[La polemica] Il salumiere diventato eroe costretto alla fuga perché lo Stato è impotente

E’ come se ogni potere, pur onesto, vivesse stanco, fiacco, rassegnato. Si è sgretolata la regola comune che tiene insieme la società civile. Napoli, oggi, questo è: tanta bellezza in tanto sonno

Ciro Scarciello
Ciro Scarciello

La vicenda della salumeria di Ciro Scarciello, nella Duchesca, a Napoli ha dentro di sé così tanti simboli da rappresentare, da sola, la complessità della città in questo momento. Un mondo di contraddizioni e nodi, senza nemmeno poter dare la colpa a qualcuno, se non ad un concetto ormai così astratto di Stato da non significare più nulla. E’ lo stesso salumiere a confermarlo quando dice: “qui sono venuti tutti, sindaco, assessori, presidenti ma ognuno di questi mi sembrava non avere alcun potere”. Nessun potere, ecco. Napoli oggi è fondamentalmente questa: un luogo dove le autorità non sono tali.

La Duchesca

Ma chi è Ciro Scarciello? E’ un commerciante di un rione molto popolare e molto problematico del capoluogo campano. Un quartiere che fa da cerniera tra la stazione centrale di Piazza Garibaldi, la famosa Forcella e il lungo rettifilo di Corso Umberto primo, tra via Maddalena e via Mancini. La Duchesca è nota a Napoli per un fitto mercato all’aperto, soprattutto di abbigliamento e scarpe, quasi tutte con marchi noti e falsificati, in alcuni casi anche con merce rubata. Il tutto mescolato al commercio regolare, come se non ci fosse differenza. Vero e falso, uno vicino all’altro, uno sull’altro, a non lasciare più distinguere la cosa giusta dalla cosa sbagliata.

La sparatoria

Alla Duchesca, mesi fa, accadde un fatto di cronaca: una sparatoria di baby camorristi all’indirizzo di ambulanti stranieri, che pare si fossero ribellati a un giro di racket. Durante il raid fu ferita anche una bambina che passeggiava col padre. Titoli sui giornali, grande attenzione mediatica. Una troupe di Chi l’ha visto entra nella salumeria di Scarciello, che è a pochi passi dal fatto. Il salumiere non le manda a dire. Si sfoga davanti alla telecamera chiamando in causa tutti: abbandono, degrado, illegalità, camorra padrona del territorio.

Terra bruciata

Il video fa il giro della bacheche social. Lo scrittore Saviano lo rilancia e ne sottolinea la forza. Scarciello diventa, forse controvoglia, un simbolo. Di lì a poco denuncia, però, minacce e intimidazioni. Il suo sfogo in tv non sarebbe piaciuto ai clan. Lui è lì dal 1989 ma sente che gli si sta facendo intorno terra bruciata. Il negozio è sempre vuoto. Il mercato stesso ormai è smantellato, c’è sempre meno gente, e quella poca del quartiere non entra nella sua salumeria. Lui lancia l’allarme, la città non risponde.

Una piccola catena solidale

Si attiva, in verità, una piccola catena. Diverse associazioni, comitati, entrano in salumeria. Comprano il panino, fanno un selfie, incoraggiano Ciro a non mollare. Ma la vita quotidiana è altro. Non si compone di gesti isolati ma di cambiamento vero, profondo. Che non arriva. Dopo due mesi si fa vivo anche il sindaco, de Magistris. Stretta di mano, promesse. Foto. Fiducia, per il salumiere. Che spera si smuova qualcosa. “Non voglio niente per me – dice – ma in questo quartiere deve tornare lo Stato”.

Vince l’amarezza

Passano alcuni mesi e l’amarezza vince. Scarciello, con un post su facebook, pubblicato nei giorni scorsi, annuncia: “sabato chiudo per sempre, me ne vado”. E’ il segno di una resa. Non è cambiato niente, denuncia il commerciante. Anzi, la situazione sembra peggiorata. Il cronista Nico Falco, sul Mattino, documenta una desertificazione generale. “Saracinesche abbassate – scrive -. Di attività ai lati di via Mancini, e nei vicoli vicini, ne sono rimaste poche e ce ne saranno sempre di meno. Anche i cinesi, che in questi vicoli avevano costruito una piccola Chinatown, stanno scappando”.

Le condizioni per restare

“Il sindaco l'ho visto a marzo - dice Scarciello al Mattino - e ci siamo stretti la mano. Mi aveva parlato di riqualificazione della zona e hanno eliminato solo una cancellata abusiva. Poi avevamo un appuntamento ad aprile ma non si è presentato. Da allora, non ho saputo più nulla”. “Andare via mi rende molto triste - aggiunge- ma non ci sono le condizioni per restare: alla Duchesca non ci sono regole, la normalità è l'illegalità e non si vede nemmeno la volontà di cambiare».

La volontà di cambiare

Eccolo, lo stato di accusa. Non c’è la volontà di cambiare. C’è una resa collettiva. A cosa? All’illegalità, al caos, al degrado, alla disorganizzazione. Non solo la Duchesca. Basta attraversare tutto il centro storico, per non dire sempre delle solite periferie ormai note. Una parte antica che brilla della luce del patrimonio culturale straordinario, che si anima di flussi turistici copiosi, mai visti prima, ma che non rispetta le regole, che vive una quotidianità costellate di piccole e grandi violazioni alle norme di ogni tipo. Un mondo senza leggi, dove ovviamente prolifera chi sa muoversi nel sottobosco dell’illegalità: crimine organizzato, industria del falso e della contraffazione, contrabbando, abusivismo. Una mancanza di regole generalizzate, che alimenta una spirale di degrado urbano, di caos, di abbandono, a cui nessuno sembra avere più la forza di reagire.

Pacifica rassegnazione

Non ci sta, Scarciello, ad essere, oggi, indicato, come uno che scappa, che molla, che si arrende. “Sto qui da trent’anni”, dice. “Ora basta”. E chiama in causa, ma senza livore, con una pacifica rassegnazione, tutti. I cittadini che girano la faccia dall’altra parte, la politica che fa le passerelle ma non va oltre le chiacchiere, le istituzioni che sembrano inermi. “Pieni di buona volontà – riconosce Scarciello –  ma sembrano non avere la forza di imporre la loro idea”. Mancano, insomma, di autorità. Non c’è lo Stato, appunto. E’ come se ogni potere, pur onesto, vivesse stanco, fiacco, rassegnato. Si è sgretolata la regola comune che tiene insieme la società civile. Napoli, oggi, questo è: tanta bellezza in tanto sonno.