[Il ritratto] Fusaro, il filosofo bello che difende in tv il governo del cambiamento. E sogna la guerra tra popolo ed élite

Il filosofo Diego Fusaro
Il filosofo Diego Fusaro

L’ultimo Grande Difensore di questo governo è un giovane filosofo di bell’aspetto, phisique di ruolo e parlantina spigliata, che magari non è sempre molto coerente con quel che diceva in passato quando ad esempio sosteneva che gli antiberlusconiani sono cento volte peggio dei berlusconiani, ma che in compenso ha molto spesso ragione. Certo, ad attaccare l’opposizione e la sinistra - questa sinistra - è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, e sarei capace pure io, che non sono un filosofo. Però è un dato di fatto che adesso non solo le notizie, ma anche le persone, cominciano a dire quello che Diego Fusaro va ripetendo da qualche mese. L’ultimo spettacolo di Maurizio Martina piantato come uno stoccafisso a cercar microfoni e delle pasdaran da salotto Laura Boldrini e Maria Elena Boschi davanti alla Diciotti, bollato come un ritratto di «schiavi che lottano per le loro catene, guidati da sinistri palafrenieri che li trascinano verso la notte che non ha mattino», era così comico da sembrare non solo poco credibile, ma pure controproducente.

Sondaggi: barra a destra

Persino i sondaggi di Sky, rivolti a un pubblico che fino a ieri veleggiava nell’area renzian berlusconiana, sono schierati all’80 per cento con Salvini e Di Maio. Persino Vittorio Sgarbi, che sin dall’inizio s’è messo in assetto di guerra contro questo governo, ha descritto quelle inverosimili truppe d’assalto della sinistra moribonda in giostra a Catania come «finti paladini della solidarietà in cerca di visibilità tra disperati e veri profughi». C’è da dire che Sgarbi ha più di una volta espresso attestati di stima nei confronti di Fusaro, e che i due si sono trovati d’accordo dopo il 4 marzo nell’idea di un progetto rinascimentale per l’Italia. In ogni caso, Diego Fusaro per me è un genio della modernità. Fusaro ha tutto quello che serve oggi, per usare il linguaggio calcistico preferito dal mio unico vero idolo e Maestro che rimane Francesco Totti: padronanza di palleggio e spigliatezza, profondità e visione di gioco, è giovane e buca il video, e poi è cresciuto a internet e comparsate tv, il che non guasta. Comunica diretto. Idee di rottura, apparentemente controcorrente, non sempre troppo originali, magari, ma che fanno da sponda vivace e pulsante al governo del cambiamento. Quando non parla troppo di transnazionale come nei vecchi comunicati delle Br, o di «contraddizione falsamente identificata nella figura di», che sono circonlocuzioni che creano seri problemi a me e Totti, riusciamo persino a capirlo perfettamente.

Dar ragione a Fusaro, o no?

Su molte cose non si può non pensarla come lui. Da autentico torinese pentito con tanto di studi al liceo Alfieri, è sostenitore delle tesi meridionaliste per cui «il Sud sia stato in passato e sia tuttora vittima di neocolonialismo», il che va tutto a suo onore. Gli facciamo solo umilmente presente che quell’obbrobrio dei Savoia e i loro eredi forse hanno colonizzato pure la Lombardia, il Veneto, L’Emilia, la Toscana, eccetera eccetera, e che quando le pecore pascolavano in piazza Castello, da altre parti d’Italia c’erano già i treni, le industrie e avevano pure abolito la pena di morte. Per dire che non ci ha rimesso solo il Sud. Ma la Storia non guarda queste cose. E si sa che non sempre vince chi è più bravo o chi ha ragione. Devi essere più forte. Come questo governo del cambiamento, di cui lui sposa molte idee, soprattutto in progress, da quando dal 2015 è collaboratore del Fatto Quotidiano con un suo blog. Chissà se pensa ancora che il berlusconismo e l’antiberlusconismo sono «due fenomeni altamente ripugnanti dei quali tuttavia il secondo è - se mai è possibile - ancora più osceno e disgustoso del primo». O che «chi lotta contro l’immigrazione senza lottare contro il capitalismo è un criminale che non ha capito nulla del mondo in cui vive».

Armi di distrazione

In compenso, oggi sostiene che il razzismo viene utilizzato dal potere «come arma di distrazione di massa così da distogliere il nostro sguardo dalla contraddizione classista di tipo capitalista e mondialista che non viene nemmeno più nominata». Per lui, «il guaio è che le sinistre mondialiste, fucsia e traditrici di Marx, avendo aderito al capitalismo, utilizzano l’antirazzismo in assenza di razzismo per non praticare più l’anticapitalismo in presenza di capitalismo» (vallo a spiegare alla Boschi, catapultata nel pd da chissà quale incrocio di corrente). Quindi, ha ragione Salvini, a parte quella faccenda sul capitalismo, che si potrebbe pure fingere di ritenere trascurabile. Molto più nette altre prese di posizione. L’euro è «un metodo di governo transnazionale che ha imposto politiche neoliberiste e di austerità, a vantaggio della Germania e del capitalismo finanziario». Per quel che riguarda il decreto legge Lorenzin  sugli obblighi vaccinali Fusaro si è ovviamente espresso contro, «perchè gioverebbe agli interessi delle multinazionali del farmaco».

L'ombra della retorica da brigatista

Il linguaggio a volte evoca, a degli ignoranti come noi, quello dei volantini Br di infausta memoria. Ma Fusaro è un filosofo complesso, che ha seguito le orme di Costanzo Preve, uno dichiaratamente hegeliano e marxista. Lui invece si considera «allievo indipendente» di Hegel e Marx, come il suo maestro, ma anche di Gramsci (rinchiuso in carcere dal fascismo) e Gentile (che era fascista, stimato moltissimo pure da Sgarbi), di Spinoza e Fichte. D’altro canto anche il governo del cambiamento è un po’ questo miscuglio di idee e progetti diversi nel nome del sovranismo. E poi, sostiene Diego Fusaro, «nel momento in cui la sinistra smette di pensare a Marx, occorre smettere di interessarsi alla sinistra». Anzi, a voler essere più chiari, «destra e sinistra sono cadaveri concettuali, la geografia politica oggi è alto contro basso». E noi abbiamo subito pensato a Fassino contro Brunetta, e cioé è mai possibile che a noi non ci vada mai bene nessuno, pure quando le cose cambiano e quelli che c’erano prima dovrebbero essere finiti, e invece no.

Siamo alti o bassi?

Poi abbiamo letto che lui dice che «occorre oggi unirsi tra bianchi e neri contro l’alto, contro il potere del capitalismo. La lotta dev’essere tra il servo che sta in basso e il signore che sta in alto». Ah ecco cos’è alto e basso. Cioé, destra e sinistra, a parlare come magni, povero contro ricco, gli sfruttati contro il potere, le solite cose da quando esiste la Storia. Meno male che non erano Brunetta contro Fassino, ci saremmo depressi troppo. Se fosse come dice lui, non abbiamo capito bene se siamo alti e bassi. Perchè c’è poi ‘na terza sorta de figura, quelli che perdono sempre, che non sono nè alti né bassi, né di destra né di sinistra. I vincitori e gli sconfitti. E gira e rigira, noi ci troviamo sempre da quell’altra parte del fiume. Non è che lo scegliamo. Ci siamo.