"L'Italia riconosca lo Stato di Palestina": l'appello di sindacati e associazioni. Landini: "Cessi subito l'occupazione"

La lettera promossa dalla Rete della Pace e Disarmo e firmata da 50 organismi, tra cui Cgil, Cisl e Uil, chiede che si attivi un cammino verso la pace in cui l'Europa sia protagonista sul solco tracciato dall'Onu

Serve una "pace giusta e duratura" tra Israele e Palestina che passi attraverso due Stati. Per questo l'Italia, l'Ue e la comunità internazionale devono "creare le precondizioni" per l'avvio di un processo di diaologo duraturo, seguito da atti concreti che portino al riconoscimento della sovranità negata. L'esempio da seguire è quello della Svezia e del Vaticano che, già da diversi anni, hanno attribuito allo Stato mediorientale sotto occupazione israeliana la condizione di soggetto di diritto internazionale: è questa la sostanza di una lettera-appello firmata da oltre 50 associazioni e sindacati, tra cui Cgil, Cisl e Uil, spedita direttamente nella cassetta della posta dei maggiori partiti italiani, perché spingano Parlamento e governo a creare il terreno diplomatico che dia il giusto sostegno all'Autorità nazionale palestinese ma anche, dall'altra parte, a Israele. 

Landini: cessi l'occupazione della Palestina

E non è tutto. La premessa necessaria perché si ottenga il risultato della pace giusta, infatti, è che "cessi l'occupazione israeliana sui territori palestinesi. Da questo fatto non si può prescindere", ha detto il segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, intervenendo nel corso di una conferenza stampa online alla quale hanno partecipato i principali firmatari della lettera-appello promossa dalla Rete italiana Pace e Disarmo e sottoscritta anche da Anpi, Arci, Acli, Legambiente e Libera. "Un popolo che vive sotto occupazione non vede prospettiva futura e soffre l'esasperazione degli animi che favoriscono logiche sbagliate rispetto alla soluzione del problema - ha spiegato ancora il segretario -. Aver scritto al Parlamento è imprescindibile perché significa mettere in campo impegno e azione per arrivare allo sblocco politico per l'applicazione delle risoluzioni Onu, riconoscendo la Palestina e aprendo un negoziato".

Anpi: necessari due Paesi in condizioni di parità

"Non basta l'allarme e il dolore per le vittime palestinesi e israeliane che tutti noi abbiamo provato né ci consola il pur sacrosanto sospiro di sollievo per la cessazione delle ostilità: cessati i missili e i bombardamenti serve impedire nuovi missili e nuovi bombardamenti", ha detto il presidente dell'Anpi, Gianfranco Pagliarulo, ribadendo la necessità di riconoscere lo Stato di Palestina "perché ci siano due Paesi in condizione di parità". 

La richiesta quindi va dritta ai principali partiti italiani: serve un processo di pace duraturo. Nella lettera-appello "abbiamo scritto del silenzio mondiale calato sulla questione palestinese: mentre l’Ue taceva o condannava una sola parte, aumentavano le violenze", ha aggiunto Pagliarulo sottolineando la necessità di "regole certe da entrambe le parti che oggi non ci sono". Quello che serve allora è "tornare agli accordi di Oslo del '47, ancora in vigore, che riconoscevano l'esistenza di due popoli in due Stati". Bisogna prendere atto del fatto che "in Israele vige un governo di estrema destra: la colonizzazione nega di fatto esistenza dei palestinesi - ha spiegato ancora il presidente dell'Anpi - e questa è una condizione che va superata". 

"Intimiditi sindacalisti israeliani e palestinesi"

Tra gli interventi anche quello di Anna Rea della Uil che ha posto l'accento sull'importanza del ruolo svolto dai sindacati, sia a livello italiano che europeo, nell'azione finalizzata alla pace in Medioriente e portata avanti insieme alle organizzazioni dei lavoratori palestinesi e israeliani. "La battaglia per la pace e la democrazia è precondizione perché i diritti del lavoro, il lavoro e lo sviluppo siano garantiti - ha detto Rea -. In  Palestina migliaia di palestinesi sono costretti a recarsi a lavorare in Israele", perché il tessuto economico a Gaza e in Cisgiordania è distrutto. "E questo non è giusto: hanno diritto di lavorare nel loro territorio". Violazioni che si aggiungono a violazioni, insomma, su cui " la Ces (Confederazione dei sindacati europea ndr) in queste ore delicate chiede un cambio di passo alle istituzioni italiane ed europee perché si dia ai palestinesi pari dignità".

L'appuntamento a cui rimanda la sindacalista è quello del 3 giugno, "quando si terrà un esecutivo della Ces dove sarà approvata una risoluzione perché tutti i Paesi riconoscano la Palestina e sia riconosciuto l'importante lavoro dei sindacati israeliani e palestinesi - ha spiegato Rea - che la settimana scorsa hanno proclamato con coraggio lo sciopero generale". Attenzione però, aggiunge la sindacalista, perché "l'azione di questi amici non è semplice: le rappresentanze di entrambe le parti hanno infatti subito minacce e intimidazioni". Per questo è importante che gli Stati europei e la stessa Italia promuovano il cambio di passo, "perché la pace in Palestina significa pace in Medioriente e stabilità per la stessa Europa".