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[Esclusiva] Il figlio di Roberto Rossellini: "Le Brigate Rosse provarono ad uccidermi. Aldo Moro e mio padre erano amici"

"A Rebibbia Maccari mi disse che mi aveva dovuto pedinare per 2 mesi perché incaricato di farmi un attentato"

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   
Renzo Rossellini. A destra, il ritrovamento del corpo senza vita di Moro, in via delle Botteghe Oscure, il 9 maggio 1978
Renzo Rossellini. A destra, il ritrovamento del corpo senza vita di Moro, in via delle Botteghe Oscure, il 9 maggio 1978

Parlando con un vecchio amico, Renzo Rossellini, figlio del grande regista Roberto, con cui condivisi, negli anni Settanta la nascita di Radio città futura (Rcf), una radio militante della sinistra che fu anche al centro di un attacco terroristico dei NAR di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, riaffiora un episodio che non è mai stato svelato.  Le Brigate rosse volevano uccidere Renzo Rossellini.

Renzo Rossellini, come lo venisti a sapere?
"Creai RCF anche per contrastare lo sbandamento di tanti compagni verso la lotta armata. Speravo che dandogli voce preferissero parlare che sparare e, con altri compagni ci siamo convinti che le BR fossero infiltrate dai Servizi Deviati, e rientrassero ancora dentro lo schema della Stategia della Tensione".

E perché le Br avrebbero dovuto ucciderti?
"Anni dopo, per avere  informazioni sulla carcerazione di Aldo Moro chiesi un permesso per andare alla biblioteca del carcere romano di Rebibbia, che sapevo essere gestita da un collettivo di cui faceva parte Germano Maccari che era stato un carceriere, il quarto uomo, di Aldo Moro. A Rebibbia Maccari mi disse che mi aveva dovuto pedinare per 2 mesi perché incaricato di farmi un attentato. Ma siccome vide che mi toccavo frequentemente la vita capì che c'era qualcosa di strano e scoprì che ero armato".

Un militante della sinistra rivoluzionaria armato? Un paraterrorista? O armato per legittima difesa?
"In effetti la Digos della questura di Roma, dopo 2 attentati dei NAR a Radio città futura, mi diede un porto d'armi. Io portavo una pistola non in una fondina ma nella cinta ed avevo paura che mi scivolasse via. Maccari mi raccontò che fatta la relazione alla colonna romana
delle BR, scoperto che ero armato, desistettero dall'attentato".

Come è possibile? le br che in pochi minuti assaltarono l'auto e la scorta armata di Aldo Moro, uccidendo tutti i poliziotti, desistettero perché tu eri armato?
"Maccari mi disse una frase che ricordo molto bene: "Prima che un poliziotto reagiva noi l'avevamo già colpito, ma un compagno armato poteva farci del male. E noi non volevamo rischiare”. Dopo quell'incontro con Maccari partii subito per gli Stati Uniti, quando tornai seppi che MAccari era morto in carcere".

Di cosa ti accusavano le Brigate Rosse?
"Non era un mistero che ritenessi le Br infiltrate dai Servizi e legate al blocco dei Paesi dell'Est. Ricordo che un compagno palestinese mi raccontò che nel campo di addestramento di Karlovy Vary, creato dal KGB, nella Repubblica Ceca, aveva conosciuto compagni delle BR che si stavano preparando per azioni terroristiche urbane. Mi raccontò anche che il campo di Karlovy Vary era attrezzato come un teatro di posa cinematografico e che dei tecnici ricostruivano esterni ed interni simili al teato dell'azione terroristica. Il sapere che le BR si addestrassero in un campo militare del KGB mi fece fare molte domande e provai a dare risposte?".

Già in una intervista al Fatto, l'anno scorso, hai sollevato il tema della infiltrazione delle Br.
"Per la verità l'ho sollevata svariate volte alla Commissione parlamentare che ha indagato sul sequestro e la morte di Aldo Moro. Ancora oggi ne sono convinto nonostante che a quarant'anni dai fatti nessun pentito o dissociato, nessuna indagine della Procura di Roma abbia accertato appunto i rapporti tra le Brigate rosse e le entità straniere. I servizi segreti russi e cechi".

In quegli anni hai conosciuto Aldo Moro, a casa di tuo padre...
"Ho conosciuto Aldo Moro a casa di mio padre. Erano amici. Quando mio padre morì il 3 giugno 1977 Aldo Moro venne al suo funerale e per farmi le condoglianze si volle appartare con me e parlarmi di mio padre e del suo lavoro, riconoscendogli il merito di avere, con "Roma Città aperta",  contribuito a dare nel mondo un'immagine diversa dell'Italia. E che con due martiri antifascisti, un partigiano comunista ed un parroco prefirigurava il compromesso storico".

Quarantacinque minuti prima di via Fani una ascoltatrice di Rcf disse di averti sentito anticipare che quel giorno sarebbe accaduto un evento eclatante. In una intervista dell'ottobre del 1978 a un quotidiano francese confermasti questa tua analisi quella mattina. Fosti preveggente o qualcuno ti informò prima?
"Io aprivo la Radio ogni mattina con una rassegna stampa, i compagni non si svegliavano o non erano così disciplinati da farlo. Quel 18 marzo 1978 si votava in Parlamento un governo con l'astensione del PCI, di fatto nella maggioranza. La mia analisi rifletteva il fatto che le BR erano state sempre presenti in campagne elettorali od altri eventi politici con loro azioni terroristiche e dissi che ci saremmo potuti aspettare un'azione tertoristica. Non nominai mai Aldo Moro ma un'ascoltatrice disse di avermi sentito dire "Oggi le BR rapiranno Aldo Moro" . Da qui l'equivoco per il quale sono stato ascoltato da tutte le commissioni Moro. RCF era registrata 24 ore su 24 dal Viminale e dalla Digos e nella registrazione non nomino mai Aldo Moro".

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   

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