Ruggeri, il caso del Green Pass e il nemico del lockdown

Al concerto di Genova senza Green pass ma con i tamponi. Un’iniziativa gratuita e finanziata con una parte del cachet del cantante

Enrico Ruggeri
Enrico Ruggeri (Foto Ansa)

Certo, si potrebbe raccontare della scaletta, del concerto tutto “elettrico” con tante chitarre e una sola incursione acustica con la splendida “Ulisse”, con il Ruggeri rock nei panni del “falco” ed invece il Ruggeri “gabbiano” intimista in controluce, in secondo piano. Si potrebbe raccontare di un repertorio che tocca “Il futuro è un’ipotesi”, “Non piango più”, “L’America”, che è la canzone per Chico Forti prigioniero ingiustamente negli States da vent’anni, quasi una versione 4.0 di “Canzone per Silvia” dedicata da Francesco Guccini a Silvia Baraldini (“si scrive per una donna, per amore, per solitudine, questa l’ho scritta perché dovevo, perché Chico è chiaramente innocente”), “La preghiera del matto”, “Il falco e il gabbiano”, “Il Duca”, “Bianca Balena”, “Una storia da cantare”, “Primavera a Sarajevo (La balalaika)”, “Il portiere di notte”, “Peter Pan”, “Quello che le donne non dicono”, “Polvere”, “Il mare d’inverno”, “Heroes”, qualche nota del suo amatissimo David Bowie, “Poco più di niente”, per l’appunto “Ulisse”, “Lacrime nella pioggia”, “Contessa” e “Mistero”. Un viaggio attraverso decenni di carriera, intenso e a tratti commovente.

Un libero pensatore

Ma è destino, negli ultimi tempi, che di Enrico Ruggeri si parli più per la politica che per la musica. Lui, da sempre, è stato un libero pensatore, il che – generalmente – nel panorama della musica italiana significa essere catalogato come “di destra”. E Ruggeri, non ha fatto nulla per chiamarsene fuori, ad esempio scrivendo una canzone dedicata al sorvolo di Vienna da parte di Gabriele D’Annunzio ed altri “con aerei di cartapesta a lanciare volantini sugli austriaci, dicendo loro che avrebbero potuto bombardarli e invece si opponevano alla guerra”. O, ancora, ragionando sull’anniversario del crollo del Ponte Morandi, nel concerto proprio a Genova il 14 agosto di tre anni dopo, dice: “Io odio la retorica e in queste occasioni la retorica la fa da padrona con frasi tipo: “Mai più”, “La giustizia deve trionfare” e cose simili. Io, oggi, mi sono limitato a dire una preghiera per i morti”.

Lo scontro  con  Gassman 

E, sempre approfittando del fatto che il concerto a Genova è al Porto Antico, con i traghetti che passano a pochi centimetri dietro il palco, sorride: “Pensate se avessimo dovuto pagare per una scenografia simile per fare un video, è qualcosa di bellissimo. E poi sono riusciti ad uscire dal porto contemporaneamente all’ingresso della batteria nella canzone che suonavamo”. Ma sono soprattutto le scorie del lockdown a lasciare il segno in “Rouge”. Che, in questi mesi, ha avuto due punti di rottura: la prima nello scontro social con Alessandro Gassman, che in qualche modo aveva informato di aver segnalato alla polizia alcuni suoi vicini di casa che si riunivano rumorosi e al di fuori delle regole. Ruggeri commentò: "Grande attore e regista...con un po’ di nostalgia per i tempi andati della Germania Est...". Gassman lo bloccò e Ruggeri chiosò sarcastico: "Confronto, democrazia, (auto)ironia, in un clima disteso. Mi sa che le battute devo tenerle per me”.

Il tampone prima del concerto

Ma il tutto diede la stura all’ennesimo derby fra chiusuristi e aperturisti. Il secondo caso proprio l’altra sera a Genova: “Al mio concerto senza Green Pass”, aveva promesso Ruggeri con post e tweet alla vigilia della prima data del suo tour al Porto Antico, indicando la possibilità di effettuare il tampone prima dello spettacolo grazie alla collaborazione con la Croce Bianca, per permettere a chi non aveva fatto il vaccino di poter accedere comunque e godersi lo show. Un’iniziativa gratuita e finanziata con una parte del suo cachet, con lui per primo a fare il tampone e il laboratorio mobile a un passo dalle biglietterie, in modo da permettere a tutti di essere pronti, con o senza Green Pass alla mano. Mal gliene incolse: da un lato, a prima vista, il camioncino della Croce Bianca sembrava desolatamente inoperoso; dall’altro, la scelta di Ruggeri è riuscita a scontentare tutti, a partire dai paladini della “dittatura sanitaria” – teoricamente più affini al suo punto di vista e più vicini alla destra - che l’hanno accusato sui social di essersi “Piegato alle regole demenziali”, assimilandolo ai rigoristi.

Il filo rosso

Ma Ruggeri riesce a prenderle anche da questi ultimi che lo accusano: “Tampone negativo = Green Pass... cosa hai inventato?!?! Neanche a cantare ti si sopporta…genio”. Lui ci ironizza sopra e pubblica tutto sui suoi social, ma diventa anche il minimo comune multiplo e contemporaneamente anche il massimo comune denominatore del concerto, con battute e ironia sulla sua situazione, fin dall’inizio: “Ragazzi, come avrete notato, ho la straordinaria capacità di mettermi nei guai da solo ogni volta che intervengo per parlare di quello che secondo me è giusto. Ma è più forte di me, non riesco a tacere se vedo qualcosa che non funziona…”. E il filo rosso – anzi Rouge - che tiene tutti gli interventi di Ruggeri durante il concerto, ha la sua sublimazione nella versione tiratissima di “Poco più di niente” con l’attacco diretto: “Sono stati i nostri mesi più difficili, con finte ripartenze e delusioni successive continue e per noi era davvero molto importante essere qui questa sera”. Ed è la dichiarazione programmatica alla base di questo tour che nasce innanzitutto “per rispetto al pubblico e ai musicisti”.

La dedica particolare

Infatti, il passaggio successivo è quasi un fermo immagine su un concerto, rock, fortemente rock, come il Ruggeri degli esordi, quello che “è stato punk prima di te”, dove però persino i ragazzi che si alzano in piedi durante l’ultimo bis di “Mistero” per ballare sotto il palco vengono immediatamente (e ovviamente a norma di legge) fatti sedere dagli uomini della sicurezza. E lì torna ancora il Ruggeri che usa le parole come un assolo di chitarra elettrica distorta, di quelle dure: “Ricordatevi che, finchè non riparte la musica, ma intendo ripartire sul serio, non riparte nulla”. Mica finita. Perché è come se le corde vocali di Ruggeri si incendiassero tipo chitarra di Jimi Hendrix. Con ringraziamento ai fan: “Grazie di aver sempre litigato al mio fianco in questi lunghi mesi”. E una dedica particolare anche agli haters, che hanno individuato in “Rouge” il capo di tutto ciò che loro non condividono, il paladino di tutte le battaglie sbagliate (a torto o a ragione, non è questa la sede per l’esegesi del Green Pass o della correttezza delle chiusure): “Volevo ringraziare tutti coloro che mi hanno dato addosso e continuano a darmi addosso. Sono un motore incredibile”. Decisamente più falco, che gabbiano.