"Renzi e le minacce della sua scorta al giornalista del Corriere". De Bortoli: "Lo avesse fatto Berlusconi saremmo tutti insorti"

L'evento, raccontato nel libro "Poteri forti (o quasi)" risale alle vacanze estive del 2014

'Renzi e le minacce della sua scorta al giornalista del Corriere'. De Bortoli: 'Lo avesse fatto Berlusconi saremmo tutti insorti'
TiscaliNews

Autobiografia e allo stesso tempo saggio. Poteri forti (o quasi), il primo libro di Ferruccio de Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, non è ancora disponibile nelle librerie ma già promette di animare il dibattito politico italiano. Edito da La nave di Teseo, racconta gli ultimi 40 anni della nostra storia. Ma è sui riferimenti legati alla stretta attualità che il testo andrebbe analizzato. De Bortoli, oggi presidente della Longanesi, racconta il viaggio politico di Renzi, considerato da molti, scrive lo stesso giornalista sulle pagine de Il Giornale, “l’espressione della modernità, il coraggio della rottura, seppure già allora con qualche uscita temeraria e un solipsistico complesso del potere personale”. De Bortoli si rammarica di non esser riuscito a instaurare un buon rapporto con l’ex premier. “Non escludo di aver avuto qualche colpa personale – spiega -. Avrei dovuto chiamarlo, chiedergli un incontro (cosa che feci in seguito, quando era già segretario del Pd, ma non fu mai possibile). Avendolo definito un ‘maleducato di talento’, devo ammettere che un po' maleducato con lui sono stato anch'io”.

De Bortoli: "Sono stato scortese con Renzi, ma anche con Boschi"

“Un giorno arrivò in via Solferino - racconta l’ex direttore -, era il 22 novembre 2012, per essere intervistato dal Corriere.it. C'erano le primarie che avrebbe perso al ballottaggio con Bersani. Io non sapevo che sarebbe arrivato. Mi avvisarono solo all'ultimo momento. E, nella preoccupazione di non far tardi al mio appuntamento, parlai con lui solo qualche minuto nel corridoio. Un po' in fretta, lo riconosco. Avrei dovuto invitarlo nella mia stanza e trattarlo con maggior riguardo. Con Renzi c'era Maria Elena Boschi. Sono stato scortese anche con lei”.

Renzi e le minacce della sua scorta al giornalista del Corriere

Nel libro Poteri forti (o quasi) De Bortoli racconta un episodio che, probabilmente più di altri, lo lasciò di stucco. Un episodio, risalente alle brevi vacanze estive che l’allora premier si concesse in un albergo di Forte dei Marmi nell’agosto del 2014, e che ha visto coinvolto Marco Galluzzo, giornalista del Corriere della Sera che seguiva Renzi “con professionalità e rispetto”. “Il collega Marco Galluzzo - racconta De Bortoli sulle pagine del suo libro - prese una stanza nello stesso albergo. Niente di male. L'albergo era aperto a tutti. Non riservato solo a lui. Il messaggio del presidente, particolarmente piccato, lamentava una violazione inaccettabile della sua privacy. Aveva incontrato Galluzzo nella hall e il collega lo aveva salutato. Io stavo al mare, in Liguria. Galluzzo mi chiamò al telefono per spiegarmi di essere stato avvicinato dalla scorta del premier che gli aveva intimato di lasciare subito l'albergo”.

De Bortoli riporta le parole del collega

“Mi avvicinai al tavolo del ristorante dove cenava, nella terrazza dell'albergo, con la moglie e i figli. Mi fu possibile solo salutarlo e per un attimo stringergli la mano, poi cominciò a gridare, lasciando di stucco i tavoli degli altri ospiti, gruppi francesi, tedeschi e russi. E anche Agnese, che mi rivolse uno sguardo di comprensione, quasi di vergogna. Gridava talmente forte, inveendo contro il Corriere che invadeva la sua privacy, che la scorta accorse come se lui fosse in pericolo. Venni anche strattonato. Dovetti alzare la voce per dire al caposcorta di non permettersi. Lui reagì minacciandomi. Mi disse che tutta la mia giornata era stata monitorata, dal momento in cui avevo prenotato una camera nello stesso albergo, e che di me sapevano tutto, anche con sgradevoli riferimenti, millantati o meno conta poco, alla mia vita privata”. Inevitabile ipotizzare cosa sarebbe successo in Italia se una vicenda del genere avesse avuto come protagonista Silvio Berlusconi. “Saremmo tutti insorti”.