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Ansia di verità, dolore e silenzio a Rigopiano: a due anni dalla tragedia ancora troppi dubbi

Alle cerimonie per il secondo anniversario della tragedia dell'Hotel Rigopiano, in cui morirono 29 persone, oltre alle famiglie delle vittime e ai sopravvissuti erano presenti anche i due vicepremier Di Maio e Salvini

Antonio Mennadi Antonio Menna   
Matteo Salvini e Luigi Di Maio a Rigopiano
Matteo Salvini e Luigi Di Maio a Rigopiano

Vuoto e silenzio, a Rigopiano, sul tracciato della valanga di neve e ghiaccio che, nel cuore di uno sciame sismico, due anni fa, seppellì un hotel intero in provincia di Pescara, uccidendo 29 persone e miracolando 11 sopravvissuti. Vuoto dove c’erano la struttura, il parcheggio, l’area benessere, le camere da letto. Silenzio lungo la ferita della slavina. Vuoto negli occhi dei familiari di chi sotto quel ghiaccio ha tirato l’ultimo respiro. Silenzio nel corteo attonito. È il secondo raduno di commemorazione, con lo stesso freddo di allora, senza la stessa neve, con un macigno sullo stomaco di tutti: i sopravvissuti, le famiglie delle vittime, i soccorritori di quella sera, e i due vicepremier Di Maio e Salvini che arrivati fin qui, per una volta, sembrano attraversati dalla verità del dramma in luogo della rappresentazione della politica. La tragedia di Rigopiano, nella mattina del secondo anniversario, è anche nei loro occhi.

L’obelisco della memoria

La giornata è cominciata intorno a un curioso obelisco, un totem semplicissimo tirato su nel luogo della tragedia. La stele del dolore, che ricorda le 29 vittime di quella giornata. Corone di fiori, pianti composti, lacrime e nessuna scena di disperazione. Braccia conserte, sguardo basso. Ci sono genitori feriti e fratelli smarriti. Quando arrivano Salvini e Di Maio non c’è neppure un sussulto, e loro si accordano subito all’atmosfera. Nessuna dichiarazione alla stampa. Immobili e silenziosi, stanno al centro del gruppo, mescolati come fossero anche loro familiari. Poi il corteo si muove. Pochi passi verso lo squarcio da cui è venuta giù la morte col freddo della neve. Di Maio sembra vedere per un attimo la scena: nel suo sguardo il raccapriccio, mentre uno dei familiari gli sussurra qualcosa. Poi parte una preghiera. Si recita tra i denti, a voce bassa. E solo dopo, una lenta fiaccolata dal bivio Mirri fino alla piccola chiesa di Farindola, con la messa in ricordo delle vittime.

La polemica

Il dolore, il vuoto e il silenzio non cancellano, però, neppure in questa giornata di commemorazione, la polemica e l’amarezza. Che cosa è successo davvero quel giorno? Dove si è inceppato il meccanismo dei soccorsi? Si poteva evitare quella tragedia? Interrogativi che si rincorrono da due anni e che, inevitabilmente, nel giorno del dolore e del ricordo, si rinfocolano come la base di cenere di un camino mai spento. "La presenza dei due vicepremier - ha detto alle agenzie Gianluca Tanda, del Comitato vittime di Rigopiano, - è fondamentale. Siamo stati noi a chiedere di incontrarli. Lo Stato deve capire che c’è una parte delle istituzioni che sbaglia. Oggi siamo qui per ricordare i nostri cari, ma purtroppo questa giornata è sporcata dalla ricerca della verità".

La verità

"E' fondamentale – ha aggiunto - conoscere tutta la verità. Fino ad ora ne abbiamo una parte, ma ne manca molta e prima o puoi uscirà fuori. Siamo fiduciosi per le istituzioni buone, quelle che lavorano bene tutti i giorni. Ma quella parte malata deve essere colpita e non solo per noi e per la nostra giustizia. La verità è la vera giustizia. Ed è per tutti”. A parlare con i giornalisti è anche Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle vittime. "Più si va avanti con le indagini – dice -, più escono fuori novità che un padre non vorrebbe mai sentire". Feniello è balzato nei giorni scorsi nelle pagine di cronaca perché multato con 4500 euro dopo aver violato i sigilli all’area per mettere una corona di fiori per il figlio. "Mi accusano di essere entrato in un'area sottoposta a sequestro – ricorda -, ma volevo solo portare fiori a mio figlio. Con il mio avvocato abbiamo presentato ricorso in tribunale, non darò quei soldi, piuttosto come ho già detto mi faccio il carcere".

Dieci milioni

Alla fine anche i due ministri hanno rotto il silenzio. “Contiamo in una giustizia veloce efficiente e rapida e se qualcuno ha sbagliato paghi”, ha detto Matteo Salvini. "Faccio il ministro, mi ero impegnato a trovare i soldi e uno spazio normativo per aiutare i parenti delle vittime e i feriti e questo ho fatto, ora spero che i giudici facciano in fretta il loro lavoro. Noi portiamo aiuti concreti, 10 milioni di euro che certo non riportano in vita nessuno, però danno una mano ad andare avanti. Poi contiamo che la giustizia sia veloce, efficiente e rapida e se qualcuno ha sbagliato paghi".

Ansia di verità

"Dobbiamo fare giustizia perché è assurdo quello che è successo, anche quello che stiamo vedendo negli ultimi giorni – ha aggiunto Luigi Di Maio -. Noi siamo qui anche per far capire a quei signori da che parte stiamo. Da che parte sta lo Stato. È importante per me comunicarlo anche con la presenza dello Stato qui". Strette di mano, qualche abbraccio, commozione, poi via di nuovo verso Roma. A Rigopiano, nella vallata della morte, al posto dell’hotel sepolto resta quel totem. Un ultimo sguardo. Il silenzio di sempre. L’ansia di verità. Il dolore irrimediabile di chi ha solo un posto dove piangere, una volta l’anno, a gennaio, tutti insieme.

Antonio Mennadi Antonio Menna   
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