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Risolto il mistero dei due uomini vicino alla macchina di Giambruno: "Due ladri comuni"

Già identificato uno dei due: volevano rivendere i pezzi di ricambio della Porsche dell'ex compagno della premier. Il fatto risale allo scorso 30 novembre

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La premier Meloni e l'ex compagno Giambruno (Ansa)
La premier Meloni e l'ex compagno Giambruno (Ansa)

Manca ancora l'identificazione di uno dei due uomini che avrebbero tentato di aprire la macchina di Andrea Giambruno, ex compagno della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiudere il caso e derubricarlo a reato comune. L'identificazione di uno e la vicinanza a individuare anche il secondo uomo portano gli investigatori della procura di Roma a archiviare le ipotesi legate a rischi per la sicurezza della premier. 

Il fatto risale al 30 novembre scorso, quando due uomini si avvicinano alla Porsche di Giambruno parcheggiata sotto casa al Torrino. I sospetti vengono notati da una poliziotta di pattuglia nella zona che si avvicina e chiede cosa stessero facendo. I due rispondono che sono "colleghi" e mostrano pure un tesserino. L'episodio passa sotto traccia, ma l'agente a fine serata fa rapporto in Questura e racconta quanto accaduto. Come ricostruisce il Corriere della sera, entra in scena la Digos che informa il capo della polizia, Vittorio Pisani, e a catena il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il sottosegretario con delega ai servizi segreti Alfredo Mantovano, l’allora capo dell’Aisi Mario Parente e il suo vice Giuseppe Del Deo. Una catena di comando che attiva indagini serrate - di mezzo c'è l'incolumità della presidente del Consiglio - porta all'apertura di un fascicolo. 

Il riconoscimento e le celle telefoniche

La poliziotta viene chiamata a fare un riconoscimento e le vengono mostralte le foto di due poliziotti che avendo già fatto parte della scorta della premier avevano chiesto il trasferimento ad altro incarico, unfficialmente "per guadagnare di più". Ora i due si trovano assegnati all'Aisi. Ma le indagini, nonostante il riconoscimento della somiglianza con quelli che ora si scopre essere semplici ladri, appurano che a quell'ora i due sospettati si trovavano in altri luoghi. Le celle telefoniche agganciate dai cellulari lo hanno confermato. 

L'unica ipotesi ancora in campo è quindi quella dei due ladri semplicemente in cerca di pezzi di ricambio da vendere al mercato nero. La Porsche, sotto questo aspetto, è una vettura molto ricercata. Il procuratore Francesco Lo Voi che segue le indagini è quindi pronto a derubricare il caso non appena anche il secondo presuinto ladro verrà identificato. 

 

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