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“Safari della morte” a Sarajevo: ricchi turisti pagavano per sparare ai civili inermi, anche donne e bambini. Coinvolti anche italiani

La Procura di Milano sta ora indagando per omicidio volontario plurimo aggravato da motivi abietti e crudeltà.

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Cimitero Bosnia
Cimitero in Bosnia (Foto Ansa)

Hanno pagato grosse cifre di denaro alle milizie serbo-bosniache per potersi appostare attorno a Sarajevo e sparare sui civili, donne e bambini compresi, come se si trattasse di una battuta di caccia. Tra i cecchini del weekend c’erano anche italiani, partivano da tutto il Nord Italia ed erano perlopiù simpatizzanti di estrema destra con la passione per le armi. Volavano a Belgrado con una compagnia serba e da lì proseguivano in elicottero. La Procura di Milano sta ora indagando per omicidio volontario plurimo aggravato da motivi abietti e crudeltà.

Aperta un’inchiesta 

Delle "vacanze in Bosnia per fare la guerra", se ne parlava già in articoli di 30 anni fa, negli anni poi - a confermare l’orrore - si sono aggiunti testimonianze, documentari e anche uno scrittore, Ezio Gavazzeni , che forte di un dialogo con una "fonte", ha deciso di raccogliere quel materiale e presentare un esposto. A luglio scorso  è stata aperta  un'inchiesta a Milano col pm Alessandro Gobbis. La procura indaga, come riportano Il Giorno e La Repubblica, su cittadini italiani che sarebbero partiti dall’Italia, dopo aver pagato somme “ingenti” ai militari serbi, per partecipare all’assedio di Sarajevo e sparare “per divertimento” contro i cittadini della capitale bosniaca Nell’ambito delle indagini, si è deciso anche di acquisire gli atti del Tribunale penale internazionale dell'Aia per l'ex Jugoslavia, in particolare quelli che hanno riguardato i crimini di guerra e contro l'umanità compiuti durante l'assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1996 (oltre 11mila vittime).

Coinvolti anche italiani

"Ciò che ho appreso, da una fonte in Bosnia-Erzegovina, è che l'intelligence bosniaca a fine '93 ha avvertito la locale sede del Sismi della presenza di almeno 5 italiani, che si trovavano sulle colline intorno alla città, accompagnati per sparare ai civili". Inizia così il documento di 17 pagine, datato 28 gennaio e inviato alla Procura dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Quella "fonte", indicata con nome e cognome, "faceva parte dell'intelligence bosniaca". Gavazzeni riporta inoltre uno scambio di mail del 2024 in cui l'ex 007 scrive: "Ho appreso del fenomeno alla fine del 1993 dai documenti del servizio di sicurezza militare bosniaco sull'interrogatorio di un volontario serbo catturato (...) Ha testimoniato che 5 stranieri hanno viaggiato con lui da Belgrado alla Bosnia Erzegovina (almeno tre di loro erano italiani)". All'epoca, ha raccontato, "condividemmo le informazioni con gli ufficiali del Sismi (ora Aisi) a Sarajevo perché c'erano indicazioni che gruppi turistici di cecchini/cacciatori stavano partendo da Trieste". Ci sarebbero stati "un uomo di Torino, uno di Milano e l'ultimo di Trieste", quello milanese era "proprietario di una clinica privata specializzata in interventi di tipo estetico". Per ora agli atti ci sono i documenti depositati dall'autore dell'esposto e nelle prossime settimane il pm, con delega al Ros dei carabinieri, dovrà effettuare verifiche, ascoltando semmai i testi indicati.

Il tariffario dell’orrore

Al momento, si fa riferimento a "soffiate" pure sul tariffario dell'orrore: "i bambini costavano di più, poi gli uomini (meglio in divisa e armati), le donne e infine i vecchi che si potevano uccidere gratis". Centrale un documentario, "Sarajevo Safari" del 2022. Il regista Miran Zupanic, segnala Gavazzeni, "ci ha dato le password per accedere alla visione riservata del film (...) posso fornirle al magistrato". Nel filmato c'è un testimone "anonimo" e "alcune fonti parlano di americani, canadesi e russi, ma anche di italiani, che erano disposti a pagare per giocare alla guerra". I "clienti", ha raccontato l'ex agente segreto, erano "persone molto ricche" che potevano "permettersi economicamente una sfida così adrenalinica".

Il ruolo del servizio di sicurezza statale serbo

Per il modo in cui "tutto era organizzato, i servizi bosniaci ritenevano che dietro a tutto ci fosse il servizio di sicurezza statale serbo". E con "infrastrutture dell'ex compagnia aerea serba di charter e turismo". Jovica Stanišić, "condannato per crimini di guerra", avrebbe svolto "un ruolo chiave in questo servizio".

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