[Il ritratto] "Se torna Dibba sono guai": il Che Guevara del M5S con padre fascista che piace alla piazza e limita Grillo

"A Natale arrivo, mi manca la battaglia" annuncia Di Battista. Molti lo aspettano a braccia aperte. Ma c'è chi lo teme, perfino dentro il suo partito

Alessandro Di Battista in panni da politico, che sta per ritrovare, e durante il viaggio in Sudamerica
Alessandro Di Battista in panni da politico, che sta per ritrovare, e durante il viaggio in Sudamerica
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Il vero potere sa negarsi e non farsi vedere troppo in giro. E Alessandro Di Battista lo sa. La sua apparente lontananza dall'agone politico, mentre Di Maio e Salvini arrivano ad un passo dalla rottura sul testo del Dl Fisco, salvo poi ricomporsi e proclamare (a tre, compreso il premier Conte) che da uomini seri e di parola non faranno saltare il governo, è una lontananza che aggiunge presenza. Anche perché l'allontanarsi dalle brutture della politica come esercizio quotidiano ha consentito a Dibba di tenersi addosso l'allure da idealista, movimentista, ragazzo del popolo e amico del Terzo Mondo. Che nell'immaginario che si è costruito (fatto di viaggi in motoclicletta in zone "marginali" ma fascinose del pianeta, tono vocale da antico tribuno romano e quel misto di idealismo e ingenuità che piace tanto a chi odia la politica come istituzione) paga moltissimo. Talmente tanto che tutta quella parte meno allineata alla gestione Casaleggio-Di Maio aspetta come una sorta di messia il ritorno dai viaggi americani in famiglia di Dibba. E la Lega lo teme.

E' sempre Dima contro Dibba

Stile democristiano, anche se con qualche sbandata di troppo negli ultimi giorni, o tono ed eloquio da ragazzo contro che vuole spaccare tutto e si diverte a litigare con ciò che si può sommariamente indicare come Kasta? Dentro il MoVimento i partiti pro Dima e pro Dibba esistono da sempre. Un po' come esiste da sempre la divisione tra i duri e puri pentastellati, percepiti come quelli più vicini a Grillo, nell'ambito del M5S romano e laziale, dove Roberta Lombardi è l'anti-Raggi (la sindaca è sempre stata difesa da Casaleggio). E per molti Dibba sta a Grillo come Dima sta a Casaleggio. Naturalmente la situazione è più complessa e piena di sfumature. Ma un ritorno alla politica attiva di Alessandro Di Battista, con la sua capacità d'urto, di "bucare" la piazza e lo schermo tv come comunicatore, preoccupa il "democristiano" Di Maio come certi ambienti della Lega. Agitati dall'efficacia che avrebbe Di Battista nel togliere luce e specificità a Salvini, di cui ha la stessa irruenza che serve moltissimo per accattivarsi i voti di chi è stanco della vecchia politica (ma cose vuo dire, poi?). E preoccupati (così titola a tutta pagina il Corriere della Sera) che Dibba renda più aggressivo e meno accorto Di Maio nel prossimo futuro. Dunque un alleato meno malleabile per chi, come Salvini, già fa fatica a coabitarci al governo.

Il papà "non di destra, ma fascista"

A preoccupare il Carroccio come i nomi di spicco del MoVimento, è la capacità di Di Battista, alla bisogna, di tirare giù il volume della voce, piantandola di mulinare nell'aria i pugni da rivoluzionario, quando il caso lo richiede. Memorabile la compostezza ma senza soggezione con cui affrontò in tv Eugenio Scalfari, il Socrate del Pd e di Repubblica, che continuava a guardarlo come si guarda un moscerino che si vorrebbe schiacciare. Ora che va completando la sua missione latinoamericana-statunitense con figlio e moglie, e produzione tv al seguito, in molti evocano il ritorno di Dibba. Lo fa tutta quella parte del M5S che si è veramente accesa alla festa dedl Circo Massimo solo quando un altro dissidente rispetto alla linea di Di Maio e del governo, Roberto Fico, è salito sul palco.

Molto più di un semplice gossip

Secondo i pettegoli ben informati, nel MoVimento sarebbe addirittura allo studio la modifica della regola del divieto di andare oltre il secondo mandato politico, per permettere all'attuale direttorio e a Di Maio di ripresentarsi alle prossime elezioni, ricacciando indietro proprio le possibili affermazioni di Dibba e Fico. Altri pettegoli, di ambiente più vicino al centrodestra, dicono che Di Battista potrebbe essere la carta che gli ex grillini si giocherebbero se arrivasse il prossimo 10 novembre la sentenza di condanna della sindaca Raggi, a processo per falso nell'affare delle nomine dei fratelli Marra. Se Virginia va giù, ecco Ale, il volto pulito, idealista, intransigente dei 5 Stelle. Lui si limita a confermare: "A Natale sarò di ritorno, abbiamo già fatto il biglietto. Non pensavo che mi mancasse così tanto la battaglia". Sempre inseguito dall'ombra ingombrante del padre Vittorio, imprenditore che sulla politica non ha mai avuto dubbi: "Non sono di destra, sono fascista. Se mi fanno governare sei mesi risolvo tutti i problemi dell'Italia". E mai del tutto malleabile al diktat di Grillo, a cui Alessandro Di Battista rispose: "Lui è contro lo ius soli, io a favore. E alla fine decidono, come sempre nel M5S, i cittadini".