[Il retroscena] - Tutta la verità sui tempi del Ponte Morandi: ecco quando verrà ricostruito

Il D Day in cui il ponte sul Polcevera che sostituirà il Morandi sarà percorribile dalle prime automobili è ancora indefinito, avvolto in una serie di variabili che aumentano di giorno in giorno e che rendono assolutamente imprevedibile il periodo esatto della fine dei lavori

[Il retroscena] - Tutta la verità sui tempi del Ponte Morandi: ecco quando verrà ricostruito

Regalo di Natale 2019, nell’uovo di Pasqua 2020, oppure più avanti, in una data imprecisata e in quanto tale più preoccupante?

Il D Day in cui il ponte sul Polcevera che sostituirà il Morandi sarà percorribile dalle prime automobili è ancora indefinito, avvolto in una serie di variabili che aumentano di giorno in giorno e che rendono assolutamente imprevedibile il periodo esatto della fine dei lavori.

A favore della realizzazione veloce del Ponte ci sono una serie di circostanze: su tutte la volontà del sindaco di Genova e commissario per la demolizione e la ricostruzione Marco Bucci. La legge che istituisce il suo ruolo gli dà poteri (quasi) assoluti e con un pragmatico decisionista come il primo cittadino genovese, questo è certamente un punto a favore.

Bucci è un folle erasmiano, che vede sempre oltre con gli occhiali rosa dell’ottimismo: “Lo sapete, per me il bicchiere è sempre mezzo pieno”. Ma l’ottimismo della volontà – due circostanze ottimismo e volontà che sono il punto di forza di Bucci, scritte nel suo codice genetico e cifra stilista del commissario e primo cittadino – si contrappone al pessimismo della ragione e ai problemi quotidiani che emergono, che certamente sono indipendenti dalla volontà del sindaco, ma che altrettanto certamente non sono risolvibili con un tratto di penna che li elimina, come se non esistessero.

E così, di fronte alle indiscrezioni che parlano di otto mesi o addirittura un anno di ritardi nei lavori di demolizione del Ponte, Bucci minimizza dicendo agli amici che spera che il ritardo sia solo di un mese.

Ma è anche serio e realista, respingendo a modo suo le domande sulle date e sul rischio che l’esplosivo non si usi mai: “Next question”. E chi conosce Bucci sa che, quando usa l’inglese, il problema è davvero serio. Il sindaco di Genova ha vissuto anni in America, dove è stato al vertice di una multinazionale del biomedicale come Carestream, l’erede delle lastre di Kodak e quindi le sue parole vanno misurate anche a seconda dell’uso di una o dell’altra delle tre lingue che frequenta abitualmente: italiano, anglo-americano o slang genovese.

Spiega il commissario: “Quando dico una data, cerco sempre di dirla sulla base di circostanze reali e di elementi oggettivi, non di rumors”.

E, questa volta, elementi oggettivi non ce ne sono. Il piano delle demolizioni del consorzio che ha in prima fila le imprese Omini e Fagioli sta procedendo benissimo e lo smontaggio delle prime pile di ciò che restava del Morandi è stato un capolavoro di tempistica e anche ingegneristico. Ma era previsto che alcune pile venissero demolite con l’esplosivo e, invece, al momento, ciò non è ancora avvenuto. E chissà se mai avverrà.

I comitati dei cittadini che abitano nelle zone a ridosso del Ponte, in particolare quelli di Certosa, hanno fatto notare che nel Ponte crollato era stato usato l’amianto, sostanza “normalissima” negli anni Cinquanta e Sessanta, quando ogni bimbo “grattava” dalla tavoletta a fianco del forno della mamma, messo lì proprio per evitare ustioni. Ma, nel frattempo, ovviamente, si è scoperto che l’amianto è un terribile cancerogeno e quindi l’idea che polveri di amianto si diffondano nell’aria dopo le esplosioni ha terrorizzato gli abitanti, anche se finora le analisi hanno rilevato nei detriti del Ponte solo tracce assolutamente compatibili con i livelli imposti per legge.

Fra l’altro, a Genova c’è la fortuna che tutti remano dalla stessa parte, senza talebanismi, ma ovviamente rispettosi di ogni virgola legislativa: dall’assessorato regionale all’Ambiente guidato da Giacomo Raul Giampedrone, totiano doc, al direttore generale dell’Arpal, l’agenzia dei controlli regionali, Carlo Emanuele Pepe, fino al direttore scientifico della stessa Arpal Stefano Maggiolo, che mangia pane, controlli e rispetto delle normative.

E, su tutti, la Procura della Repubblica. Se c’è uno che vuole più di tutti un Ponte bello e nuovo è il procuratore capo Francesco Cozzi, innamorato della sua città e con lo spirito da paladino del bene pubblico, fin da quando, giovanissimo, fu un “angelo del fango” nella prima alluvione di Genova.

Ma certo Cozzi non vuole il Ponte veloce contro le leggi: “Le priorità – spiega quasi tautologicamente, ma con la chiarezza della Giustizia con la G maiuscola – sono la tutela della salute pubblica e l’inchiesta per accertare le responsabilità del crollo”. Poi, certo, viene il nuovo Ponte. Che è importante non solo per Genova, ma per tutta l’Italia: su quel viadotto, prima del 14 agosto, passava più del 2 per cento dell’intero PIL nazionale.

Detto questo è vero che, finora, il lavoro delle istituzioni locali – dal Comune di Bucci alla Regione di Giovanni Toti, passando per l’Autorità Portuale guidata da Paolo Emilio Signorini e per il grande impegno a livello romano del viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Edoardo Rixi, che ha Genova nel cuore, fino alla Camera di commercio e ai privati e alla stessa Procura – è stato ottimo, l’immagine di un Paese e di una comunità che sa rialzarsi e che diventa grande nelle difficoltà.

E, paradossalmente, oggi, la viabilità è più veloce di quella che c’era con il Morandi: l’apertura della “strada della Superba” che attraversa le acciaierie Ilva di Cornigliano per i camion; il nuovo ponte rosso all’uscita di Genova Aeroporto; la strada a mare intitolata a Guido Rossa che è una sorta di autostrada cittadina; Lungomare Canepa a Sampierdarena che ha moltiplicato le corsie e poi la Sopraelevata “strada Aldo Moro”, come in un percorso toponomastico del ricordo degli anni più drammatici nei luoghi più simbolici.

Però, dal punto di vista viabilistico, tutto questo permette un percorso veloce attraverso le zone sul mare dal Ponente verso il centro cittadino, evitando il lungo tragitto autostradale a monte. E martedì prossimo verrà inaugurato un altro tratto del collegamento fra l’autostrada e la viabilità a mare, due nuovi viadotti indipendenti, a due corsie per senso di marcia, che snellirà ulteriormente il traffico, creando un unico flusso ancora più scorrevole, per di più con quattro mesi di anticipo rispetto ai tempi previsti in un primo tempo.

Insomma, un buon ripiego, che rende meno drammatica la tempistica relativa al Ponte. E quindi quando arriverà il nuovo Ponte? Bucci spiega in modo molto chiaro: “Sulla costruzione non abbiamo particolari dubbi, siamo tranquilli sui tempi”.

Anche perché il nome del progettista che ha dato l’idea, Renzo Piano, e quello dei costruttori, il consorzio “Per Genova” che vede insieme due eccellenze assolute italiane nei rispettivi settori come Salini Impregilo e Fincantieri, con il ponte modellato sullo scafo di una nave, che è l’assoluto valore aggiunto dell’opera, sono qualcosa in più di una garanzia.

Sono una blindatura, così come la serietà dei manager che se ne occupano, da Giuseppe Bono a Pietro Salini, passando per il direttore generale di Fincantieri Alberto Maestrini che è il numero uno dei lavori ed è quasi un personaggio da dizionario dei sinonimi di “ingegnere”, la serietà fatta persona. Per la demolizione, invece, è ovviamente una “prima volta” e quindi – spiega Bucci – “ci sono delle incognite che ci troviamo davanti e che dobbiamo affrontare man mano”.

L’impressione è che, al di là del volere del commissario, che c’è ed è fortissimo, ci siano concrete possibilità che l’esplosivo non venga mai usato, anche perché eventuali responsabilità sarebbero a carico delle imprese demolitrici, che non hanno alcun interesse a correre particolari rischi rispetto al processo di smontaggio meccanico, in cui fino ad ora hanno dimostrato di essere straordinarie.

Certo, però, tutto questo è destinato ad allungare i tempi. Se dovesse verificarsi proprio tale scenario, magari non ci vorrebbe l’anno in più paventato dai pessimisti, ma nemmeno il mese vaticinato dagli ottimisti fra cui il sindaco-commissario.

Per il resto, invece, la mappa è tracciata, anzi “Per Genova” (Fincantieri Infrastructure e Salini Impregilo) è addirittura in anticipo sul proprio percorso, come hanno spiegato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono a Valeggio sul Mincio, il giorno dell’inaugurazione dello stabilimento che ha salvato la storica Cordioli, dando continuità a un’eccellenza del settore manifatturiero in Italia.

Insomma, siamo al ribaltamento del classico assunto secondo cui demolire è molto più semplice che ricostruire. Stavolta, ricostruire – anche grazie alle straordinarie professionalità coinvolte – sarà relativamente semplice. Ma demolire è più complesso. Ennesima metafora ribaltata di una storia ribaltata. Quella del Morandi.