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“Con la riforma del processo civile a rischio la tutela dei bambini”: l'allarme dei magistrati dei Tribunali minorili

Intervista a Valeria Montaruli, presidente Tribunale dei minori e la famiglia di Potenza e vice presidente dell'Aimmf: "Pericoloso spostare le competenze sui minori sulle cause di separazione e divorzio"

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
La vicepresidente dell'Associazione magistrati minorili, Valeria Montaruli
La vicepresidente dell'Associazione magistrati minorili, Valeria Montaruli

Il tema è in linea con le temperature di stagione: la riforma della Giustizia è al centro del dibattito politico e delle polemiche che non sembrano frenare il governo. E' di due giorni fa la decisione, comunicata dalla ministra Guardasigilli, Marta Cartabia, che che sul testo verrà posta la fiducia. In esso sono contenute modifiche al processo civile e a quello penale con l'intento di snellire i procedimenti giudiziari e renderne più equa la durata. Riferendosi al civile in particolare, la ministra ha assicurato che "stiamo lavorando con le relatrici al testo per accorgimenti in grado di rasserenare gli animi, per cui non ci sia nemmeno l'ombra di un rischio di diritti non adeguatamente tutelati". Ma oltre le frizioni parlamentari, con dubbi espressi da diverse forze politiche, il campanello d'allarme sulle conseguenze proprio sui diritti della frangia più fragile dei cittadini, ovvero i minori, suona eccome. "Forte preoccupazione" viene espressa infatti dall'Associazione italiana Magistrati per i Minorenni e la Famiglia (Aimmf), tutt'altro che rassicurata dalle parole di Cartabia per la quale "l'impianto della riforma sul civile non sarà stravolto", e l'impegno preso è di "valutare le criticità". 

"La nostra attenzione è rivolta allo spostamento della disciplina dei procedimenti minorili sui procedimenti di separazione e divorzio che si fanno, per intenderci, davanti al tribunale ordinario e disciplinano i rapporti per l'affidamento e il mantenimento dei bambini - spiega Valeria Montaruli, presidente Tribunale dei minori e la famiglia di Potenza e vice presidente dell'Aimmf -. I tribunali minorili oggi si occupano di situazioni che non sono analoghe a queste. Possono certo esserci delle interferenze, però noi ci occupiamo soprattutto di ciò che riguarda i contesti di pericolo per la salute per l’interesse dei minori, dalle più lievi a quelle più gravi".

Ci spieghi meglio.

"Abbiamo casi molto delicati di maltrattamenti e di abusi nei confronti dell’infanzia, rispetto ai quali bisogna provvedere in maniera efficace, tempestiva e urgente e sempre in accordo – accordo che deve essere continuo, costante e rapido - con i servizi sociali e con le forze dell’ordine. I Tribunali per i minorenni sono sempre stati abituati a fare questo, al contrario di quelli ordinari, salvo quelli particolarmente grandi e specializzati".

(Foto Ansa)

Cosa può comportare lo spostamento di queste competenze per i minori?

"Quello che avviene è uno svuotamento del Tribunale per i minorenni, a favore del Tribunale ordinario qualora si tratti di casi di separazione e di divorzio. E questo anche quando ci sono dei fascicoli già all’esame del tribunale da moltissimo tempo, su cui si è fatto già molto lavoro. La nostra preoccupazione nasce dal fatto che questo si tradurrà inevitabilmente in un problema di mancata tutela dei minori in situazioni di estrema urgenza. Tenendo conto che parliamo di soggetti deboli che non hanno voce se non attraverso degli istituti di protezione previsti dal nostro ordinamento e che noi siamo chiamati a garantire. Temiamo che si perda questo patrimonio di conoscenze e che poi possano essere strumentalizzate le situazioni dalle parti in causa, in modo da spostare il procedimento dove vogliono loro".

Il Pnrr stanzia fondi per la Giustizia. Andranno a beneficio anche dell'infanzia?

"Questo è un altro aspetto che ci preoccupa molto. Il Pnrr prevede un grosso finanziamento per i Tribunali ordinali civili e penali perché l’interesse principale è far camminare l’economia. In una visione piuttosto standardizzata si ritiene che i nostri procedimenti che tutelano il 'welfare' non vadano in questa direzione, ma noi riteniamo che trascurare questa giustizia, lasciandola indietro, significhi danneggiare tutta la società, l'intero tessuto produttivo. Il punto è che se si promuove il recupero delle famiglie e si preservano le future generazioni si può pensare a una economia e a una società sana".

Perché, a suo avviso, si interviene sui tribunali minorili? Qual è l’intento del governo?

"L’intento finale è quello di costituire un unico tribunale specializzato che si occupi di tutti gli aspetti relativi alla famiglia, i minori e le persone. Adesso sono frammentati tra tre giudici diversi: il primo tribunale comprende le sezioni che si occupano delle separazioni e dei divorzio, quindi c'è il giudice tutelare che si occupa di alcuni aspetti specifici e il tribunale per i minorenni che si occupa di altri aspetti ancora. L’obiettivo è cercare di unificare tutto in un unico giudice. E noi giudici minorili non contrastiamo questo obiettivo, ma pensiamo che per realizzarlo occorrano una riflessione ponderata e i tempi giusti per farla. La riforma al momento non prevede questo: è un progetto complicato e il legislatore non se l’è sentita di affrontarlo".

Una riforma a metà, insomma.

"Succede che rimarrà comunque questa frammentazione e il timore è che queste modifiche possano peggiorare piuttosto che migliorare la tutela che in qualche misura oggi, sia pure con le carenze del caso, funziona perché si sono trovati degli equilibri. Ma c’è un altro aspetto da sottolineare".

Dica.

"I tribunali per i minorenni hanno anche una particolarità in più, una ricchezza imprescindibile: nella nostra composizione ci sono gli esperti, i giudici onorari che hanno il compito di apportare dei nuovi saperi ai giudici professionali. Noi magistrati di carriera siamo giuristi e non abbiamo competenze in materia pedagogica o psicologica. Poi magari ce le facciamo sul campo, ma è fondamentale la presenza di questi esperti che ci aiutino nella trattazione dei nostri casi e nella fase decisoria". 

I giudici onorari sparirebbero?

"Diciamo che è una figura non prevista nel tribunale ordinario, nella sezione che si occupa della separazione e del divorzio. Infatti questi giudici ricorrono sempre a consulenze tecniche, per loro natura frutto di processi lunghi e dispendiosi. Anche noi, ovviamente, ricorriamo alle consulenze tecniche, almeno nei casi più difficili, ma abbiamo il supporto costante dei giudici onorari".

Ci faccia un esempio.

"Se dobbiamo ascoltare un minore in un caso che ha dei profili delicati, possiamo avvalerci immediatamente dell’aiuto del giudice onorario psicologo. Sicuramente abbiamo degli strumenti più specifici rispetto ai tribunali ordinari che, per esempio nei tribunali medio piccoli, solo in parte si occupano di cause di famiglia, perché in prevalenza fanno altro. E' chiaro che possono avere delle difficoltà a trattare in modo specialistico casi di questo tipo". 

Insomma, lei dice: modifiche di questo genere "senza un impianto unitario e coerente" possono peggiorare la situazione piuttosto che migliorarla.

"E' evidente. Gli avvocati in passato hanno avuto diffidenza verso i tribunali dei minorenni perché si riteneva che non fossero garantiti i diritti alla difesa e questo può aver fatto gioco. Ma poteva essere vero in passato: fino ad oggi c’è stata una grossa evoluzione sia della normativa ma anche della cultura dei giudici minorili che adesso garantiscono al pari di tutti gli altri giudici la presenza di avvocati e quindi del diritto di difesa. Il minore poi viene rappresentato spesso anche da un avvocato che viene nominato come curatore speciale. Tutte quelle pur legittime preoccupazioni adesso sono estremamente ridimensionate. E' importante non rinunciare a questo presidio di tutela per i minori".

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
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