Indagati Matteo Renzi e Lucio Presta per finanziamento illecito ai partiti e reati fiscali

Troppo alto il compenso percepito da leader di Italia Viva per il documentario "Firenze secondo me". Al manager dello spettacolo contestata l'evasione dell'Iva

Lucio Presta con Matteo Renzi
Lucio Presta con Matteo Renzi
TiscaliNews

Finanziamento illecito ai partiti. Con questa ipotesi di reato, il leader di Italia Viva Matteo Renzi e il manager e agente di artisti Lucio Presta sono indagati dalla Procura di Roma. Sotto la lente del pm c'è il documentario tv Firenze secondo me, realizzato da Matteo Renzi con la produzione di Arcobaleno 3 di Presta (indagato anche il figlio Niccolò), poi venduto a Discovery Channel. Ma Renzi per questo lavoro era stato pagato 454 mila euro, mentre Presta ne aveva incassati 20 mila. Gli inquirenti ipotizzano che dietro quel compenso così alto si possa nascondere un finanziamento illecito diretto al leader di Iv. A Presta viene contestato anche il reato di frode fiscale a causa di una serie di "prestazioni mai effettuate" con cui avrebbe evitato di pagare l'Iva dovuta. 

La segnalazione dell'antiriciclaggio

L'apertura dell'inchiesta e delle indagini è dovuta alla segnalazione da parte dell'ufficio antiriciclaggio di Bankitalia. L'ipotesi degli inquirenti è che parte di quel denaro percepito per il documentario Firenze secondo me sia servito a Renzi per restituire parte del prestito da 700 mila euro, ricevuto a suo tempo da Anna Picchioni, vedova dell'imprenditore Egiziano Maestrelli, per l'acquisto della villa di Firenze, 285 metri quadri costati 1 milione e 350 mila euro in cui oggi Renzi vive con la sua famiglia. Il leader di Iv si difende dicendo che quella compravendita è stata regolata con i suoi introiti da conferenziere internazionale. Ma la cifra ricevuta ha insospettito la Procura, che segue la pista del finanziamento da parte di Presta a Renzi. 

L'ombra delle fatture false: l'altra inchiesta

Ma a quanto pare non è l'unica inchiesta di cui l'ex presidente del Consiglio è protagonista. Matteo Renzi è indagato anche dalla procura di Firenze per emissione di fatture per operazioni inesistenti in relazione al compenso ricevuto per una conferenza ad Abu Dhabi. È lui stesso Renzi a darne notizia nel suo libro Controcorrente. Secondo quanto appreso poi da fonti investigative, Renzi sarebbe indagato in concorso con Carlo Torino, titolare di una società di Portici (Napoli), la Carlo Torino e associati, che avrebbe fatto da tramite per la ricezione del compenso. L'inchiesta sarebbe nata a seguito di una segnalazione della Uif, l'Unità di prevenzione antiriciclaggio, che avrebbe indicato movimenti di denaro poco chiari sul conto corrente della società del Napoletano.

E' proprio dalla procura di Firenze, ovvero dall'inchiesta sulla fondazione Open, che sarebbero partiti gli accertamenti da cui è nato il fascicolo della procura di Roma per finanziamento illecito che vede indagati Renzi e Lucio Presta.

Renzi su Facebook: "Non mi fanno paura"

"Non ho avuto paura di andare contro tutti per cambiare un governo, pensate che mi possano far paura con qualche velato avvertimento, con qualche avviso di garanzia a mezzo stampa in un determinato giorno?", dice Renzi in un video postato su Facebook a proposito dell'avviso di garanzia. Per l'ex premier "sono casualità che si ripetono... Quando ho presentato l'altro libro, hanno arrestato i miei genitori, oggi si sono limitati a un avviso di garanzia... Ma non c'è nulla da ridere. Con serenità vado avanti con più decisione di prima, a testa alta, perché tutto quello che ci riguarda è trasparente, tracciato, bonificato, lecito e legittimo".

"Non ho nulla da nascondere o di cui vergognarmi - insiste l'ex premier -. Buon lavoro ai magistrati, siamo a disposizione se ci chiameranno a dare le risposte di cui hanno bisogno, buon lavoro alla stampa, ma anche e soprattutto a chi non si lascia fermare. Io non ho paura di nessuno e di niente. Abbiamo mandato a casa un governo perché le cose non funzionavano, lo rifarei oggi. Se qualcuno pensa che mi passi il sorriso, non mi conosce. Certo che mi amareggia per le persone coinvolte, che ci siano certi fenomeni, ma c'è la assoluta consapevolezza non solo di non aver fatto nulla di illegale, ma anche del fatto che la battaglia che stiamo facendo è una battaglia giusta. Controcorrente, con più forza di prima".