri e perquisire gli uffici dell'Assessorato regionale della Sanità, a Cagliari. I militari del comando provinciale di Sassari e del Nucleo di ispettorato del lavoro, su delega del procuratore di Tempio Pausania Gregorio Capasso, che coordina l'attività avviata sin da agosto per accertare se nel territorio gallurese vi siano state negligenze o omissioni di rilievo penale che abbiano contribuito a incrementare il bollettino dei decessi e dei contagi nel Nord Sardegna, hanno acquisito documenti con l'obiettivo, come già per l'indagine della Procura di Cagliari, di risalire all'esistenza o meno di un parere del Comitato tecnico scientifico della Regione che supportasse la decisione politica assunta dal presidente Christian Solinas. Ma nel corso del sopralluogo a Cagliari i militari hanno acquisito anche altre carte utili per accertare possibili violazioni delle norme anti-contagio nei locali notturni della Gallura.

"Il parere del Comitato tecnico scientifico sardo c'è ed è favorevole". Sono le prime indiscrezioni che si apprendono da fonti giudiziarie in Procura a Cagliari sull'inchiesta per epidemia colposa aperta dopo la trasmissione Report sull'ordinanza del governatore Christian Solinas che l'11 agosto diede il via libera alla riapertura delle discoteche in Sardegna, con il conseguente incremento di contagi. Il giorno dopo il blitz della polizia alla Regione per acquisire i documenti emergerebbe dunque che l'ordinanza sarebbe arrivata dopo la mail favorevole di uno degli esperti che, però, avrebbe parlato anche a nome degli altri.

Verso l'archiviazione

L'indagine della Procura di Cagliari, dunque, secondo quando apprende l'ANSA, va verso l'archiviazione, almeno per quanto riguarda la parte sul reato di epidemia colposa. Sono due, forse tre, le persone informate sui fatti che verranno sentite nelle prossime ore dal pool di magistrati guidati dall'aggiunto Paolo De Angelis (composto dai sostituti Daniele Caria, Guido Pani e Maria Virginia Boi), ma solo dopo che gli investigatori studieranno le carte acquisite ieri in Regione. Si tratta dei consiglieri regionali che a Report hanno ipotizzato pressioni da parte dei gestori delle discoteche per non farle chiudere. Un esame che però potrebbe chiudersi già in poche ore, visto che l'email cruciale - quella col parere favorevole - sarebbe già nelle mani degli inquirenti. Nel frattempo la Procura di Tempio Pausania - competente per il territorio della Gallura - sta effettuando un'indagine per capire se ci sia realmente stato un incremento dei contagi così da verificare se esista un eventuale nesso di causalità tra apertura delle discoteche e diffusione dell'epidemia in Sardegna.

Il blitz in Regione

I documenti relativi alla procedura burocratica che l'11 agosto ha portato il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas a emanare l'ordinanza che diede il via libera all'apertura delle discoteche sono stati acquisiti dalla Polizia su ordine della Procura di Cagliari che ha aperto un fascicolo su epidemia colposa. Come riportano i due quotidiani sardi, tra i documenti prelevati dalla Squadra mobile nel palazzo regionale, ci sono le ordinanze e i pareri dei componenti del Comitato tecnico scientifico sui quali Solinas aveva basato la decisione.

"Messa in moto la macchina del fango"

Il documento del Comitato tecnico scientifico sardo con il parere negativo sull'apertura delle discoteche "l'ho letto solo in queste ore, e rientrava in una corrispondenza interna con l'assessorato regionale alla Sanità: era riferito a un'altra vicenda, a delle linee guida mai emanate in seguito. Il 6 agosto non c'era alcuna ordinanza regionale e le discoteche erano aperte in virtù del Dpcm in tutta Italia", afferma il governatore, in un'intervista a Repubblica in cui denuncia: "Si è messa in moto la macchina del fango per colpire una regione che è più sana di altre".

In merito all'ordinanza regionale sulla riapertura delle discoteche, datata 11 agosto, "il Cts, esprimendosi su altri documenti, aveva proposto sei motivi di criticità, che sono stati tutti soddisfatti nella stesura della successiva ordinanza", spiega Solinas.

“Ad avermi convinto più di altri l'intervento di Zedda”

"Il provvedimento tiene conto, poi, di due elementi fondamentali. Primo, i dati sanitari. Il tasso di contagio era prossimo allo zero. Il secondo è l'ordine del giorno del Consiglio regionale con cui si impegnava la giunta ad adottare atti idonei alla riapertura dei locali. Ad avermi convinto più di altri - racconta il governatore - è stato l'intervento di Massimo Zedda dei Progressisti (ex sindaco di Cagliari, ndr) con cui si paventava il rischio di ordine pubblico, oltre che sanitario, per via delle tante feste private e fuori controllo, degli assembramenti in spiaggia e piazze che si sarebbero tenuti nel nostro territorio a ridosso di Ferragosto in caso di mancata riapertura dei locali".

La replica dell'ex sindaco 

"Il presidente della Regione ascolta poco e non capisce quello che gli si dice. Oppure, come di suo solito, cerca di spostare l'attenzione dalle domande alle quali non risponde da mesi". Così il consigliere regionale dei Progressisti ed ex sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, replica a Christian Solinas che nell'intervista rilasciata a Repubblica sostiene che sarebbe stato un intervento di Zedda a convincerlo a riaprire le discoteche. Ora, "il presidente deve chiarire se i fatti gravi e inequivocabili raccontati da esponenti della sua maggioranza corrispondano al vero, perché non è possibile gestire i gravi problemi generati da una pandemia mondiale senza la minima trasparenza". La verità, conclude Zedda, "è che il presidente non ha il controllo della situazione, non solo in questo caso, ma su tutta la gestione della sanità in Sardegna".