Andamento lento, quasi fermo: ormai il riassunto dei lavori parlamentari è molto semplice

In questo limbo che circonda il governo e la sua durata, succede che Camera dei deputati e Senato della Repubblica si riuniscono il meno possibile

Andamento lento, quasi fermo: ormai il riassunto dei lavori parlamentari è molto semplice

In questo limbo che circonda il governo e la sua durata, succede che Camera dei deputati e Senato della Repubblica si riuniscono il meno possibile, generalmente approvano decreti in scadenza, discutono il question time sugli argomenti di attualità, ma senza generalmente aggiungere alcuna notizia in più rispetto a quanto letto sui giornali del giorno prima, e poi votano la fiducia. Difficile che succeda di più.

Tre i seggi scoperti

In più ci si sono messe prima le regionali in Emilia-Romagna e Calabria, domenica ci saranno le suppletive per coprire i tre seggi lasciati scoperti alla Camera dall’ex premier Paolo Gentiloni, eletto nel collegio romano del centro e di Trionfale, nominato commissario Ue alla Camera, con il ministro dell’economia Roberto Gualtieri favorito nella corsa alla successione; e al Senato dalla leghista Donatella Tesei, eletta presidente dell’Umbria, e precedentemente parlamentare del collegio uninominale di Terni e dal pentastellato Franco Ortolani, ordinario di geologia all’Università, padre degli studi sulla Terra dei Fuochi, recentemente scomparso, che era senatore del collegio uninominale di Napoli – San Carlo all’Arena, dove oggi si presenta fra gli altri il giornalista Sandro Ruotolo, espressione di quel “campo largo” che va dal centrosinistra al sindaco di Napoli Luigi De Magistris. E poi si voterà per il referendum costituzionale del 29 marzo, e poi per la Valle d’Aosta e poi per le altre sei Regioni in scadenza (Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Puglia e Campania) e poi, chissà, per le politiche. Insomma, anche per i concomitanti impegni, spesso i lavori dell’aula sono sospesi.

Settimane corte

O le settimane parlamentari sono corte o cortissime. E anche quando le sedute ci sono, di solito funziona così: si apre la seduta, si rinvia per qualche motivo, l’opposizione protesta per il rinvio, si rinvia di nuovo, l’opposizione ri-protesta, il ministro per i Rapporti col Parlamento Federico d’Incà pone la fiducia, Camera e Senato votano la fiducia e ci si rivede la settimana dopo. Funziona sempre così, ma vale la pena di raccontare anche gli ultimissimi giorni.

Voto Milleproroghe

Dove, ad esempio, i deputati sono stati chiamati a votare a Montecitorio il Milleproroghe già lunedì alle 16, ma poi la cortesissima presidente della prima commissione Vittoria Baldino ha chiesto alle 16,15 venti minuti di tempo perché mancavano i bollini della Ragioneria generale dello Stato, poi alle 16,35 non era successo ancora nulla, poi alle 16,50 è ripresa la seduta, ma senza novità apprezzabili, poi alle 17,25 si è votato il rinvio del provvedimento alle commissioni e il rinvio della seduta a martedì. Quindi, martedì è stata posta la questione di fiducia, e il regolamento di Montecitorio – a differenza di quello di Palazzo Madama – prevede che non si possa votare la fiducia prima di 24 ore dal momento in cui viene chiesta. Poi mercoledì si è votato e ieri si è chiusa la settimana con gli ordini del giorno.

Il provvedimento sulle intercettazioni

Al Senato, invece, il provvedimento su cui è passata la settimana è stato quello sulle intercettazioni telefoniche, con un iter che, in qualche modo, ha ricalcato quello del Milleproroghe (oggettivamente molto più difficile da gestire, perché è diventato quasi un esame di riparazione della Legge di Stabilità, quasi una Finanziaria bis). Con il seguente andamento lento, lentissimo, quasi fermo. Martedì inizio della seduta alle 16 e immediata richiesta del presidente della Commissione giustizia di Palazzo Madama, che è il leghista Andrea Ostellari, di un rinvio fino alle 18,30 perché i lavori della Commissione, come riportato passo passo da Tiscali.it, non erano ancora terminati. Poi, alle 18,35 il rinvio al giorno successivo: “La Commissione non è ancora pronta”. Mercoledì nuovo round, con l’attesa del parere della Commissione fino alle 17,01, un primo rinvio alle 18,05, un’ulteriore richiesta di rinvio fino alle 19 e poi alle 19,14 la ripresa dei lavori con il povero Ostellari – del tutto incolpevole della paradossale situazione – che ha alzato bandiera bianca annunciando che il provvedimento sulla disciplina delle intercettazioni sarebbe andato in aula a Palazzo Madama senza relatore e senza relazione (capita raramente, ma non era una novità assoluta), finchè poi il governo ha annunciato la richiesta di fiducia e il successivo voto ha posto fine all’agonia parlamentare di questa legge.

Andamento lento

Ma in tutto questo c’è un ulteriore rinvio, che è quello delle votazioni di Camera e Senato per l’elezione dei nuovi membri del Garante per la protezione dei dati personali e per l’Agcom, l’Authority che si occupa di telecomunicazioni. Anche in questo caso, in assenza di un accordo per chi votare, i presidenti di turno di Montecitorio e Palazzo Madama hanno annunciato che le votazioni sono rinviate. Se ne riparla il mese prossimo. In un Parlamento che si riunisce solo per decidere di rinviare, metafora della situazione italiana oggi.