[Il commento] Burioni finito in mezzo alle risse fra tamarri è il segnale che esperti e intellettuali stanno sbagliando

Il virologo è ormai un personaggio da teatrino social e fa a gara di insulti e sarcasmo con chi lo offende. Il docente Saraceni non gli è da meno, in una corsa al ribasso fino alle "capre" di Sgarbi. In questa deriva perdiamo tutti

Il virologo Roberto Burioni
Il virologo Roberto Burioni
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Premessa: avevamo già parlato del virologo Roberto Burioni qui e lo avevamo difeso, sulle pagine di TiscaliNews, dall'ondata di insulti e di odio che si era attirato addosso. Giusto così, perché poche cose sono sgradevoli come venire costantemente bersagliati dai leoni da tastiera. Col tempo, però, il medico del San Raffaele ha finito per credere che ridare indietro con gli interessi le bastonate prese sui social, o spesso fare la prima mossa e dare addosso al tamarro che era pronto ad offenderlo, fosse il modo migliore di riaffermare le sue ragioni. Fece discutere la sua risposta, secca e sdegnosa, a Dino Giarrusso, ex Iena poi finito nel M5S fra alterne fortune, che chiedeva al medico un confronto sui vaccini obbligatori. Lui rispose: "Prima studi e si laurei, poi potrà parlare con me". Il succo era questo. E da lì è stata una deriva. Che giunge fino all'ultimo psicodramma, con la lamentela del virologo offeso da quel Pd che, specie sotto la reggenza di Renzi, lo aveva nominato a uomo emblema dell'Italia che la sinistra dei rottamatori avrebbe voluto.

"Sembra Napo orso capo"

Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana e mese dopo mese, i duelli verbali di Roberto Burioni con i No Vax, i nemici di Big Pharma e quelli che non credono ai benefici della medicina allopatica, si sono sempre più spostati dall'argomento specifico (medico, scientifico) all'alto volume. Quelli insultano, lui risponde con sdegno e sarcasmo feroce, quelli cominciano con le obiezioni e lui le cancella a suon di "siete incompetenti, ascoltate La Scienza o sparite e lasciatemi lavorare". Come siamo lontani dalla magistrale lezione social di Burioni sull'allarme legionella. Che succede quando uno ben istruito, con argomenti, ma travolto dall'aggressività dei contendenti, decide che intamarrire i suoi toni e modi è la strategia per battere i tamarri? Succede che il tamarro stagionato non aspetta altro. Se vado in un bar malfamato a pretendere di far valere le mie ragioni, prendendo a spintoni i frequentatori abituali e mettendo la mia saliva sul loro naso, il risultato sarà una rissa in cui avrò la peggio. Burioni si è trovato talmente accerchiato dall'aggressione da avere voci di odio che gli auguravano di morire e affogare anche durante le vacanze estive. Ora si dice colpito dal fatto che perfino il partito che ne aveva esaltato il rigore e la competenza lo attacchi per i suoi modi. Nella persona del giovane candidato alla segreteria Dem, Dario Corallo, che nel suo discorso ha criticato i vertici del partito, indicandoli come lontanissimi dalla realtà e incapaci di rappresentare istanze di sinistra, e per di più aggressivi e quindi insopportabili "come un Burioni qualsiasi". Mai l'avesse detto. Il virologo si è sentito sbeffeggiato e sminuito (dice qualcosa?) e oltre a tacciare il Pd di partito che, come altri, non ha alcun rispetto della scienza, ha dato del "Napo orso capo" a Corallo, prendendolo in giro per la sua capigliatura che ricorderebbe il protagonista di un antico cartone animato. Siamo a questo punto.

Quanto manca alle "capre" di Sgarbi?

E' significativo anche il titolo che un'agenzia dà alla ripresa della notizia dell'ennesima rissa verbale in cui cade lo stimato virologo: "Burioni blasta il giovane dem". Blasta è italianizzazione webby del verbo to blast, far esplodere, far saltare in aria. Questo è il livello di comunicazione a cui siamo scesi, e in nome dei click e delle condivisioni social, che stiamo accettando di rendere con titoli da pestaggio al bar degli ubriaconi. Altra piccola stella dei social, con serio curriculum accademico e competenze innegabili è Guido Saraceni, professore associato di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Teramo. Che sui social ama intervenire su questioni inerenti la Legge, la sua evoluzione e le relative riforme, oltre che su temi politici a tutto campo. Altra lingua sarcastica che ama menar frustate sui suoi profili. E siccome i social è facile che prendano la mano, al crescere delle condivisioni e dei mi piace, i suoi toni e volumi si sono fatti sempre più pieni di protervia. Tanto da assumere connotazioni da bigliettino di un Bacio Perugina avvelenato.

Tirale un bel calcio nel sedere

Come quando, rispondendo alla ggente e ai supposti webeti (termine che bisognerebbe bandire per sempre) sentenzia: "L’idea che gente con la quinta elementare fuori corso intenda riformare il processo penale mi mette letteralmente i brividi. Per fortuna questo Governo cadrà molto prima del 2020. Assieme al Paese". Per poi aggiornare la sua rubrichetta social con questa salace battuta: "Oggi è la giornata mondiale della gentilezza: se incontri una persona antipatica, scontrosa o scorbutica, evita, per favore, di giudicarla immediatamente. Domandati quali torti, quali sofferenze, quali problemi abbia dovuto affrontare quella persona per diventare esattamente come la vedi tu. Poi, prendi la rincorsa e tirale un bel calcio nel sedere: i problemi li abbiamo avuti e li abbiamo tutti, non per questo andiamo in giro a rovinare la vita degli altri. Cialtroni". Termine, questo di chiusura, che Saraceni ama molto. E che ha infatti popolarità sui social, dove la sparata grossolana, il cinismo esibito, il non rispetto altrui e il gridare la propria intelligenza dilagano che è una bellezza. Finché trovi qualcuno più tamarro di te che te le dà per il gusto di dartele, e allora giù atteggiamenti offesi.

Il docente di Diritto, Guido Saraceni

Fuori dalla turris eburnea

Nel possibile rating della qualità del dibattito siamo due gradini sopra il livello spazzatura, junk. Di cui non si cura per niente Vittorio Sgarbi che mitraglia il suo meme (o tormentone) caprecaprecapre a tutto Web e social. In poche parole: non conta più pesare le parole, portare argomenti di sostanza, citare, commentare e saper divulgare dati. Conta averla vinta, annientare il nemico, zittirlo, ridicolizzarlo. Fare come quei professori che all'ingresso della classe si presentano dicendo "siccome siete tutti somari mi metterò a ragliare anch'io". Intellettuali, giornalisti, ricercatori ed esperti di varie materie sembrano usciti dal romanzo Il contagio, di Walter Siti, dove si immagina in modo molto realistico la tamarrizzazione dell'umanità. Eppure esistono studi piuttosto interessanti, fra cui Remediation di Bolter e Grusin, che avvertono che con i dilagare dei social le sfere chiuse di competenza non esistono più. Pubblico e privato, scantinati e altissime stanze del potere si avvicinano, si orizzontalizzano. Inutile far discorsi tipo: "Non è Facebook il luogo in cui parlare di questi argomenti scientifici, o di Diritto". Non esiste il luogo perfetto. Ed è mestiere dell'intellettuale saper far passare la comunicazione anche su temi ardui fino alla grande platea di gente con molte meno competenze. Non negandosi a confronti e polemiche, ed uscendo dalla turris eburnea. Di questo c'è bisogno in una società che diventa sempre più superficiale, disinformata e aggressiva. E che poi vota come vota, se vota. Ciò che dà la misura di che senso debbano avere i sapienti del nostro tempo. Ma se pure loro cadono nella gara di sberleffi e insulti, allora si diventa parte della deriva, ci si abitua ad immergersi nel liquame. E perdiamo tutti. 

Sgarbi e il suo "meme" (o tormentone) preferito