Ignazio Marino: “Malagrotta? La chiusi e feci un piano alternativo. Giunta Raggi? Non ha idee”

Il generale di Brigata, Silvio Monti, messo a capo del dipartimento Ambiente ha subito segnato il passo. L'emergenza rifiuti era stata al centro di una riunione del M5s con Luigi Di Maio, Costa e Raggi

Roma, la sindaca Raggi e l'ex sindaco Marino
Roma, la sindaca Raggi e l'ex sindaco Marino

Sui rifiuti a Roma, "è andata bene, finalmente parte il piano", aveva detto una decina di giorni fa il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, dopo una riunione al ministero dell'Ambiente con il ministro Sergio Costa e la sindaca di Roma Virginia Raggi. "L'obiettivo primario è ripulire la città, lo dobbiamo ai romani e mi sembra che questo tavolo lo abbia garantito a più livelli", aveva aggiunto la prima cittadina. L'emergenza rifiuti era stata al centro di una riunione del M5s con Di Maio, Costa e Raggi. La tax force messa su da tutto questa ambaradan di personaggi politici avrebbe dovuto risolvere il problema degli aromi irrisolti che appestano il ponentino romano. Tutto bene e tutti al loro posto di comando per guidare la macchia dell’immondezza? Non sia mai. Il generale di Brigata, Silvio Monti, messo a capo del dipartimento Ambiente ha subito segnato il passo, ha svelato il Messaggero.

La tax force ha perso un uomo

La tax force ha perso quasi subito un suo pezzo da novanta, cioè uno dei cinque ufficiali presi “in prestito” dal Ministero della Difesa dalla Raggi per risolvere il problema. Perché va via Monti? “Motivi personali che non mi consentono di proseguire”, ha scritto il generale nella lettera di dimissioni. «Non voglio fare polemiche», la risposta a chi l’ha contattato per sapere. Si dice che al soldato non è piaciuto il clima trovato a Palazzo Senatorio. Non è stato sostituito. Viste le albe (e i tramonti), è ancora attuale il contenuto dell’ultima intervista rilasciata da Ignazio Marino. Sulla questione dei rifiuti della Capitale – aveva detto il chirurgo nel corso di una conversazione con Radio Roma Capitale - "io non so quale pensiero guidi, se c'è un pensiero, chi governa oggi Roma, ma certamente tutte le giunte che mi hanno preceduto hanno conservato una situazione in un cui l'unica soluzione per gestire i rifiuti era la grande buca di Malagrotta, con tutti gli interessi perseguiti dai privati. Noi in 90 giorni chiudemmo quella discarica che per motivi igienico-sanitari ed ambientali andava chiusa nel 2007, come aveva chiesto l'UE. Lo facemmo predisponendo un piano molto articolato che prevedeva la realizzazione di alcuni eco distretti dotati di bio digestori destinati ad utilizzare l'umido, trasformando il rifiuto in ricchezza, perchè con gli scarti alimentari sarebbe stato prodotto gas".

Le perplessità di Ignazio Marino

Il progetto aveva un senso. "Tutto questo venne cancellato in maniera incomprensibile dalle amministrazioni straordinarie e ordinarie che sono seguite alla mia esperienza. Sorprende che sia stato cancellato quel nostro piano, soprattutto perchè è stato cancellato senza proporre altro", ha affermato Marino. Quanto alla raccolta differenziata durante il suo mandato, "siamo passati dal 31% al 44% in poco meno di 28 mesi, un'accelerazione incredibile che ci ha portato ai livelli delle maggiori città europee. Dopo di noi però si è tutto fermato e oggi, infatti, il dato è ancora intorno al 44-45%. Ciò significa - ha aggiunto l’ex sindaco - che non solo non c'è stato impegno nel fare impianti ma neppure nel continuare il percorso virtuoso che iniziammo".  Un sassolino va levato dalla scarpa. "Oggi sorrido al fatto che con i soldi che davamo ai privati per l'utilizzo settimanale di un tritovagliatore io feci acquistare un tritovagliatore pubblico che venne definito dai Partiti e dai media ‘il giocattolo di Marino’. Il M5S disse che non lo avrebbe mai utilizzato e invece oggi lo usa a pieno regime per far fronte all’emergenza “. "Forse andrebbero seguiti anche gli altri progetti che disegnammo e che sono facilmente reperibili nei cassetti del Campidoglio”. L'ex primo cittadino ha poi ricordato il progetto messo appunto insieme ad Acea "di eseguire un ristrutturazione generale, un ammodernamento di alcuni inceneritori che esistono e sono di proprietà di Acea. Anche questo progetto venne incredibilmente impedito e non è stato più ripreso".