Zona arancione per Sicilia, Sardegna e Valle d'Aosta. Sale l'Rt nazionale ed è polemica sul coprifuoco

Sale il pressing delle Regioni per riaprire ristoranti e palestre il 17 maggio. Sul coprifuoco si va verso il posticipo alle 23 o più difficilmente a mezzanotte, rinviando all'inizio di giugno ulteriori scelte

Bar in zona gialla (Foto Ansa)
TiscaliNews

Zona arancione per Sicilia, Sardegna e Valle d'Aosta da lunedì 10 maggio. Zona gialla per tutte le altre regioni, con regole per spostamenti liberi e ristoranti aperti a pranzo e cena all'aperto. "Il ministro della Salute Roberto Speranza, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di regia" Covid-19, "firma le nuove ordinanze che andranno in vigore a partire dal 10 maggio", lunedì. "Nessuna Regione è in area rossa.

 

Rt in salita

C'è però un dato che sale ed è l'Rt, che come è noto si basa solo sui casi sintomatici e osserva i dati di due settimane e mezzo prima. E' dello 0,89, contro lo 0,85 di venerdì scorso e lo 0,81 di quello prima. Siccome fa ancora le spese del periodo precedente alle riaperture di lunedì 26 aprile, il rischio è che continui a salire nelle prossime settimane e finisca per portare qualche Regione in arancione. L'incidenza intanto continua a scendere e quella media nazionale è 127, circa la metà rispetto al limite di 250 casi settimanali per 100mila abitanti che manda direttamente in zona rossa. Solo la Provincia di Bolzano e il Molise hanno l'Rt medio sopra 1 ma l'intervallo superiore dei due che servono a calcolarlo, e viene preso in considerazione ai fini della classificazione, è sotto quella soglia. Per la prima volta da mesi nessuna Regione supera 1 in quel dato.

Il dibattito sul coprifuoco

Difficile che il governo decida di eliminarlo totalmente e, dunque, si va verso il posticipo alle 23 o più difficilmente a mezzanotte, rinviando all'inizio di giugno ulteriori scelte. Le Regioni sono tutte d'accordo sul prolungamento dell'orario. "La Conferenza delle regioni ha proposto di spostare il coprifuoco dalle 22 alle 23. Io voglio rappresentare le scelte unanimi fatte da tutti i Governatori d'Italia" ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni e del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ospite di SkyTg24. 

Il coprifuoco divide anche gli esperti

Tra favorevoli e contrari, il coprifuoco continua a divedere, non solo i politici, ma anche gli esperti. "Vietare di uscire di casa dopo le 22 per ben 7 mesi è il provvedimento più liberticida fra quelli che sono stati presi", "non ha basi scientifiche" e "può essere controproducente" secondo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell'Ospedale San Martino di Genova. Lo difende, invece, a spada tratta Massimo Galli, direttore della struttura di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di Milano, secondo il quale "uscire la sera è una delle 4 situazioni della giornata in cui è verosimile avere un rimescolamento di popolazione e diffusione del virus".

Bassetti: “Non ci sono dati”

Il problema del coprifuoco dal punto di vista scientifico, precisa Bassetti, "è che non abbiamo dati per dire che funzioni. Sappiamo che da quando è stato istituito ha dato risultati ma insieme a altri provvedimenti, come la chiusura di bar e ristoranti. Oggi però non so a cosa serva tra le 22 e le 23, nel momento in cui locali e ristoranti sono comunque aperti". Questo provvedimento dovrebbe disincentivare il movimento, ma "se le persone sono in giro per 3 ore la sera invece che per 4 ore, si ha solo l'effetto contrario a quello voluto, perché fanno la stessa cosa per un'ora in meno, quindi si concentrano di più, si assembrano di più e ci sono più contatti". Inoltre, precisa Bassetti, "il coprifuoco è stato introdotto a ottobre e siamo a maggio. Sappiamo che più tempo durano le misure e meno vengono rispettate". Quindi, "bisogna trovare un compromesso, ovvero prolungarlo fino alle 24. Poi con il caldo e l'aumento dei vaccinati, si potrà pensare di togliere questo limite, come hanno fatto altri paesi europei. Anche per non castrarci dal punto di vista turistico".

Galli: “Uscire di sera mette a rischio”

Di parere opposto Galli, professore di infettivologia all'Università degli Studi di Milano. "Nell'arco della giornata - spiega - esistono quattro condizioni che implicano movimento e il rimescolarsi della popolazione: l'andare al lavoro o a scuola, lo stare al lavoro o a scuola, il tornare a casa e l'uscire la sera. In tutte queste situazioni - aggiunge l'esperto - verosimilmente si hanno contatti e ci si mischia con gente diversa, con o senza precauzioni, a seconda dei comportamenti dei singoli individui. È evidente che se devi tenere in piedi le prime tre cose, perché sono quelle che tengono in moto il Paese, si finisce per doverne sacrificare o ridimensionare una che comporta un rimescolamento della popolazione completamente diverso dalle altre. Le limitazioni serali servono a disincentivare i movimenti. Se non si capisce questa cosa - conclude Galli - si andrà avanti a discutere all'infinito, ma non dovrebbe esser difficile da capire. Se poi ci si vuol fare polemica politica è un'altra questione".

Palestre e ristoranti, pressing per aprire il 17

Ristoranti al chiuso e palestre aperte dal 17 maggio, eliminazione o revisione del coprifuoco, cancellazione del parametro che con 250 casi ogni 100mila abitanti fa scattare automaticamente la zona rossa, in vista del tagliando alle misure anticovid che il governo farà la prossima settimana, e con l'Italia che da lunedì non avrà più zone rosse, sale il pressing delle Regioni e del centrodestra per allentare ulteriormente le restrizioni. Proprio perché osservano il numero dei casi che scende insieme ai ricoveri e l'Rt che comunque sale, le Regioni chiedono di cambiare il sistema di calcolo. "La prima cosa da superare oggi, vista anche la situazione contingente, è l'indice Rt", dice il presidente della Conferenza delle Regione, Massimiliano Fedriga. Bisogna invece "tenere in considerazione è dell'Rt ospedaliero: fa capire se aumentano o diminuiscono le richieste di ospedalizzazione ed è un indicatore che può dare segnale importante, e che non dà una visione distorta". Sulla stessa posizione il suo predecessore e presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.